http://www.nonnaluisa.it/
lo consigliamo a tutti e se vi presentate dicendo che lo avete letto su megalithic, la proprietaria saprA� come accogliervi 😀
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La piccola cittA� di Trevi e le prime valli dell’Aniene sono una felice certezza nella toponomastica della parte nord della provincia di Frosinone, ci troviamo per intenderci sull’unica strada che taglia direttamente verso il vecchio bacino del lago Fucino Alba Fucens dista 40 chilometri circa considerando i cartelloni stradali che indicano la distanza dall’odierna Avezzano (strada che poi si A? rivelata chiusa da anni, comunemente A�chiamata Simbruina proprio perchA? attraverso il passo dei monti simbruini ).

Treba augusta A? il vecchio nome latino di epoca romana (probabilmente a Ienne) il fatto che il nome derivi dalla forma topografica dell’abitato Treba deriverebbe dall’esser un trivio una piccola valle che nasce dal punto di incontro di tre catene montuose diverse
La cittA� romana sarebbe oggi ai piedi dell’acropoli o civita nella quale poggia le sue radici la rocca con torre del vecchio palazzo Caetani, nel contesto paesaggistico dei monti e della valle il risultato visivo A? eccezionale.
Il paese A? bellissimo dall’arco di ingresso la chiesa di san pietro con la cripta di san Pietro eremita di capistrello cittadina al dila del passo dei simbruini che lega il lazio all’abruzzo.
L’altipiano si inclina verso le montagne in una conca con le tre catene montuose distinte ed i collegamenti con le cittA� maggiori del lazio, un po’ un ombelico del mondo sovrastato da questa torretta medievale quasi come una torre di controllo aerea sulla valle.
La cittadina accoglie i turisti con cartelli esplicivi e un museo molto attraente per il visitatore l’impatto A? davvero accogliente –
Trevi racchiude anche diversi sentieri che si inerpicano su tutti i versanti rocciosi della conca che sale oltre i 2000 metri sul livello del mare , ci sono piccole cappelle lungo il cammino ed A? facile immaginare che tali sentieri fossero tra i piA? antichi del centro lazio, lo scenario riempie gli occhi, A�l’altitudine fa il resto.
All’interno del palazzo torregiante dei caetani c’A? il museo cittadino molto interessante

nel primo vano d’ingresso A? allestita una sala con alcuni capitelli in stile ionico_italico davvero imponenti alcuni riadattati come fonti battesimali, vengono direttamente rintraciati nella chiesa cittadina testimoniano l’antico tempio pagano. Ci troviamo in territorio attestato come Equo, ma la vicinanza con i marsi e gli ernici ed i volsci fa di questa zona una zona adatta al passaggio di genti del centro lazio e abruzzo A�da millenni, A? la cultura dell’alta ciociaria . Nel museo A? possibile visitare la torre e le stanze ristrutturate
gli ambienti sono davvero suggestivi e la visuale A? eccezionale, sul tetto si puA? apprezzare il panorama che toglie il fiato.



Purtroppo non ci sono volute troppe ricerche per raggiungere la consapevolezza che il dubbio relativo all’esistenza di un antico acquedotto di Frosinone lungo le sponde del Fiume Cosa fosse solo destinato a retrocedere dinnanzi allo sdegno ed all’incredulità.
In realtà già il nome del fiume nasconde al pubblico una sorpresa tutta da studiare, infatti dal punto di vista etimologico il nome Cosa deriva dalle fonti più antiche ed accreditate come tito livio che in latino lo chiama già così “…frusino apud Cosam…”, secondo alcuni la parola sarebbe di origine etrusca o comunque preromana, sul tema faremo un apposito articolo a breve.


Di fronte alla stampa del vecchio bollettino del circolo degli studi storici di Frosinone degli anni in cui lo scempio ebbe inizio. Ci troviamo precisamente intorno agli anni 60′, anni in cui tutto ebbe a succedere, la spinta della speculazione edilizia aveva messo nel mirino la zona vicina alla fontana Bussi e al vecchio ponte romanico, erano già anni, a sentir parlare, in realtà, che la zona di viale Roma era stata posta in opera per l’erezione di alcuni nuovi edifici residenziali. Il lavoro andava avanti e non tardarono a venir fuori spunti di interessante ricerca archeologica, non fosse altro per la chiara certezza di Giuseppe De Mattheis rimasta grazie alla sua opera Saggio storico di Frosinone, come di altri prima di lui, che proprio in quella zona si celassero le vestigia di una antico anfiteatro Romano e di altre antiche rovine di acquedotti e fonti , mulini e quant’altro, proprio lungo le sponde cittadine del Fiume Cosa.
Va menzionata la geografia e i riferimenti geologici del sito, in poche righe, una stretta valle si forma quando la pendenza naturale del terreno porta le acque del fiume cosa ed il suo corso a ridosso delle basi della collina di arenaria che costituisce l’altura, coperta da fitta boscaglia, che conduce fino alla sommità del monte su cui sorgeva la millenaria rocca di Frosinone. Proprio lungo le anse, poco prima della piana dell’odierno piazzale De Mattheis, situata verso nord dal fiume, furono costruiti nei secoli, diversi manufatti, l’acquedotto era costituito da un muraglione, di cui resta ancora visibile la fattura, che funge da primo sbarramento, ed un canale rialzato per l’acqua con archi di tipo rinascimentale descritto in figura.

nell’articolo si sottolinea al lettore la dicitura leggibile: “risulterebbe del periodo medioevale-rinascimentale e sicuramente ricostruito su antiche basi romane..”;..ahimè , quindi era tutto vero , la Via dell’antico acquedotto romano prendeva il nome dall’antica opera e corre ancora oggi lungo la linea del tracciato dell’antico manufatto.
A ben vedere esiste ancora un acquedotto che passa li e probabilmente A? il risultato dell’incanalamento delle acque fatto secoli fa, vista la zona da sempre ricca di sorgenti, o forse A? ancora lo stesso residuo di acquedotto antico che scorre sotto terra, ma a noi giunge solo la toponomastica del luogo.

Liquidare con due righe l’ammasso di residui storici degli apparati di approvvigionamento idrico risulta impossibile per chi ama la storia e la scoperta, ancor di piA? per chi ama i luoghi della propria dimora, questo dunque A? il nostro caso, infatti, va di certo ricordato l’impianto che sempre da quel muro che sbarra ancora oggi il corso del fiume, faceva da raccolta per cisterna e pompa quando si giunse in età moderna.
La “machina hidraulica salientem” eretta da papa pio IX, papa che impresse il proprio nome nella storia di questo mondo, ci sovviene proprio per dimostrare quanto fosse stata importante l’acqua corrente per la vita umana, e si, che Frosinone, ne aveva sempre avuta molta, a valle, appunto, ma poca o pochissima a monte (almeno questo starebbe a giustificare il perchè dell’opera voluta dal papa).


Tale ingegnosa risoluzione pratica ingegneristica permetteva all’acqua delle sorgenti, note fin dai tempi di Tito Livio, di risalire, attraverso la montagna fino al palazzo della delegazione apostolica, oggi comunemente noto come palazzo della prefettura. La Lapide scheggiata in foto ne ricorda la messa in funzione. Dell’impianto si dice che fu smontato e solo alcuni pezzi, sempre secondo voci degli abitanti, sarebbero giacenti nei depositi del museo archeologico cittadino….Comunque, gli alloggiamenti eretti che ancora oggi restano sul posto si possono descrivere con un edificio del quale si fa mostra nella foto,

attuale sede della protezione civile,inoltre si trova un locale parzialmente interrato che corrisponde alla cisterna originale;
la macchina raccoglieva le acque dal Fiume Cosa e grazie al peso del corso d’acqua riusciva ad azionare una pompa idraulica, realizzata da ingegneri della corte papale, che pompava acqua potabile raccolta dalle sorgenti limitrofe attraverso condotte forzate incastonate nella collina fino all’odierno palazzo della prefettura.

A supporto e corollario, le sorgenti sono ancora collocate in tutta quella zona, oggi sono visibili le caratteristiche edificazioni a piccole casette nelle zone di captazione di acqua da sorgente, che da tempo, ormai visto il degrado ambientale, registrano anche allagamenti periodici in inverno, probabilmente proprio perchè imbrigliare la forza di un fiume a carattere torrentizio non sempre riesce.
Questa la triste caratteristica dell’opera edile dell’uomo moderno in zona, mentre in passato era addirittura reso meno complesso dalle conoscenze antiche…..

Non è un mistero che la rete di acquedotti che imbriglia sorgenti e corsi d’acqua nel territorio ciociaro, della provincia frusinate, sia ormai divenuto un insieme di percorsi sconosciuto anche agli addetti ai lavori, immaginate di dover lottare con un mostro del quale non avete assolutamente alcun riferimento, visti i continui rimaneggiamenti, e le gestioni passate.
Sta di fatto che a veder bene anche l’altro attraversamento sul fiume cosa di epoca più recente corrisponde alla antica zona della mola vecchia, che etimologicamente corrisponde all’attività secolare di mulino per farina, toponomastico ancora oggi in funzione nonostante non utilizzi più alcuna ruota o mola meccanica.
In effetti si possono rinvenire sul luogo che sta alla base dei magazzini una serie di resti di incanalamento e deviazione dell’acqua probabilmente di epoca moderna che anticamente serviva da energia a caduta di acqua per il mulino.


Si ricorda che il fiume prima di giungere a Frosinone già da Alatri mostra i resti degli antichi insediamenti umani e le opere di sbarramento romani frequenti,


probabilmente fondati su antichi manufatti preesistenti, strade, chiuse, ponti, fonti e acquedotti si rincorrono lungo le sponde ripide e scoscese del Cosa.
Capitolo a parte e ancora da scrivere, riguarda i riti e le sepolture che sul bordo delle strade e dei fiumi o degli acquedotti si rinvengono, il caso della Tomba S-Angelo, il Colle dedicato a Marte, dove fu rinvenuta la statua del dio, collocata a Roma in chissà quale collezione di pezzi unici.
Tornando alle ipotesi che si avanzano credo si possa tracciare un infinità di percorsi fognari anche nel caso della colonia frusinate a valle della cittadella, in modo da rendere la generale idea che in quel punto, non a caso furono insediamenti di tutti i tipi, nonostante ad ascoltare i tanti testimoni ancora in vita, oggi non ne sovviene più nessuno…..
Tornando alle ipotesi avanzate dal De Mattheis e predecessori,

fu rinvenuto proprio li, dove si pensava fosse, un anfiteatro romano e non a caso il reticolo di acque imbrigliato con primitiva sapienza anche dai romani, avrebbe di certo significato un opportunità per i costruttori romani, nell’edificare la loro arena proprio dove l’acqua scorreva, anche per eventuali scopi legati a rappresentazioni di tipo navali, Naumachie.
Inoltre le condutture che passavano accanto alla strada arrivavano alle antiche terme pubbliche che Silla aveva voluto per i suoi veteres, oggi posizionate sotto la villa comunale di Frosinone.
(Aggiornamento 2021) proprio sotto al ponte di viale roma, nel fiume Cosa a due passi dalla fontana bussi, ho rinvenuto una base di colonna antica probabilmente di epoca romana
https://www.anagnia.com/2020/12/12/frosinone-rinvenuto-antico-manufatto-in-pietra-nellalveo-del-fiume-cosa-avvisate-le-autorita-locali/
dopo solo un mese dal rinvenimento che ha ridestato attenzione archeologica in quella zona ecco che venne scoperta anche una domus romana
Le Terme romane sul fiume Cosa: la sorprendente scoperta a Frosinone
Il punto è che in questo taccuino ho trovato lo spazio di scrivere quanto mi gira in testa da un po’, questa è una indagine su Frosinone e come diceva Erodoto in questo lavoro si diventa testimoni, come coloro che hanno assistito ai fatti, con gli occhi, la vista e lo sguardo, consultando antichi scritti, leggendo le pietre conoscendo quanto più si può sulle nostre origini, devono essere ascoltati gli anziani, continua…..
La sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo del passato ti toglie il respiro, A�questo quanto si prova nel passaggio a ridosso dei limiti che l’uomo moderno ha posto lungo i confini dell’insediamento dell’area archeologica abbandonata di San Cesareo, tristi barricate che fanno scomparire quanto di piA? bello come paese possediamo: la nostra storia antica.


Proprio al centro della cittadina, divenuta solo in tempi recenti comune a se stante dopo essere stata per anni frazione di Zagarolo(RM), esiste una gigantesca Villa romana che secondo gli studi effettuati risulta di grande pregio in quanto racchiude in se i tesori A�delle antiche gens romane, in particolare secondo le testimonianze dell’epoca sarebbe infatti appartenuta a Cesare e di seguito a Massenzio, una enorme distesa nel centro di San Cesareo, una proprietA� privata che invece di divenire un attrazione unica al mondo alle porte di roma, A? stata al centro di progetti di chiese e centri residenziali, il simbolo di quel degrado cittadino che invece di essere condannato rimane addirittura protetto dalla burocrazia e dalle attivitA� dei Comuni italiani.
Nel corso dei sondaggi archeologici susseguitisi dal 2010, a seguito di un progetto edificatorio che interessava terreni privati posti proprio nel centro dell’abitato di San Cesareo, cominciarono a tornare alla luce un infinitA� di costruzioni romane, porzioni di vie e acquedotti, tali da far immediatamente ipotizzare la presenza di un insediamento antico, successivamente sempre durante l’ultima fase dei sondaggi ritornarono alla luce mosaici eccezionali di alto pregio che fecero addirittura scalpore nel mondo degli archeologi e degli addetti ai lavori.

Di questi ritrovamenti se ne parlA? anche sulle maggiori testate nazionali, vi furono convegni in cui si mostrarono i ritrovamenti ma ben presto essendoci gli interessi dei costruttori in gioco si riusci a porre i ritrovamenti sotto un velo di silenzio quasi assordante.

oggi di tutto quel silenzio e dei progetti della chiesa che avrebbe definitivamente coperto ogni risultanza non restano che alcune pensiline e delle ruspe abbandonate in loco che abbiamo documentato in alcuni scatti.
Pensare che i gruppi di mosaici e le porzioni delle antiche vie non siano ancora oggi dopo 6 lunghi anni divenuti un riferimento culutrale e turistico da sfruttare per la sistemazione urbana della cittadina alle porte di Roma sono una sconfitta per tutti, vedere che un potenziale museo a cielo aperto giaccia senza alcuna protezione alle intemperie non fa contento nessuno e soprattutto i tanti cittadini e i comitati che stanno lottando al fine di recuperare il valore di attrazione identitario di una popolazione ci fa rabbrividire, eppure nonostante questo A�ancora non vogliamo dimenticare.
Questo l’intento di tutti quelli che pensano a come tutelare la nostra storia , ecco perchA? mi sono recato sul posto per farvi partecipi di questa lotta che passa anche per interrogazioni regionali provinciali e comunali, perchA? nulla A? ancora perso finchA? c’A? la speranza di cambiare gli errori A�fatti.

Sono in contatto con amici che si danno da fare anche in quel posto e sicuramente insieme riusciremo a riaddrizzare questa strada verso il futuro un futuro sostenibile che A? a portata di click e che vogliamo in tanti rendere reale.
Oggi basta recarsi sul luogo e sbirciare tra le reti di soleggiante apposte ormai da anni per respirare un aria che sa di eternitA�, basta cercare altre notizie riguardo quei luoghi per addentrarsi in un area che partirebbe da Santa Croce in Gerusalemme di Roma per giungere fino ai territori a nord dell’odierna Anagni per rendersi conto di quanto grande poteva essere questa Villa .
Con l’ardore dei combattenti ci cingiamo a difesa della nostra identitA� e della nostra storia, cosA� a San Cesareo , come sulle sponde del fiume Cosa a Frosinone, sotto i palazzi stretti tra antichi anfiteatri sotterrati e terme romane, tra fontane e necropoli cerchiamo spazio vitale per la rinascita di un territorio, e se passate di lA� ricordatevi che per legge tutto quello che A? di interesse storico A? anche vostro.


Veloci dritti al cuore della city, London town, e fast ci inseriamo in un pulman dritti verso Victoria Station, incredibile come sempre, ogni capitale europea esprime una forza unica, una cittA� Londra metropoli come la immaginate ancora autobus rossi e strade a misure d’uomo al centro.

I taxi storici e tante altre icone vecchie e nuove in un breve resoconto: prendendo il Tamigi come riferimento abbiamo toccato il cuore della cittA� purtroppo senza riuscire a raggiungere Temple church, sulla linea del tempio dove si trovava in esposizione la magna carta di inghilterra. Una parata militare cittadina per rinnovare l’impegno al sindaco che si ripete dal 1535 “Lord Mayor’s” A�ci ha ostruito il passaggio fino a quando raggiungendoli, i cancelli erano chiusi.

Ma non ci siamo fatti sfuggire nemmeno per un attimo l’obelisco di Cleopatra…il Big Ban e tante altre immagini che raccontano la Londra di oggi…il pin primis abbiamo scorto alcune pale eoliche sulla principale per la city, poi dritti al cuore della cittA� incrociando per la Tower of london, A�un contrasto forte tra palazzi eccezionali e vedute mozzafiato sul tamigi.

Palazzi di vetro sulle sponde del fiume suggestivi e pieni di colore e riflessi.

Siamo giunti presso l’abazia di westminister e abbiamo intravisto le tipiche architetture londinesi.
Dopo aver toccato con lo sguardo i tetti e le guglie dei maestosi palazzi e delle abazie, rimane davvero palpabile nell’impronta architettonica delle strutture di un periodo storico in cui si resero parenti le cittA� di Parigi e Londra, forse per le chiese e i palazzi di governo, ma sopratutto perche il medio evo sembra ancora riecheggiare in entrambe le cittA� cosa che le avvicina fra loro e le distanzia da noi italiani.

Lo stile romanico si intreccia con il gotico e le facciate sono incredibilmente elaborate, gli scalpellini di ogni epoca non hanno mai saputo fare meglio….come nel quartiere temple chiamato cosA� perchA? sede del tempio di Salomone di Londra.
![20151114_191533[1]](https://www.megalithic.it/wp-content/uploads/2015/12/20151114_1915331-1024x576.jpg)

Proprio a due passi il giorno dopo ho visitato l’obelisco di Cleopatra ..
Sempre sul Tamigi che fa una curva nel tracciato cittadino e A� viene continuamente attraversata da piccoli bus acquatici.
Una piacevole sorpresa l’occasione della foto con le sfingi a fare da profilo allo sfondo sulla cittA� uno sguardo di un altro tempo, cosA� come a dimostrare la somiglianza delle capitali dell’occidente alle capitali dell’egitto, ma questo A? un argomento che vi consiglio di approfondire sul libro Talisman di Graham Hancok,

infatti in una stupefacente ricostruzione storica basata sulla architettura ancora visibile faccia da collante per tutte le capitali europee che sono attraversate da fiumi e che sono disegnate secondo un preciso disegno di base urbanistico che ricalca il passaggio, attraversamento del dio sole sul nilo, ossia la via lattea, il disegno dei riti egiziani e ben descritto nel libro dove potrete approfondire ulteriormente.

resta poi da narrare brevemente la storia dell’ago che accomuna anche a maggior riprova di quanto appena detto la cittA� inglese alla capitale di Washington (cliccando a questo indirizzo: A�https://it.wikipedia.org/wiki/Ago_di_Cleopatra).

Scende intanto la magica notte su questa splendida cittA� e le luci si rispecchiano sul fiume,

abbiamo dato un occhiata al london tower seguendo il magico intreccio tra la londra dello schekspeer theater e finalmente abbiamo raggiunto la cattedrale di St. Paul.

esempio della somiglianza con il palazzo della casa bianca A? nella cupola eccezionale esempio che verrA� completamente ripreso dagli architetti del successivo periodo in cui si creava l’idea degli stati uniti d’america.

Ancora una volta la linea della storia ci fa sentire accomunati da stili e ragioni geometriche che dimostrano le conoscenze costruttive dell’uomo.

Comunque il viaggio vale sempre la pena, ed oggi si puA? fare con poco tempo Londra A? bellissima e come Parigi e Washington , di seguito alcuni scatti per voi.



Sede di importanti iniziative di valorizzazione di prodotti tipici, a Novembre Talamello diventa la capitale del formaggio di fossa: caciotta, tipica della zona, che viene fatta riposare e maturare 3 mesi in fosse ottenute nel banco di roccia arenaria su cui A? fondato il paese stesso (il nome infatti deriva da thalamos, cioea�� grotte, abitazione) prendendo il nome di La��Ambra di Talamello (cosA� “battezzata” dal poeta Tonino Guerra), considerati gli odori e i sapori con cui si arricchisce. Questa usanza di mettere il formaggio nelle fosse non nasce con intento culinario: tutto il procedimento pare risalga al medioevo quando gli allevatori della zona dovevano nascondere i formaggi ai predoni e ai ladri; o piua�� semplicemente era necessario che li conservassero per un periodo piua�� lungo senza che questi seccassero eccessivamente.
SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO

Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino. IL CROCIFISSO Fra le opere di pittura medievale, il crocifisso di Talamello A? certo fra le piA? conosciute del nostro Montefeltro, oltre ad essere fra le immagini religiose una delle piA? antiche e senza��altro fra le piA? venerate. Prova di questa devozione popolare A? il gran numero di fedeli che da tutta la Diocesi ogni anno arrivano al Santuario di Talamello, in occasione della a�?Festa del Crocifissoa�? che si celebra il lunedA� di Pentecoste. CosA� come lo vediamo oggi, il dipinto A? frutto della��ultimo intervento di restauro effettuato nel 1995 in concomitanza con la mostra organizzata dal Meeting di Rimini dedicata alla Pittura riminese del Trecento

, che ha restituito una��opera di grande valore artistico. 21 Nel Santuario del Santissimo Crocifisso, di origine seicentesca, nella piazza principale del borgo talamellese, A? custodito un prezioso crocifisso dipinto; si tratta di una��immagine del Crocifisso di Giotto che fu trasferita dal Poggiolo a Talamello nel 1870. Emanuele e Rossella – 18 luglio 2015 1 23 Il bellissimo Crocifisso A? un dipinto su tavola attribuito per un lungo periodo a Giotto ma fatto risalire successivamente ad un suo allievo, Giovanni da Rimini nel XIV secolo.
Caratterizzato da forme potentemente rilevate dal chiaroscuro, presenta nei lobi le figure del Cristo giudice, in alto, e ai lati quelle della Maddalena e di San Giovanni Evangelista.
Ea�� una�� opera importantissima per comprendere lo sviluppo della cosiddetta Scuola giottesca. Si dice che la��immagine sia miracolosa: piA? volte si rese protagonista di guarigioni inspiegabili e miracolose. Da sempre oggetto di devozione, essa era custodita un tempo nella Chiesa del Poggiolo. Qui i fedeli si rivolgevano per aiuto alla figura del Redentore, come ad esempio nel 1854, quando la��incendio divampato nella miniera di zolfo della vicina Perticara sembrava indomabile o quando, nella��anno successivo, il colera stava uccidendo la popolazione. In epoche successive, il Crocifisso guarA� miracolosamente molti ammalati che a lui rivolsero le loro preghiere fiduciose. Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino.
Talamello, cuore del Montefeltro, A? noto anche come patria del musicista-musicologo Amintore Galli, autore dell’Inno dei Lavoratori.
TALAMELLO, come per miracolo collocato su una pittoresca appendice del Monte Aquilone, sorge su uno sperone di roccia, sulla sponda sinistra del fiume Marecchia ed A? un antico borgo ricco di storia antica.
Di origine anteriore al IX secolo appartenne come Feudo alla chiesa Feretrana, fu sotto il giogo dei Faggiolani, e dei Malatesta nelle dispute con i Montefeltro e infine sede dei Vescovi da Montefeltro, e del Governatore della Romagna a cui Sigismondo Malatesta venne a chiedere la pace.
Per chi capita in paese A� da��obbligo una sosta alla grande fontana che abbellisce la piazza del paese e la camminata boscosa fino al Pincio, dove, tra castagni, pini e ricco sottobosco, si puA? ammirare tutta la Valmarecchia.
In piazza Garibaldi si segnala Palazzo Rusticucci. A? una delle piA? belle residenze del centro storico. La caratteristica architettonica principale A? la presenza di una merlatura del piano superiore. L’area A? chiamata anche il castello. Il prestigioso patrimonio pittorico di Talamello A? stato, nel 2002, arricchito con la��apertura del Museo-pinacoteca Gualtieri “Lo splendore del reale”, costituito da oltre 40 tele che il pittore di origini talamellesi Fernando Gualtieri ha donato al Comune.
Ringraziamo Rossella Bartoli lasciandovi il link per contattarla
http://www.villacercis.org/
Una citta incredibile, sospesa tra le sue diverse epoche, ricca di storia e di preistoria.
Dalla sua parte bassa chi arriva non puA? non notare i primi santuari che giA� sulla via che la collega conla ss155 perA�Fiuggi o con la casilina, proprio sul ciglio della strada viene accolto dal culto che avvolge l’abitato millenario, proprio sulla pianura la villa di adriano, e poi salendo verso la collina,”arcioni” di tufo che sembrano fare da ingresso,A�alla sommitA� riportandoci in dietro nel tempo tra botteghe ed unaA�vista eccellente sulla storia del luogo che si sta visitando.
Immaginando di risalire la via dei pellegrini della dea fortuna attraversiamo la via che ci fa raggiungere il Palazzo Barberini MuseoA�nazionale di Palestrina.
subito ad accoglierci la splendida ape simbolo della famiglia
rimane impresso sulla chiesa (Santa Rosalia) connessa al complesso edificata proprio dalla famiglia tutt’ora proprietaria in parte dell’edificio piA? recente.
una volta sul luogo ci si accorge dell’incantevole vista del panorama con le
sue particolaritA�, infatti si tratta di un luogo abbastanza raroA�in quanto dall’alto della collina ci si accorge che il mare si staglia sull’orizzonte regalando il profilo di una fascia tirrenica di svariati kilometri, a prima vista da Sabaudia ad Anzio, Roma si trova sulla destra (dando le spalle al palazzo), la
Valle del Sacco si allunga sulla sinistra, piA? in la vi dirA? della vista mozzafiato dell’acropoli di Prenestae l’attuale S.Pietro.
la struttura che calpestiamo A? la ricostruzione dell’antico tempio della fortuna risalente alla roma repubblicana, 
una stradina, una porta, la chiesa, il palazzo, e l’ampia terrazzatura e l’orizzonteA�che gli architetti ricostruironoA�con 
geometrie elleniche A�l’ascensione al tempio.

la ricostruzione e la differenza tra i resti romani e d il palazzo appare rintracciabile al visitatore dall’interno 
dell’edificio che ci accingiamo a visitare.
Palazzo Barberini si presenta con una hall degna dei 
palazzi papali romani, incastonato nel vecchio androne dell’edificato romano infatti buona parte delle 
strutture benchA� ricostruite poggiano tuttora sulla vecchia base romana ….
All’interno si 
possono trovare molti spunti per approfondimento di curiosi, esistono oggetti che narrano piA? di quanto a prima 
vista possa risaltare. tornando al palazzo esso mi ha dato l’impressione che chi avesse voluto
costruire tale opera fina dall’inizio non puA? non averla orientata.
Mi ha colpito la singolaritA� geografica ed orografica, quasi fosse una strana coincidenza l’allineamento delle mura poligonali chiaramente scorgibili nella zona
dell’antica Acropoli di San pietro subito sopra il tempio collegato con l’unica strada che da millenni collega la collina che domina un perimetro avente un raggio unico di visione, vista che servirebbe davvero a controllare il mare cosa da non sottovalutare.

L’insediamento si perde nei tempi esistono oggetti e reperti eccezionali che sono stati trovati nella zona a valle in cui esistevano intere necropoli, secondo gli archeologi manufatti che vengono da tutto il mondo nonostante l’antichitA� dei pezzi e la poca conoscenza del mondo secondo la storia
della georafia che ci hanno tramandato da secoli, in particolare segnaliamo la camera adibita del museo agli oggetti femminili e ai preziosi.
https://www.youtube.com/watch?v=es48_NK3IZU
https://www.youtube.com/watch?v=ddIA5BVHL08