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l’altare di monte d’accoddi

a pochi chilometri a sud di Portotorres, nel territorio comunale di Sassari, in piena campagna, esiste una delle meraviglie archeologiche più interessanti di tutta la sardegna e del mediterraneo, il tempio del Monte D’accodi.

ricostruzione del tempio al momento del ritrovamento quando l’altare sacro era una postazione della contraerea

Il tempio preistorico nasce su un’area sacra che secondo le ricostruzioni effettuate dagli archeologi esisteva già nel IV° millennio a.c., dunque nell’area archeologica sono state rinvenute diverse testimonianze di epoche successive tra loro.

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Oltre a Monte d’Accoddi, nella stessa zona, si segnalano le presenze di antiche necropoli di Su Crucifissu MannuPonte SeccoLi Lioni, Sant’Ambrogio, Su JaiuSpina Santa e Marinaru, le tombe con dolmen ed i menhir di Frades Muros, oltre ad una decina di nuraghi.

ricostruzione università di sassari

ricostruzione università di Sassari
pietra rituale p.ruggeri www.megalithic.it
cortina esterna dell’altare a gradoni p.ruggeri www.megalithic.it
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altare a gradoni lato esposto p.ruggeri www.megalithic.it
pietra sacra menhir con probabile dea madre p.ruggeri www.megalithic.it
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rampa minore www.megalithic.it p.ruggeri

la zona sacra in cui poi sorse il tempio a gradoni, era sicuramente abitata e frequentata già nella preistoria, secondo le ricostruzioni degli archeologi (tra i quali lilliu di cui già abbiamo parlato in altre occasioni), le pietre rituali quali i menhir e le lastre ai lati della attuale rampa sono dell’epoca del IV° millennio a.c., secondo alcuni il posizionamento del tempio e delle pietre nelle epoche più antiche rappresenterebbero la mappa stellare della costellazione della croce del sud e delle stelle rinvenibili proprio accanto alle stelle principali di questa costellazione. la croce del sud era un importante riferimento stellare in epoche molto antiche, in tutto il mondo veniva rappresentata come segno celeste d’ausilio ai naviganti ed agli esploratori, sarebbe stata visibile anche in sardegna intorno al 5000 a.c. e sarebbe quindi plausibile che l’architettura sacra fosse dedicata alla guida celeste dei tempi.

di seguito un breve video con alcune info…(continua)

dolmen de soto (trigueros-huelva-spain)

nei tanti viaggi che facciamo ci siamo ritrovati a percorrere una strada che ci ha portato verso nuove ed entusiasmanti riscoperte, in questo viaggio all’estremo sude ovest dell’europa, nella provincia di Huelva a Trigueros, siamo quindi tornati all’epoca protostorica della penisola iberica, precisamente siamo in piena andalusia a pochi km dall’oceano atlantico, in una regione che un tempo fu detta di Tartesso, ossia la civiltà del delta del Guadalquivir.

In questo primo piccolo reportage amatoriale, parliamo del dolmen de soto, uno dei dolmen rimasto visibile e in perfetto stato di conservazione, con un corridoio costituito di megaliti, che sarebbe servito come camera funebre di qualche abitante illustre della zona.

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il dolmen in realtà dall’esterno sembra proprio un tumulo a tholos, ossia una specie di piramide conica che raggiunge meno che 5 metri dal piano del calpestio, non costituita da massi all’esterno ma solo ricoperta da terra, con un apertura orientata verso gli equinozi un segno che certifica la capacità di calcolo astrale e la tecnè costruttiva in grandi massi per costituire tumuli ipogei nelle distese pianure dell’antica iberia.

il dolmen rimasto in splendida forma è aperto al pubblico ed è stato sistemato all’interno per consolidarne le architetture ed essere reso fruibile al pubblico. il dromos, corridoio costituito di menhir che reggono lastre pesanti tonnellate ricordano la tecnica semplice trilithon, non vi sono incastri poligonali visibili e la struttura del corridoio e poi ricoperta di semplice terra rossa, la stessa della zona.

fu scoperto nel 1920 e porta da allora il nome dello scopritore (De Soto) e degli 8 corpi tumulati con i propri corredi purtroppo non v’è più alcuna traccia a causa di un sacco perpetrato da ignoti dopo la scoperta. ilperimetro che si innalza dal piano del calpestio è di circa 80 metri, molto ampio ed il corridoio interno lungo 51 ne fanno un monumento unico nella zona.

l’interno è impressionante, su quasi tutte le pietre sono presenti incisioni, si è anche compreso che alcuni materiali incisi sarebbero stati riutilizzati per costruire il tumulo stesso da un precedente tumulo andato distrutto, per questo alcune incisioni sono state datate addirittura al 6000 a.c.

a questo link in spagnolo davvero approfondito e utilissimo si trovano i resoconti dello studioso tedesco che svolse gli scavi sul dolmen e potrete consultarli per approfondire

https://ddd.uab.cat/pub/bolsocespexc/bolsocespexc_a1924m3v32t1.pdf

intanto vi posso riassumere che il dolmen fu ricostruito probabilmente con alcune pietre già parte un circle un cerchio sacro che corrisponderebbe al diametro odierno, all’interno le figure e le coppelle incise sulle pietre erano colorate di rosso, tale tecnica risulta uguale al pittogramma di arnalo dei bufali ed il suo “uomo a phi”. somiglianze anche con le incisioni trovate ad esempio a laconi- Oristano, in sardegna.

secondo le tesi più illustri non vi sono basi per poter smentire o accertare positivamente la vicinanza tra tartesso e il dolmen secondo molti infatti pur essendo collocato proprio a ridosso del delta del guadalchivir in molti pensano che il dolmen fosse di molto precedente alla cultura tartessica.

di seguito un breve video amatoriale del nostro viaggio.

continua…

Relitto “LST 349”, isola di Ponza, a 23 metri di profonditA� …..

Relitto LST 349

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A.Affinita www.megalithic.it (relitto a largo di ponza)

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ProfonditA�: -26 metri
Imbarcazione appartenente ad una particolare tipologia di nave da trasporto, la�� L.S.T. (landing ship tank) fu progettata per consentire la�� imbarco e lo sbarco di truppe , mezzi e materiali direttamente dalle spiagge, tramite un portellone anteriore e un sistema di zavorra variabile che, oltre a dare stabilitA� al mezzo in navigazione, ne diminuiva il pescaggio in prossimitA� delle spiagge per favorire le operazioni

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La�� LST 349 partecipA? direttamente alla�� Operazione Shingle sbarcando truppe e materiali sulle spiagge di Nettuno; successivamente venne destinata al trasporto di rifornimenti e truppe tra la base di Napoli e il fronte, in quel periodo posizionato ad Anzio.

Il 25 febbraio del 1944, di ritorno da questo porto, carica di automezzi, militari e prigionieri venne sorpresa da condizioni meteorologiche avverse che consigliarono il comandante a riparare a ridosso della�� isola di Ponza per riprendere il viaggio il giorno seguente.

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Alle 5,30 del mattino perA? le condizioni peggiorarono decisamente ed il mare in tempesta trascinA? la��imbarcazione verso le rocce di Punta Papa con le ancore che aravano sul fondo sabbioso. La tardiva accensione dei motori non riuscA� ad evitare la tragedia, la nave urtA? contro le rocce, le tubazioni del gasolio si ruppero ed i motori si spensero condannandola inesorabilmente. Iniziarono le operazioni di abbandono rese difficili dalle condizioni del mare e dalla distanza degli scogli dalla spiaggia;

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la guarnigione inglese di stanza sulla�� isola e la popolazione civile si prodigarono nel tentativo di salvare i superstiti aggrappati alle rocce, utilizzando delle cime a mA? di teleferica.

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Una�� esplosione nelle stive accelerA? la��affondamento finchA? la�� imbarcazione si spezzA? in due tronconi con alcuni membri della�� equipaggio che da centro nave ancora cercavano di allontanarsi a bordo delle zattere di salvataggio.

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Nei giorni successivi al naufragio, il mare restituA� i corpi di diversi marinai e prigionieri morti che vennero sepolti in un cimitero appositamente creato sulla�� isola.

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…teorie, e studi sulle origini della nostra terra, ..siate curiosi.. ( di Ilenia Lungo)

LE MURA MEGALITICHE DEL LAZIO:

LA STRAORDINARIA TESTIMONIANZA DI UNA TERRA SCOMPARSA,

DI UN’ANTICA CIVILTÀ E DEL “PRIMATO ITALICO”. . .

 SECONDO GLI STUDI DI ANGELO MAZZOLDI10349071_818126984871623_1982101160205943768_n

 

L’Italia, il paese della cultura, della storia e dell’archeologia è, in molti casi, ricca di testimonianze provenienti da un passato mitico e leggendario che costituiscono un’evidenza storica eccezionale. Ne è un esempio, il territorio del Lazio e delle regioni limitrofe, caratterizzato da imponenti vestigia di circuiti megalitici in opera poligonale, taluni più integri talaltri più esigui, innalzati sulle sommità di colline o rilievi montuosi. Scriveva così, a tal proposito, la studiosa americana Louisa Caroline Tuthill nella sua “History of Architecture del 1848: “In un’età precedente a quella dei Romani, la fiera terra d’Italia era abitata da popoli che hanno lasciato monumenti indistruttibili a testimonianza della loro storia. Quelle meravigliose e precoci città d’Italia, che sono state definite ciclopiche, sono fittamente sparse in molte regioni e spesso appollaiate come nidi d’aquila sulle creste delle montagne, ad una tale altitudine che stupisce e disorienta il viaggiatore che oggi le visita esortandolo a chiedersi cosa abbia spinto gli uomini ad edificare in luoghi tanto inaccessibili e a radicarsi all’interno di tali stupende fortificazioni”.

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la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (P.r.)

026Bella ed imponente, posta in un passaggio obbligato nell’unica strada che funge da collegamento tra la zona di sublacum e trevi nel lazio (sublacense), la Villa dell’imperatore iberico Traiano, una struttura che appare ancora oggi dopo millenni, ricca di ogni confort, degna di ospiti illustri.030 Appena accanto alla strada un reticolo di strutture maestose riscoperte nel fine del XVII° sec.dc., sono a testimoniare al viandante come i ricchi romani dell’eta imperiale fossero capaci di allestire dimore reali per garantire il giusto ristoro alla corte dell’imperatore nei periodi in cui egli si dedicava alla caccia. Piscine, terme , giardini, giochi di colori, e acque, un piccolo paradiso (approssimativamente 4 km verso Fiuggi) posto sui 1000 metri di altitudine, intagliato in una stupenda cornice di boschi di castagni e querce, e di monti floridi, pieni di selvaggina.

Ne rimangono in vista, per il visitatore, solo alcune parti restaurate e ripristinate nel loro antico splendore, colonne di marmo di 18 tipi e colori diversi, una fontana con mosaici a pasta vitrea e delfini mossi dallo scorrere dell’acqua, incanalata e distribuita secondo l’antica conoscenza dei popoli latini, con rappresentazioni e affreschi degni dell’antica Pompei.

031Colpisce l’occhio il piccolo museo realizzato in alcune antiche stalle probabilmente poggiate sui basamenti della villa romana, una parte di un affresco rimasto come unico al mondo, secondo la nostra guida d’eccezione (l’Avv. Alessandro Canali), in grado di mostrarci la Vittoria alata imperiale romana nella sua splendida effige gloriosa e più volte copiata nel corso dei secoli, una progenitrice della minerva italica, una bisnonna della figura più utilizzata, finanche dal de la croix durante la rivoluzione francese, per rappresentare la dea del potere di un impero.034

Le colonne ed i capitelli rinvenuti sono di una bellezza che mozza il fiato, intarsiati dai mastri dell’epoca ci fanno pensare che di tale maestria sia rimasta solo la storia ai tempi di oggi.

Nella chiesa del vicino paese di Arcinazzo si rinvengo altre colonne proprio trasportate via dal sito archeologico, così come per altri portali ed epigrafi, oggi facenti parte di architravi e portali cittadini.

Una testimonianza della forza della manodopera romana ai tempi del I° sec. dopo cristo che oggi vale la pena visitare proprio accanto a ristorantini tipici e una splendida natura incontaminata.

https://www.facebook.com/MuseoCivicoDellaVillaDiTraianoAdArcinazzoRomano   038

…la tecnologia delle mura megalitiche??…

 

 

Nello specifico, quello che ci interessa in questa sezione è la retro applicazione ingegneristica delle forze necessarie a porre in opera le costruzioni illustrate. Arpino_wall

Negli ultimi anni, le teorie sulle tecniche costruttive e gli studi su questa particolare tipologia di costruzione non sono state abbastanza approfondite, per diversi motivi, quello che ci interessa è che da oltre oceano invece continuano a parlare di nuove scoperte sulla capacità di pochi altri popoli sulla terra, (ne esisterebbero uguali anche a machu picchu), con la stessa tecnica, infatti, si facevano scorrere le acque in città, e si sottraeva la terra alla montagna mediante terrazzamenti capaci di resistere a qualsiasi cataclisma, oltre che al logorio degli anni.

Quello che non si sa per certo è come si sia potuto scegliere di tagliare le cime delle montagne per costruirvi sopra muri di massi enormi senza malta ne altro legante.

"Porta Maggiore"Nella ricerca, ufficialmente di queste tecnologie in italia non esistono studi accademici, nonostante da millenni esistano ritrovamenti di queste meravigliose opere dell’ingegno. Uno studioso molto accreditato detiene attualmente la cattedra del politecnico di Milano in Archeoastronomia, ed anche lui, nonostante sia riuscito a decifrare alcune risposte sulle mura di questa nostra regione, in campi tecnici e sceientifici di ingegneria, avanza diverse domande sulla capacità di spostamento dei massi pesanti fino a centinaia di tonnellate su posti ripidi e scoscesi, insomma difficilissimi a riprodursi con le tecniche attuali.

In alcuni altri luoghi sulla terra esistono cave con obelischi tagliati e pronti ad essere issati, pesantissimi anche per i nostri tempi e perfettamente intagliati.

La parte più interessante del discorso nelle storie tramandate dai tanti appassionati riguarda la capacità di spostare i massi attraverso macchinari tecnologici capaci di far lievitare gli oggetti, cose da fantascienza. Eppure proprio in italia esistono degli studi che sta compiendo l’università di pisa sulla capacità delle onde sonore di creare campi di gravità per far lievitare e manovrare gli oggeti.

http://www4.fisica.unimi.it/fisica-curiosa/305-levitazione-acustica

http://www.lescienze.it/news/2013/07/17/news/levitazione_acustica_controllo_oggetti-1745459/

Forse sarà questo il caso di approfondire sia quanto sappiamo sia quanto ancora non sappiamo in merito all’argomento, perchè proprio da questi nuovi punti di arrivo della scienza forse riusciamo a capire anche la nostra storia umana.

“Porta Maggiore”

La porta minore illuminata durante l'equinozio d'autunno
La porta minore illuminata durante l’equinozio d’autunno

 

la mappa preistorica di Frosinone dei predatori della ciociaria perduta

italo bidittu italo bidittu 2Salve predatori, mettiamola così, oggi mi è venuto in mente che sarebbe stato utile per la tana dei predatori, diramare la mappa dei giacimenti preistorici e quaternario della provincia di Frosinone, l’estratto del bollettino del 1976-77 a cura del prof Bidittu, uno dei primi predatori della ciociaria perduta, di lui si raccontano storie appassionanti, fu lui infatti a ritrovare l’ Homo cepranensis, Argil per gli amici.

In queste due elaborate mappe con relative spiegazioni, si trovano le informazioni basilari che dobbiamo possedere per avere un  riferimento di base nella ricerca territoriale che compiamo. In questa mappa si precisano una miriade di piccoli territori con ritrovamenti archeologici di diverse ere preistoriche, ad Es. per Frosinone, punti come Selva dei muli, Fontanelle, etc..

La storia ha la necessita di essere letta a ritroso per dare alcune risposte, la preistoria getta delle basi importantissime, fino all’eta del ferro, della quale cominciamo ad avere i primi resoconti scritti tramandati secoli prima di Cristo. Il caso dei Volsci indicati anche all’interno di questo resoconto del ’77,.. insomma , da quando Erodoto, e via via, gli altri cominciarono a narrare.

Ecco la documentazione che dobbiamo possedere per capire in quale provincia siamo, la nostra civiltà deve essere riscoperta e valorizzata, la vita dell’uomo accompagna questo territorio da sempre, questa è una forza che ci appartiene, che oggi deve fare la differenza, altri territori nel mondo non godono della stessa antica presenza umana, ed alcune peculiarità devono ancora essere spiegate.

Questo deve essere il nostro orizzonte, la mappa dei nostri territori serve a crescere, diventa predatore della tua città, partecipa al registro dei beni di interesse culturale e turistico conosci la tua identità, e falla conoscere agli altri, invia una tua segnalazione alla mail: civediamoinprovincia@gmail.com

FACCIAMOLO PER IL PATRIMONIO, FACCIAMOLO PER IL NOSTRO TERRITORIO!

ecco come la vediamo noi..

10013550_10203817789474116_2013200716_nSalve predatori,

da oggi stiamo diffondendo in tutta la provincia, attraverso la rete delle associazioni, dei meet up, dei cittadini, questo volantino che serve a metterci in moto per la salvaguardia, e la tutela del nostro patrimonio, ….date un occhiata e stampate dal sito questo fumetto è il primo ma ne seguiranno altri.

E’ così che ci immaginiamo, …siamo pronti a prendere possesso del vostro tempo libero, e siamo convinti che ne servirà molto per raggiungere l’obiettivo di mappare i nostri luoghi. Chi conosce meglio dei residenti i quartieri di queste città italiane meglio di noi, nessuno.

il nostro patrimonio è talmente vasto che ovviamente qualche pezzetto del puzzle della storia sarà facile dimenticarselo lungo la strada…

La ciociaria come tantissimi altri posti al mondo possiede un insieme di frammenti di storia di valore globalmente accertato. Quello che ci distanzia dal mondo, invece, appare l’incapacità di gestire, e la noluttà di far proliferare il territorio secondo metodi sostenibili e innovativi.

Nel campo del turismo culturale appare invalicabile la concezione che nel lazio trovino posto esclusivamente i tour organizzati di tipo religioso, e  questo perchè si crede che non vi siano attrazioni nel campo del turismo della tradizione.

La vera scintilla che accende gli occhi del turista è la curiosità, ed è la guida vera, quella che sa descrivere anche un sasso come quella particella del tutto che oggi è solo un ipotesi ricostruttiva.

L’occhio di un predatore scandisce le linee di congiunzione degli architravi esposti alle intemperie da secoli, riconosce negli enigmi del paesaggio le antiche rovine di antiche dighe e abbeveratoi o mulini.

Il naso si raffina a forza di terra e antichi profumi, come quello del gelsomino notturno, o quello del rosmarino selvatico che cresce ai piedi degli altari e dei templi disseminati da Circei ad Alba fucens..

Le mani accerezzano con fame di scoperta i basamenti, le mura, gli affreschi dimenticati, scansano le rocce e gli arbusti per restituir la luce alle antiche vie che costeggiano i ruscelli.

Oggi con l’ausilio di tutti e qualche accorgimento elettronico siamo pronti per restituirci la nostra identità, il percorso che ci aspetta è lungo, e tortuoso, ma lambisce un confine che alla fine attraverseremo sicuramente, partecipando alla nostra gloria che fu per riabbracciare un paese che ci ha dato tutto e che non va nè dimenticato nè deriso.

Scatta una foto al bene che intendi registrare e inviala a questo indirizzo : civediamoinprovincia@gmail.com

 

 

 

è arrivato THICO il primo predatore della ciociaria

VOLANTINO 1ciao ragazzi vi presento THICO nato dalla penna di STEFANO SPAZIANI un giovane fumettista che ha sposato la nostra causa, quella della lotta per la registrazione dei beni culturali e paesaggistici sul web in modo di creare un registro georeferenziato dei luoghi che vanno salvati e riscoperti.

Ognuno di noi conosce il proprio territorio, e può essere un predatore come Thico, lui cerca in modo curioso i cenni dei monumenti architettonici o naturali e li registra con una foto ed una segnalazione per inviarla alla tana dei predatori, il centro della rete che si tesse tra volontari sul territorio. Professori, e amanti , cittadini e turisti in un unico net in cui la storia la fa da padrona. Archeologia e tutte le teorie affini, leggende e miti della tradizione orale tornano a contare e ogni luogo partecipante torna ad incuriosire lo spettatore.

Questo personaggio sarà al centro di una capagna di sensibilizzazione promossa dall’associazione Ci vediamo in provincia , e tanti Meet-up dislocati sul territorio. La linea di sviluppo del progetto è di lungo raggio e mira a svolgere un servizio sociale e a creare un indotto culturale turistico sostenibile.

FACCIAMOLO PER IL PATRIMONIO

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come fare per incrementare la mappa dedicata ai luoghi che amiamo…: costruiamo il REGISTRO DEI BENI DI INTERESSE CULTURALE E TURISTICO

Ecco come salvare e registrare i siti più interessanti e importanti nel nostro territorio.

il registro è gratuito ed è supportato dal lavoro di semplici utenti, volontariamente, e da gruppi di lavoro riconosciuti dalla Associazione “Ci vediamo in provincia”.

Il registro ha la finalità di registrare sul web e rendere accessibile al pubblico i seguenti tipi di beni, quelli riconosciuti dal codice dei beni culturali e paesaggistici, o in alternativa beni di interesse turistico e culturale, scelti, tra quelli segnalati, attraverso una rete messa a disposizione dal sito www.megalithic.it, in collaborazione tra studiosi e archeologi professionisti e non.

In poco tempo e pochi passi sarete in grado di interagire con il mondo del web, seguite questo mini riassunto che segue.

Per essere un predatore basta avere questi requisiti:

disporre di una fotocamera;

disporre di un account di posta elettronica;

essere informati sul proprio territorio;

COME SI COLLABORA:

inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica :

“civediamoinprovincia@gmail.it“.

descrivere il bene oggetto di richiesta di registrazione su mappa georeferenziata, allegare una foto chiara e visibile del luogo selezionato.

in breve tempo saremo noi a contattarvi, insieme collaboreremo a dare il giusto risalto all’informazione in collaborazione ad una fitta rete di esperti del settore, in modalità gratuita e di volontariato.

Se dopo il vaglio dei riferimenti storici e di tradizione, il bene sarà riconosciuto come bene culturale o paesaggistico, o di chiaro interesse turistico, lo stesso, sarà registrato sulla mappa, la “scoperta” verrà attribuita con la pubblicazione del nome del predatore (oppure del gruppo di lavoro) che avrà segnalato il luogo.

Dal momento della segnalazione, un team di volontari collaborerà al fine di rendere fruibile al pubblico la “scoperta”, approfondendo, qual’ora fosse necessario, tutti i riferimenti storici e/o culturali del posto, al fine di pubblicare il risultato sul registro.

L’associazionismo, il volontariato, e la curiosità, sono il motore della rivoluzione digitale del territorio, la cultura e la tecnologia sono i collanti del mondo che vogliamo creare.

Buon lavoro e buona scoperta a tutti.

non esitate a contattarci per maggiori informazioni.

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Paolo Ruggeri