A.Affinita www.megalithic.it (relitto a largo di ponza)A.Affinita www.megalithic.it
ProfonditA�: -26 metri
Imbarcazione appartenente ad una particolare tipologia di nave da trasporto, la�� L.S.T. (landing ship tank) fu progettata per consentire la�� imbarco e lo sbarco di truppe , mezzi e materiali direttamente dalle spiagge, tramite un portellone anteriore e un sistema di zavorra variabile che, oltre a dare stabilitA� al mezzo in navigazione, ne diminuiva il pescaggio in prossimitA� delle spiagge per favorire le operazioni
A.Affinita www.megalithic.it
La�� LST 349 partecipA? direttamente alla�� Operazione Shingle sbarcando truppe e materiali sulle spiagge di Nettuno; successivamente venne destinata al trasporto di rifornimenti e truppe tra la base di Napoli e il fronte, in quel periodo posizionato ad Anzio.
Il 25 febbraio del 1944, di ritorno da questo porto, carica di automezzi, militari e prigionieri venne sorpresa da condizioni meteorologiche avverse che consigliarono il comandante a riparare a ridosso della�� isola di Ponza per riprendere il viaggio il giorno seguente.
A.Affinita www.megalithic.it
Alle 5,30 del mattino perA? le condizioni peggiorarono decisamente ed il mare in tempesta trascinA? la��imbarcazione verso le rocce di Punta Papa con le ancore che aravano sul fondo sabbioso. La tardiva accensione dei motori non riuscA� ad evitare la tragedia, la nave urtA? contro le rocce, le tubazioni del gasolio si ruppero ed i motori si spensero condannandola inesorabilmente. Iniziarono le operazioni di abbandono rese difficili dalle condizioni del mare e dalla distanza degli scogli dalla spiaggia;
A.Affinita www.megalithic.it
la guarnigione inglese di stanza sulla�� isola e la popolazione civile si prodigarono nel tentativo di salvare i superstiti aggrappati alle rocce, utilizzando delle cime a mA? di teleferica.
A.Affinita www.megalithic.it
Una�� esplosione nelle stive accelerA? la��affondamento finchA? la�� imbarcazione si spezzA? in due tronconi con alcuni membri della�� equipaggio che da centro nave ancora cercavano di allontanarsi a bordo delle zattere di salvataggio.
A.Affinita www.megalithic.it
Nei giorni successivi al naufragio, il mare restituA� i corpi di diversi marinai e prigionieri morti che vennero sepolti in un cimitero appositamente creato sulla�� isola.
Veloci dritti al cuore della city, London town, e fast ci inseriamo in un pulman dritti verso Victoria Station, incredibile come sempre, ogni capitale europea esprime una forza unica, una cittA� Londra metropoli come la immaginate ancora autobus rossi e strade a misure d’uomo al centro.
p.ruggeri www.megalithic.it
I taxi storici e tante altre icone vecchie e nuove in un breve resoconto: prendendo il Tamigi come riferimento abbiamo toccato il cuore della cittA� purtroppo senza riuscire a raggiungere Temple church, sulla linea del tempio dove si trovava in esposizione la magna carta di inghilterra. Una parata militare cittadina per rinnovare l’impegno al sindaco che si ripete dal 1535 “Lord Mayor’s” A�ci ha ostruito il passaggio fino a quando raggiungendoli, i cancelli erano chiusi.
p.ruggeri www.megalithic.it
Ma non ci siamo fatti sfuggire nemmeno per un attimo l’obelisco di Cleopatra…il Big Ban e tante altre immagini che raccontano la Londra di oggi…il pin primis abbiamo scorto alcune pale eoliche sulla principale per la city, poi dritti al cuore della cittA� incrociando per la Tower of london, A�un contrasto forte tra palazzi eccezionali e vedute mozzafiato sul tamigi.
p.ruggeri www.megalithic.it (Tower of London)
Palazzi di vetro sulle sponde del fiume suggestivi e pieni di colore e riflessi.
p.ruggeri www.megalithic.it (West Minster)
Siamo giunti presso l’abazia di westminister e abbiamo intravisto le tipiche architetture londinesi.
Dopo aver toccato con lo sguardo i tetti e le guglie dei maestosi palazzi e delle abazie, rimane davvero palpabile nell’impronta architettonica delle strutture di un periodo storico in cui si resero parenti le cittA� di Parigi e Londra, forse per le chiese e i palazzi di governo, ma sopratutto perche il medio evo sembra ancora riecheggiare in entrambe le cittA� cosa che le avvicina fra loro e le distanzia da noi italiani.
p.ruggeri www.megalithic.it
Lo stile romanico si intreccia con il gotico e le facciate sono incredibilmente elaborate, gli scalpellini di ogni epoca non hanno mai saputo fare meglio….come nel quartiere temple chiamato cosA� perchA? sede del tempio di Salomone di Londra.
p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it (la sfinge alla base dell’obelisco… nella sera del dopo attentato a parigi)
Proprio a due passi il giorno dopo ho visitato l’obelisco di Cleopatra ..
Sempre sul Tamigi che fa una curva nel tracciato cittadino e A� viene continuamente attraversata da piccoli bus acquatici.
Una piacevole sorpresa l’occasione della foto con le sfingi a fare da profilo allo sfondo sulla cittA� uno sguardo di un altro tempo, cosA� come a dimostrare la somiglianza delle capitali dell’occidente alle capitali dell’egitto, ma questo A? un argomento che vi consiglio di approfondire sul libro Talisman di Graham Hancok,
p.ruggeri www.megalithic.it ago di cleopatra londra
infatti in una stupefacente ricostruzione storica basata sulla architettura ancora visibile faccia da collante per tutte le capitali europee che sono attraversate da fiumi e che sono disegnate secondo un preciso disegno di base urbanistico che ricalca il passaggio, attraversamento del dio sole sul nilo, ossia la via lattea, il disegno dei riti egiziani e ben descritto nel libro dove potrete approfondire ulteriormente.
p.ruggeri www.megalithic.it
resta poi da narrare brevemente la storia dell’ago che accomuna anche a maggior riprova di quanto appena detto la cittA� inglese alla capitale di Washington (cliccando a questo indirizzo: A�https://it.wikipedia.org/wiki/Ago_di_Cleopatra).
p.ruggeri www.megalithic.it
Scende intanto la magica notte su questa splendida cittA� e le luci si rispecchiano sul fiume,
p.ruggeri www.megalithic.it
abbiamo dato un occhiata al london tower seguendo il magico intreccio tra la londra dello schekspeer theater e finalmente abbiamo raggiunto la cattedrale di St. Paul.
p.ruggeri www.megalithic.it
esempio della somiglianza con il palazzo della casa bianca A? nella cupola eccezionale esempio che verrA� completamente ripreso dagli architetti del successivo periodo in cui si creava l’idea degli stati uniti d’america.
p.ruggeri www.megalithic.it
Ancora una volta la linea della storia ci fa sentire accomunati da stili e ragioni geometriche che dimostrano le conoscenze costruttive dell’uomo.
p.ruggeri www.megalithic.it
Comunque il viaggio vale sempre la pena, ed oggi si puA? fare con poco tempo Londra A? bellissima e come Parigi e Washington , di seguito alcuni scatti per voi.
p.ruggeri www.megalithic.it (Talamello)p.ruggeri www.megalithic.it (rocca di San Leo)p.ruggeri wwwmegalithic.it (talamello )
Sede di importanti iniziative di valorizzazione di prodotti tipici, a Novembre Talamello diventa la capitale del formaggio di fossa: caciotta, tipica della zona, che viene fatta riposare e maturare 3 mesi in fosse ottenute nel banco di roccia arenaria su cui A? fondato il paese stesso (il nome infatti deriva da thalamos, cioea�� grotte, abitazione) prendendo il nome di La��Ambra di Talamello (cosA� “battezzata” dal poeta Tonino Guerra), considerati gli odori e i sapori con cui si arricchisce. Questa usanza di mettere il formaggio nelle fosse non nasce con intento culinario: tutto il procedimento pare risalga al medioevo quando gli allevatori della zona dovevano nascondere i formaggi ai predoni e ai ladri; o piua�� semplicemente era necessario che li conservassero per un periodo piua�� lungo senza che questi seccassero eccessivamente.
SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
foto su google immagini santuario talamello santissimo crocifisso
Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino. IL CROCIFISSO Fra le opere di pittura medievale, il crocifisso di Talamello A? certo fra le piA? conosciute del nostro Montefeltro, oltre ad essere fra le immagini religiose una delle piA? antiche e senza��altro fra le piA? venerate. Prova di questa devozione popolare A? il gran numero di fedeli che da tutta la Diocesi ogni anno arrivano al Santuario di Talamello, in occasione della a�?Festa del Crocifissoa�? che si celebra il lunedA� di Pentecoste. CosA� come lo vediamo oggi, il dipinto A? frutto della��ultimo intervento di restauro effettuato nel 1995 in concomitanza con la mostra organizzata dal Meeting di Rimini dedicata alla Pittura riminese del Trecento
tratto da google immagini talamello interno chiesa santissimo crocifisso
, che ha restituito una��opera di grande valore artistico. 21 Nel Santuario del Santissimo Crocifisso, di origine seicentesca, nella piazza principale del borgo talamellese, A? custodito un prezioso crocifisso dipinto; si tratta di una��immagine del Crocifisso di Giotto che fu trasferita dal Poggiolo a Talamello nel 1870. Emanuele e Rossella – 18 luglio 2015 1 23 Il bellissimo Crocifisso A? un dipinto su tavola attribuito per un lungo periodo a Giotto ma fatto risalire successivamente ad un suo allievo, Giovanni da Rimini nel XIV secolo.
Caratterizzato da forme potentemente rilevate dal chiaroscuro, presenta nei lobi le figure del Cristo giudice, in alto, e ai lati quelle della Maddalena e di San Giovanni Evangelista.
Ea�� una�� opera importantissima per comprendere lo sviluppo della cosiddetta Scuola giottesca. Si dice che la��immagine sia miracolosa: piA? volte si rese protagonista di guarigioni inspiegabili e miracolose. Da sempre oggetto di devozione, essa era custodita un tempo nella Chiesa del Poggiolo. Qui i fedeli si rivolgevano per aiuto alla figura del Redentore, come ad esempio nel 1854, quando la��incendio divampato nella miniera di zolfo della vicina Perticara sembrava indomabile o quando, nella��anno successivo, il colera stava uccidendo la popolazione. In epoche successive, il Crocifisso guarA� miracolosamente molti ammalati che a lui rivolsero le loro preghiere fiduciose. Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino.
Talamello, cuore del Montefeltro, A? noto anche come patria del musicista-musicologo Amintore Galli, autore dell’Inno dei Lavoratori.
TALAMELLO, come per miracolo collocato su una pittoresca appendice del Monte Aquilone, sorge su uno sperone di roccia, sulla sponda sinistra del fiume Marecchia ed A? un antico borgo ricco di storia antica.
Di origine anteriore al IX secolo appartenne come Feudo alla chiesa Feretrana, fu sotto il giogo dei Faggiolani, e dei Malatesta nelle dispute con i Montefeltro e infine sede dei Vescovi da Montefeltro, e del Governatore della Romagna a cui Sigismondo Malatesta venne a chiedere la pace.
Per chi capita in paese A� da��obbligo una sosta alla grande fontana che abbellisce la piazza del paese e la camminata boscosa fino al Pincio, dove, tra castagni, pini e ricco sottobosco, si puA? ammirare tutta la Valmarecchia.
In piazza Garibaldi si segnala Palazzo Rusticucci. A? una delle piA? belle residenze del centro storico. La caratteristica architettonica principale A? la presenza di una merlatura del piano superiore. L’area A? chiamata anche il castello. Il prestigioso patrimonio pittorico di Talamello A? stato, nel 2002, arricchito con la��apertura del Museo-pinacoteca Gualtieri “Lo splendore del reale”, costituito da oltre 40 tele che il pittore di origini talamellesi Fernando Gualtieri ha donato al Comune.
Ringraziamo Rossella Bartoli lasciandovi il link per contattarla
Una citta incredibile, sospesa tra le sue diverse epoche, ricca di storia e di preistoria.
Dalla sua parte bassa chi arriva non puA? non notare i primi santuari che giA� sulla via che la collega conla ss155 perA�Fiuggi o con la casilina, proprio sul ciglio della strada viene accolto dal culto che avvolge l’abitato millenario, proprio sulla pianura la villa di adriano, e poi salendo verso la collina,”arcioni” di tufo che sembrano fare da ingresso,A�alla sommitA� riportandoci in dietro nel tempo tra botteghe ed unaA�vista eccellente sulla storia del luogo che si sta visitando.
Immaginando di risalire la via dei pellegrini della dea fortuna attraversiamo la via che ci fa raggiungere il Palazzo Barberini MuseoA�nazionale di Palestrina.
subito ad accoglierci la splendida ape simbolo della famiglia
rimane impresso sulla chiesa (Santa Rosalia) connessa al complesso edificata proprio dalla famiglia tutt’ora proprietaria in parte dell’edificio piA? recente.
una volta sul luogo ci si accorge dell’incantevole vista del panorama con le sue particolaritA�, infatti si tratta di un luogo abbastanza raroA�in quanto dall’alto della collina ci si accorge che il mare si staglia sull’orizzonte regalando il profilo di una fascia tirrenica di svariati kilometri, a prima vista da Sabaudia ad Anzio, Roma si trova sulla destra (dando le spalle al palazzo), la Valle del Sacco si allunga sulla sinistra, piA? in la vi dirA? della vista mozzafiato dell’acropoli di Prenestae l’attuale S.Pietro.
la struttura che calpestiamo A? la ricostruzione dell’antico tempio della fortuna risalente alla roma repubblicana, una stradina, una porta, la chiesa, il palazzo, e l’ampia terrazzatura e l’orizzonteA�che gli architetti ricostruironoA�con geometrie elleniche A�l’ascensione al tempio.
la ricostruzione e la differenza tra i resti romani e d il palazzo appare rintracciabile al visitatore dall’interno dell’edificio che ci accingiamo a visitare.
Palazzo Barberini si presenta con una hall degna dei palazzi papali romani, incastonato nel vecchio androne dell’edificato romano infatti buona parte delle strutture benchA� ricostruite poggiano tuttora sulla vecchia base romana ….
All’interno si possono trovare molti spunti per approfondimento di curiosi, esistono oggetti che narrano piA? di quanto a prima vista possa risaltare. tornando al palazzo esso mi ha dato l’impressione che chi avesse voluto costruire tale opera fina dall’inizio non puA? non averla orientata.
Mi ha colpito la singolaritA� geografica ed orografica, quasi fosse una strana coincidenza l’allineamento delle mura poligonali chiaramente scorgibili nella zona dell’antica Acropoli di San pietro subito sopra il tempio collegato con l’unica strada che da millenni collega la collina che domina un perimetro avente un raggio unico di visione, vista che servirebbe davvero a controllare il mare cosa da non sottovalutare.
L’insediamento si perde nei tempi esistono oggetti e reperti eccezionali che sono stati trovati nella zona a valle in cui esistevano intere necropoli, secondo gli archeologi manufatti che vengono da tutto il mondo nonostante l’antichitA� dei pezzi e la poca conoscenza del mondo secondo la storia della georafia che ci hanno tramandato da secoli, in particolare segnaliamo la camera adibita del museo agli oggetti femminili e ai preziosi.
il materiale raccolto nel faldone dei piccoli predatori di Tecchiena
Il Lavoro svolto presso il plesso scolastico Egnazio Danti di Tecchiena racconta dello sforzo condiviso tra insegnanti, alunni, team associativo del sito megalithic.it (ass.”civediamoinprovincia”), al fine di realizzare un racconto sulla propria terra di origine, un modo di interazione che aiuta a comprender il valore ed il rispetto con il patrimonio. Beni culturali e paesaggistici sono oggetti giuridici che raccolgono una tradizione culturale di difesa e tutela verso beni collettivi, che deve essere tramandata ai giovani attraverso ogni canale di informazione . I bambini al centro del progetto hanno svolto ogni attività prevista (redazione di un questionario, un racconto, giochi sviluppati per l’apprendimento dell’archeologia) coadiuvati dall’aiuto di volontari dell’associazione e partner del progetto come archeologi,scrittori , fumettisti, registi,e ricercatori, il racconto finale resta impresso nel mondo del web grazie ad un video, un fumetto, pubblicati dall’associazione a testimonianza dei propri ricordi indelebili, unici e territoriali.
I dati:
– circa 10 i membri del corpo docente coinvolto nel progetto
– circa 180 studenti del plesso E.DANTI Tecchiena suddivisi per 3 gruppi diversi;
– 5 appuntamenti totali compresa premiazione con quiz e premi offerti dall’ass. e dallo sponsor CENTRALE DEL LATTE DEL FRUSINATE ;
– grazie all’interazione raccolti piA? di 180 racconti del territorio : leggende, miti, tradizione orale, tradizione religiosa, racconti di episodi storici dei dintorni, etc…)
– Gadgets distribuiti e premi (200 spillette- 20 copie del fumetto- 180 questionari e mappe preistoriche della provincia di Frosinone)
– circa 34 ore totali effettive di lavoro in classe
– più di 16 appuntamenti tra volontari e gruppi di lavoro (tot. gruppi3: …. 2 x classi elementari (5 cla. totali) + 1 x 3 classi medie)
Si ringrazia la Preside, i docenti e tutto il personale della Scuola E.Danti di Tecchiena.
special thanks to: Ilaria Fontana;Stefano Spaziani;Massimiliano Mancini;Ilenia Lungo;Enzo Fontana;Marina Savo;Stefano Alunno Mancini;
alcuni momenti dello svolgimento attivitA� in aula
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba Porta maggiore)
dei suoi resti, citati da diversi studiosi e archeologi ufficiali con datazione pari al IV° sec., VI° sec.dc., non parleremo, soprattutto per il fatto che le ricostruzioni si basano su quanto scrivevano antichi storiografi romani, allontanando ogni dubbio ulteriore per il solo ritrovamento archeologico di antiche monete romane (???)… proprio a due passi dalle sue antiche mura megalitiche e le sue acropoli orientate ai solstizi…
ci soffermeremo infatti sulle sue mura , poligonali, eccezionali, che si innestano sulla roccia e proseguono alte verso il cielo lungo la linea che si collega alla terra verso sud- sud est, visto che per lo più? Norba è posata sulla sommità dell’ultimo promontorio dei monti lepini ed è a strapiombo sulla pianura pontina ed il mar tirreno.
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba )
Queste, sono identiche per molti versi a quelle di Alatri, così come insegna G.Magli, nel suo libro “antiche civiltà megalitiche del lazio”, alla mente resta impressa la maestosa entrata di porta maggiore con la sua torre, mentre lo sguardo si infila carico di curiosità poco prima verso la sinistra, li dove si scorge la posterula voluta dai costruttori, come la gemella della Porta dei Falli di Alatri.
Davvero avere la cognizione, di persona, delle somiglianze tra le mura delle due città è incredibile, lascia perplessi e incuriositi, non fosse altro anche per l’allineamento al solstizio di entrambe le acropoli.
p.ruggeri www.megalithic.it (Ferentino)
Norba e la sua torre della porta maggiore Aè forse l’unicum che rende differente l’entrata dell’acropoli rispetto tutte le altre, le strutture colpiscono dritte nella testa a suggerire qualcosa di già visto e di rarissimo allo stesso tempo.
Le mura poligonali sono sempre disegnate con angoli e linee rette ed è raro trovare delle curve lungo il percorso cittadino, anche se a ben vedere, anche a Ferentino alla sinistra della via consolare se ne trova un altra, una curva megalitica poligonale , sempre rara ed è la massima espressione dell’architettura oscura dei popoli costruttori poligonali.
p.ruggeri ww.megalithic.it (Norba torre porta maggiore)
Norba secondo quanto archeologicamente attestato era dotata di una acropoli minore e di una acropoli maggiore, appena entrati ci rendiamo conto che l’antico centro è ancora stupendo, sospeso nell’aria con uno sguardo sul mare ed uno sui monti, appena superata la porta maggiore tutto sembra tornare indietro nel tempo, una volta dentro, sotto lo sguardo del curioso, si dipana la prima strada riaffiorante che conduce alla acropoli maggiore,
mentre, per lo più, i rinvenimenti archeologici attualmente valorizzati sono verso la sinistra del visitatore verso l’acropoli minore proprio alla sommità della posterula che chiameremo porta minore.
p.ruggeri www.megalithic.it (norba cisterna in opera polig.)
Tra i rinvenimenti che balzano agli occhi, andando verso la collina dell’acropoli maggiore ci si imbatte in un ritrovamento che somiglia ad una vasca, una cisterna, un quadrato di mura poligonali che ho trovato interessante da fotografare: il quadrato di massi poligonali sfiora i 3 metri dal calpestio, 3 metri che ci separano da migliaia di anni.
sapinuwa turchia foto tratta da google
La cosa è abbastanza curiosa e mi ha fatto pensare molto perchè raramente si trova una cisterna in opera poligonale, rettangolare con massi senza calce e solo ora, passati alcuni giorni di ricerca mi sono imbattuto in qualcosa di simile e di identica funzione, la cosa strana è che l’altra struttura si trova nell’attuale Turchia ed è datata precedentemente perchè attribuita senza dubbio agli Hittiti di Sapinuva, città vicina alla famosa capitale Hattusa, che secondo gli studi di don Giuseppe Capone (ed Ornello Tofani più recentemente) avrebbe Alatri come gemella italica. Quindi come vedete le caratteristiche somiglianti dei siti laziali a quelli turchi-hittiti sono impressionanti, tale riscontro andrebbe a cozzare contro la tesi della datazione attuale delle due città laziali rispetto a le loro gemelle turche-ittite con una differenza di più di mille anni in meno tra le prime e le seconde.
Allo stesso modo lo spunto di ricerca che ci guida è la straordinarietà della costruzione di mura megalitiche poligonali con linee curve, perchè di tali esempi effettivamente se ne trovano davvero pochi oltre a quelli appena citati ve ne sono altri che sono sicuramente degni di nota tra questi spicca la zona sita nel continente americo-latino.
p.ruggeri www.megalithic.it norba particolare cisterna
Infatti in Perù sulle alture di Sillustani si stagliano delle strutture coniche molto simili alle torri megalitiche o strutture curve delle cinta murarie.
(Mi rendo conto che per poter aprire una ricerca su queste particolarità avrei dovuto possedere quella documentazione minima su tante altre torri megalitiche del mondo da aprire una biblioteca apposita, ma già solo da una prima occhiata non si resiste a trovare connessioni tra questi edifici particolarmente difficili da erigere.)
(chulpa di sillustani sul lago titicaca )https://www.google.it/search
Va da subito inteso che mentre nel caso di Ferentino e Norba l’opera poligonale è fittamente composta di massi poligonali e aventi una facciata curva, nel caso dei peruviani Chulpa, i massi sembrerebbero tendere più alla regolarità del tipo di pietra perfettamente leviga e tendente a facciate quadrangolare rettangolare, sempre con almeno un lato curvo, ma la somiglianza eccezionale.
Altro discorso per la questione che riguarda l’intento architettonico di base degli autori infatti mentre nel caso delle città laziali le parti curve o le porte con torri erano si, staccate dai muri, ma facenti parte di un unico recinto murario, quelle peruviane sono singole nel paesaggio e non ci sono segni di recinti ed altro degno di nota, gli archeologi teorizzano la funzione funeraria in Perù , al contrario quelle laziali sono connesse alla vitalità di antiche poleis.
L’interno di queste strutture:
p.ruggeri www.megalithic.it norba retro porta maggiore
Norba: la sezione della struttura torriforme dell’entrata si offre chiaramente a causa dell’abbandono della città, l’insieme della muraglia difensiva di dimensioni enormi i massi esterni più levigati sono megalitici e nascondono dietro di loro altri massi di eguale dimensione, poi il muro al suo interno fatto, via via, di massi più piccoli di riempimento privi di alcun legante o malta;
p.ruggeri www.megalithic.it
per intenderci la profondità del muro è ad occhio almeno di 6 metri di media , calcolando l’aumento dello spessore causato dai lati del recinto, quando si incontrano formando angoli retti o curve, si arriva a immaginare che in prossimità delle porte di accesso l’opera muraria avrebbe avuto la spessore pari a quello di una piramide della valle dei faraoni egiziani.
p.ruggeri www.megalithic.it
Passare dentro la posterula detta porta minore di Alatri, meglio conosciuta come porta dei falli, restituisce infatti l’impressione di entrare nella spessa roccia, rendendo il percorso carico di atmosfera, come la porta minore di Norba, o sotto la porta di Arpino o magari la porta pentagonale di Ferentino, il traversamento rappresenta il massimo punto di arrivo del progettista del recinto, perchè il progetto lungo il disegno, realizzato con i megaliti, raggiunge la sua perfezione e resistenza proprio negli accessi urbani.
Restando in tema di torri e torrioni con entrate, eccoci a Ferentino, città che possiede una particolarità in più rispetto ad altre cittadine, in quanto, si rinviene la sua serie di curve davvero incredibili.
La sua particolarità dimostra la capacità di avanzare un corpo del recinto quasi a formare una torre agli angoli delle mura.
p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it
Nello specifico resta un altro riscontro da fare, la somiglianza tra Ferentino e Norba per la presenza di una porta proprio poco prima della curva e naturalmente lo spessore, eccezione architettonica sul quale a Ferentino, prima i romani, poi le genti autoctone hanno eretto palazzi e abitazioni.
Correndo lungo il lato del muro che parte dalla sinistra della discesa di Via consolare si raggiunge l’altra singolarità la curva del recinto in prossimità di porta sanguinaria, un altra curva ben fatta che segna quasi un angolo retto del recinto, quindi un altro punto in cui la struttura si addensa, i massi si incastonano fra loro per un profondità che sa di incredibile,… in questo caso va ricordato che dietro i massi non sempre da semplici curiosi si ha la possibilità di vedere e che pochi sono i disegni dei progettisti da esaminare, ma a quanto sembra esistono dei nuovi metodi di ricerca con scanner in sperimentazione proprio nella più famosa valle egizia delle tre grandi piramidi.
p.ruggeri www.megalithic.it
Insomma passare la mano su queste strutture nei punti in cui la densità dei massi incastrati è eccezionale deve darci la stessa idea che darebbe accarezzare una piramide dal vivo!
Il giro tra le idee ed i luoghi delle origini del nostro Lazio, a due passi da casa, deve guidarci verso lo studio delle geometrie e delle soluzioni dei nostri antichi avi, i loro sistemi non erano certo basati su colate di cemento ma opere di ingegneria che oggi definiamo estrema, la loro sostenibilità e lo studio dei materiali sono frutto di impegno e chiara tecnica elevata ma dimenticata nei millenni, per conoscere a fondo la costruzione delle mura poligonali megalitiche l’indagine non può non farsi più larga possibile , ancora lontanissima dalla nostra,…. quanto dovremo ancora imparare dipende solo da ognuno di noi.
Nascosto nei sotterranei della��imponente cattedrale di Anagni ca��A? un piccolo tesoro sconosciuto ai piA?, nonostante si tratti di una delle opere da��arte meglio conservate nel panorama medievale italiano. Ben il 95% degli affreschi della cripta della chiesa infatti sono arrivati fino ad oggi, in un variegato gioco di luci e colori, a dimostrazione che quei secoli non erano affatto a�?buia�? come ci hanno fatto credere dal Rinascimento in poi.
La��incerta datazione degli affreschi rende ancora piA? affascinante e misteriosa la cripta, considerando anche il complesso apparato iconografico, molto difficile da interpretare.
p.ruggeri www.megalithic.it
Gli studi approfonditi e il restauro degli anni novanta hanno dimostrato che a dipingere la cripta furono tre diverse botteghe, provenienti da Roma e dalla��oriente, che furono impegnate ad Anagni probabilmente nella prima metA� del XIII secolo. Furono chiamate nella cittA� le piA? grandi maestranze della��epoca (non a caso Anagni era sede papale in quel periodo), come testimonia il maestoso pavimento musivo di tutta la chiesa ad opera della piA? famosa famiglia di marmorari, i Cosmati.
Ma cosa raffigurano gli affreschi?
http://benicultura.it/?p=15792
Il tutto si apre con il ciclo scientifico della Creazione e della corrispondenza tra la��uomo e gli elementi (fuoco, aria, acqua e terra), temi molto complessi e raramente rappresentati. Vi A? dipinto poi il ciclo della��Arca della��Alleanza, le storie di Elia ed Eliseo e di Abramo e Melchisedec, storie della��Apocalisse, storie agiografiche (la vita di San Magno e Santa Secondina, seppelliti proprio nella cripta) e i miracoli post-mortem dello stesso San Magno e altri santi.
Ogni dipinto ha un suo significato e niente A? lasciato al caso, perfino la posizione di ognuno di esso, caratteristica tipica di tutta la��arte medievale.A� Questo perchA� i cicli erano destinati a diversi tipi di pubblico. Solo gli ecclesiastici infatti potevano capire la complessa teoria umorale o la storia della��Arca, incomprensibile al popolo, che era piA? affascinato probabilmente dalle storie dei santi, che sentivano piA? vicini anche grazie alla presenza delle loro reliquie.
Ma perchA� dipingere interamente le pareti e le volte della cripta?
Il motivo A? semplice: propaganda religiosa.
Nella��insieme i cicli rappresentano la storia della��uomo verso la salvezza. Prima la creazione, poi il vecchio testamento, poi ancora i santi e infine la��Apocalisse e la salvezza di Cristoa�� A? come dire: a�?Affidati a Dio e sarai salvo!a�?
Non mi dilungo nei dettagli iconografici perchA� libri e opuscoli ne sono pieni, e comunque rischierei di annoiarvi, perchA� in fondo la��arte non andrebbe nemmeno tanto spiegata, ma sentita.
E vi assicuro che le emozioni che sentirete entrando nella cripta saranno inspiegabili.
Quindi andate a vedere questo piccolo scrigno artistico, o come qualcuno la��ha chiamata, questa a�?piccola Sistina sotterraneaa�?.
(Valentina Campoli)
..Didascalie
(Alessandro Canali)
p.ruggeri www.megalithic.it
La sapienza esoterica dello stupor mundi ha probabilmente influenzato gli artefici degli affreschi che sono intrisi di simbolismi antichissimi, provenienti dalla tradizione ermetica, come il microcosmo del ciclo valentiniano di Achamoth, o le rappresentazioni dei cicli dell’arca dell’alleanza e dell’apocalisse, ancora non del tutto decifrate…
p.ruggeri www.megalithic.it:a�?
….da non dimenticare che la cripta della cattedrale di Anagni A? stata affrescata tra il 1209 e il 1231, anno in cui l’Imperatore Federico II vi si reca per incontrare il papa Gregorio IX a�?a��)