Appena svegli, nella capitale francese ci precipitiamo a fare una bella colazione con croissant e succo d’arance, poi giù nella metropolitana alla volta di Saint Sulpice, tappa fondamentale per vedere e toccare la Rose Line che fu qualche secolo fa il simbolo delle conoscenze e della misurazione della terra. La meridiana di Parigi del XVIII sec. d.C. ( ..ne esistono anche altre ad es. cattedrale di Acireale, etc.) infatti è segnata da un obelisco e una linea di ottone che scorre all’interno della chiesa suggestiva, ed è riccamente decorata con simboli di altri tempi sempre nel pieno del neoclassicismo pagano parigino, cosa che fa da contrasto proprio con gli ambienti ecclesiali in cui difficilmente possono passare inosservati.
gnomone ad obelisco della meridiana di parigi
Le lapidi recitano la corretta interpretazione dell’opera astronomica realizzata, dalla lettura si evince che serve a segnare la corretta data per la pasqua riconducendo il progetto ad un esigenza liturgica, cosa ben lontana da quanto invece rappresenta per quanti amano la lettura dei romanzi di Dan Brown, il quale riconduce alla meridiana di Parigi, di questa chiesa, la line della rosa che unisce i luoghi sacri per i neotemplari e gli illuminati, fino agli iscritti della confraternita del priorato di Sion……, in quanto come meridiano unisce in se i luoghi chiave del culto divino (santo graal), come Gerusalemme e la cappella di Rosslyn, luoghi di grande misticismo da sempre.
Bellissimi i particolari della chiesa come l’altare monumentale in cui la madonna con il bambino poggia sul globo terrestre schiacciando un serpente con il piede a simboleggiare la potenza divina e la vittoria della cristianità sul mondo e sul male.
La chiesa nonostante abbia molti visitatori e sia il punto di riferimento dell’intero elegante quartiere parigino è trascurata e non gode di quell’attenzione manutentiva che dovrebbe avere, basti pensare che alcune delle splendide vetrate sono infrante e lasciano entrare i piccioni all’interno della chiesa.
un disco si trova proprio lungo la base della piramide di vetro del Louvre..disco di Arago
Non va dimenticato che è storicamente comprovato lo sforzo di riuscire a tracciare i meridiani esatti ai tempi (per gli astronomi), la scienza ormai si avvale di strumenti satellitari digitali, la linea attraverserebbe tutta la città ed è rintracciabile grazie ai dischi di Arago, 135 dischi posizionati da Jan_Dibbets recentemente.
lungo il meridiano esatto odierno.
sacro graal con iscrizioni….. da decifrareil santo patrono di Parigi decollato
Le Vetrate descrivono i vescovi e i santi della tradizione parigina, ma ci sono due particolari riferimenti che non possono essere taciuti: una rappresenta il sacro graal ed un altra rappresenta il patrono di Parigi: Saint Denìs con la testa mozzata raccolta tra le proprie mani in posizione retta. Infatti la leggenda del martirio del santo aprigino racconta che dopo esser stato decapitato raccolse con le sue mani la testa e si incammino lungo la strada che oggi segna il quartiere omonimo.
Infine non sarebbe una chiesa degli illuminati se oltre ai riferimenti alla rose line, al sacro graal, non vi fosse posto per le mirabili opere d’arte pittorica realizzate dal mitico pittore della rivoluzione francese De La Croix, il quale trovandosi a dipingere figure bibliche destinate alla chiesa trovò lo spazio per inserire i suoi dettagli ispirati alla rivoluzione popolare francese eccovi il dettaglio delle pitture che si trovano nella prima cappella all’ingresso destro della chiesa.
Scatti in sequenza che speriamo possano descrivere meglio quanto visto.
Insomma la chiesa “val bene una messa”, perché regala uno spaccato mistico in cui affondarono le radici del neo classicismo francese, così come accettarono anche i personaggi dall’enclave dei clerici dell’epoca, dunque degno luogo in cui capire a fondo un periodo storico di un paese in fermento.
In poco più di mezz’ora il luogo è stato visitato, ma non basterebbero 10 ore di studio per approfondire ogni tematica trattata e gli intrecci storico sociali che attraversano questa splendida chiesa.
L’associazione Ci vediamo in Provincia è nata 5 anni fa con lo scopo di affiancare ed aiutare il mondo dei giovani (ciociari), popolazione che occupa di diritto luoghi antichi che molto spesso nonostante la naturale vocazione ad essere indimenticabili sia per paesaggi che per cultura e storia, ultimamente hanno raggiunto l’onore delle cronache solo per essere stati palcoscenico per le peggiori “tragedie” nazionali.
Proprio così infatti il nome di questa città oggi risuona nell’italia per essere la città più inquinata d’italia, dove si assiste attoniti al continuo depauperarsi delle risorse ambientali e civili quasi come se il malcostume e la distanza dalla legalità avessero trovato casa proprio tra le nostre colline amate.
I Giovani restano la classe del futuro ed è su di loro che dobbiamo puntare se vogliamo credere che il nostro futuro sarà all’altezza degli obiettivi che ci consegnarono i nostri avi .
Il quadro della situazione locale è devastante, i dati narrano una miriade di arresti tra funzionari comunali e politici, amministratori e dirigenti delle maggiori aziende, tutti collusi nella devastazione ambientale, appalti pubblici per opere mai compiute hanno ridotto le città millenarie in paesi vuoti immersi nell’atmosfera tombale di un film sul far west, sindaci e vice sindaci arrestati, vicende giudiziarie che dimostrano quanto vicini alle peggiori organizzazioni criminali nazionali siano gli uffici in cui si amministra la res pubblica delle cittadine frusinati.
Oggi un giovane di Frosinone è abituato a vedere in tv personaggi locali difendersi nei talk show da accuse di tutti i tipi, e affacciandosi dal suo balcone constata il fatto che gli stessi personaggi girano indisturbati in auto lussuose e si chiede come sia possibile arrivare a quel benessere, poi scende in strada vede tanti poveri che chiedono l’elemosina e locali chiusi e dismessi, pensa che non ci sono più speranze per assicurarsi un lavoro per il quale ha studiato e fatto sacrifici, mentre altri chissà come, magari accostandosi a chi naviga nell’illegalità, magari facendo raccomandazioni si mettono nelle braccia del signorotto locale il quale sicuramente gli assicurerà qualcosa in cambio.
Questa sottile e logica ricostruzione, ricalca sul serio una mentalità che si è generata in questi luoghi negli ultimi 30 anni, nata con la rinascita nazionale del dopoguerra lungo le infrastrutture create per lo sviluppo e morta con la crisi economica di qualche anno fa.
Ora restano gli scheletri degli impianti creati dalla cassa per il mezzogiorno, vuoti e senza operai, percorrere la Valle del Sacco significa respirare i fumi delle uniche industrie rimaste, quelle più inquinanti, e se questo non avesse inaridito abbastanza i nostri amati luoghi sul piatto restano città povere e disgregate, come se dopo un ciclone spaventoso fosse rimasto il degrado e nessuno volesse più ricostruire.
non ci vuole troppa fantasia a immaginare i ragazzi che girano come “zombie” tra case, scuole e strade,…. l’educazione che hanno non è quella che si dava anni fa, ora basta andarsene all’estero per campare meglio,.. meglio abbandonare il campo se si ha voglia di fare qualcosa perché tanto i posti sono già stati assegnati , il potere dai padri torna ai figli e chi non aveva nulla prima non lo avrà mai.
Viene in mente il verga, della sicilia di cento anni fa, il sistema generato non riesce a mutare, si percepisce un distacco totale tra i cittadini e la politica per il proprio territorio, anche secondo i dati dell’affluenza alle urne, e se le cose stanno così, tutto si tinge di nero.
Noi però come cittadini non possiamo certo darla vinta a tutti, noi siamo ancora convinti che con un nuovo orizzonte di onestà e con un buon lavoro nel sociale si potrà nuovamente creare una strada di rispetto e lavoro condiviso, una chiara dimostrazione che non tutto è perduto. E’ per questo che abbiamo deciso di partire con il progetto “Ci vediamo in provincia per la legalità”.
Vogliamo mettere il nostro impegno a far rispettare le norme che abbiamo stabilito in tanti anni, attraverso lo sforzo delle autorità della magistratura che vigileranno al nostro fianco, perché se tanti cittadini segnalano i fatti che non rispettano i principi legali i magistrati hanno l’obbligo di indagare e attivare l’azione penale, nell’interesse dello stato della nostra repubblica.
…Ci hanno reso schiavi togliendoci tutto, anche la possibilità di sperare. Ma abbiamo un territorio da bonificare a partire dall’ambiente per arrivare allo sviluppo industriale. Siamo stati abituati alla mentalità del “DO UT DES” e siamo cresciuti con la consapevolezza che per VIVERE e non sopravvivere bisogna andar via.
Noi siamo anche quelli però che con coraggio hanno deciso di cambiare la loro terra e di VIVERCI. Siamo quelli pronti a cambiare prima noi stessi e poi gli altri. Siamo quelli che il voto di scambio lo viviamo sulla pelle, lo viviamo in una sanità lacerata che ci é stata derubata, nelle strade della prostituzione; nelle campagne piene di fusti interrati, lo viviamo in città devastate, nelle scuole che crollano, nei ponti che franano e le gallerie che si allagano, nei mercati coperti sequestrati, negli stadi che verranno trasformati in mostri di cemento, nei fiumi pieni di tossine e liquami, nei depuratori industriali mai messi in funzione, nell’aria piena di polveri nocive, nelle biblioteche chiuse, nelle aree archeologiche sotterrate e distrutte, e saremo sempre di più a lottare, perché questa è la nostra terra e l’onestà sarà il tesoro che troveremo alla fine della strada che oggi abbiamo cominciato a costruire.
“Il vero pericolo è la pigrizia morale. L’intransigenza costa troppa fatica.” Non permetteremo più a nessuno di bloccarci. Il futuro ê nostro e la terra, la nostra terra, in prestito per donarla ai nostri figli. Vogliamo vivere. Non ci accontenteremo più di boccheggiare!
Non potrei non presentarvi questa stupenda città senza aver detto prima che dopo aver letto e visto i monumenti e i simulacri eretti un po’ in tutta la bella mia penisola, un ciociaro non può certo che ridacchiare sotto i baffi, e non dimenticare che anche a Frosinone e in altre poche parti furono eretti monumenti alla “libertà” pagana o cristiana, l’arte dalla rivoluzione francese ha preso e dato molto, il neo classicismo pagano, in parigi trova la sua dimensione e scopre di se i presupposti dell’immortalità.
Parigi secondo alcuni scritttori contemporanei molto importanti, nacque attorno ad un primo nucleo proprio sulle rive della senna dedicato a Iside, e oggi sembra arrivare a coprire l’orizzonte della piana del fiume per chilometri.
La culla della cultura illuminata, priva del timore divino, le sue cattedrali, i suoi gargoile che vegliano sulla città, i suoi palazzi e le sue regge, i suoi musei e i suoi giardini, fino alla tour eiffel, sono la dimostrazione del uomo che dimostra di essere libero, libero dalla religione nella sua opera governativa.
Guardiamo il suo piano regolatore, napoleone regista e la corte alle macchine, vediamo dal vivo cosa si vede dall’alto,\ dalla cima della torre di ferro della “du pont”.
Come tante altre capitali, la sua mappa nasconde uno strano e preciso disegno, secondo Robert Bauvall e Graham Hankoch, tra il percorso del fiume nel centro della città e la retta disegnata dalla via degli champ eliseè ci sarebbe un angolo di 15 gradi con obelischi e cupole a ricordare altre città capitali: Roma, Eliopoli la Valle di giza, Wahshington, Londra, e chissà quante altre ancora…
Dall’arco di trionfo fino al louvre, tetti grigi di piombo, e ferro battuto come se piovesse, gli odori delle cucine che si fanno sentire lungo le rue del cuore parigino, prendiamo da place del repubblique e scendiamo per la “rue du templ”, che ci porta a Notre Dame de paris, chissa quanti mercanti hanno già calcato quella strada che porta all’isola.
E poi, di Parigi oggi come si fa a tacer della sua bellazza notturno eccovi alcuni scatti….
partiamo per Rue du Templ e da place de la repubblic dove ci sono state da poco le manifestazioni per Charlie Hebdo e raggiungiamo la bellissima cattedrale di Notre Dame de Paris….l’Hotel de la Ville, …immersi nell’atmosfera d’altri tempi l’indomani partiremo alla volta dello gnomone di Saint Sulplice e della rose line ..(Continua)
Venerdì 20 marzo a partire dalle ore 16.00 presso la VILLA COMUNALE di Frosinone, L’Associazione Ci vediamo in provincia, ospita l’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” e l’Associazione “Voci delle voci onlus”. Tema dell’incontro pubblico sarà l’attualissimo tema incentrato sui “Voti di scambio”. Come da locandina, seguiranno i saluti dell’Associazione “Antonino Caponnetto” tramite il Segretario Nazionale dell’Associazione Elvio Di Cesare e il Vice Segretario Andrea Cinquegrani. Seguiranno i saluti del Sindaco di Pastena Arturo Gnesi e della nostra Associazione (nata nel 2010 dalla volontà del fondatore Paolo Ruggeri) tramite la referente Ilaria Fontana. Tra i relatori ci saranno Ferdinando Imposimato, Magistrato emerito Corte di Cassazione, Antonio Esposito, Presidente Sez.Penale Corte di Cassazione, Ilaria Calò, magistrato DDA Roma, Alessandro D’Alessio, magistrato DDA Napoli, i membri della Commissione parlamentare antimafia Luisa Bossa e Michele Giarrusso e per finire l’intervento di Elio Lannutti, già Senatore della Repubblica.
Sarà un’occasione di confronto per valutare come le organizzazioni mafiose influenzano la nostra vita a tutti i livelli e per imparare a dire NO ed essere intransigenti.
Di seguito la locandina
Ps: i posti a sedere sono limitati è gradita la prenotazione alla mail
Siamo orgogliosi di presentare la nuova pagina tematica del sito, come tradizione vuole infatti l’associazione ci vediamo in provincia, non smette mai di crescere, sia in termini di nuovi associati, sia in termini di tematiche ed impegni.
Il nuovo obiettivo che si va ad aggiungere alle finalità dello statuto associativo che già conta la tutela delle tradizioni artistiche dei giovani del territorio della provincia, la tutela del patrimonio paesaggistico e dei beni culturali, da oggi anche l’educazione alla legalità tra i giovani.
La legalità è il cielo del progresso e della civiltà , senza di essa ogni sforzo nella lotta al degrado sia morale che territoriale resta vana, la legalità è il presupposto per la crescita della cultura in un paese civile, il collante che funge da garanzia per le nuove e le vecchie generazioni di individui e cittadini, per questo va posta come ineluttabile principio per ogni intento di civilizzazione.
Siamo dunque ad un nuovo inizio un ulteriore ramo all’albero della nostra vita associativa e ne siamo convinti sostenitori, ogni sforzo verrà speso per fare da cornice ad un fine unico il progresso civile, fra qualche tempo ci troveremo ad organizzare eventi in tale senso sempre chiedendo una mano a tutti i nostri amici sostenitori e leettori, curiosi di vedere dove infine riusciremo ad arrivare, quindi come si dice all’inizio di un nuovo viaggio allacciamoci le cinture e prendiamo un bel respiro la nuova strada e pronta per essere percorsa buon viaggio e …..ci vediamo in provincia
Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza : la conoscenza non ha né età né limiti. La storia è il cammino dell’uomo verso o contro la verità, la conoscenza, verso o contro la virtù, la tensione del cuore. Per questo la storia può insegnarci, affascinarci, saper di universale, di personale; può corrispondere alla nostra sete di sapere cosa è l’uomo e come l’uomo ha concepito, nel tempo, il suo essere ed il suo fine. Può corrispondere alla nostra sete di saper cosa è la civiltà in cui viviamo, il passato in cui affondiamo le radici. Quando vediamo una montagna, quando abbiamo di fronte il mare, l’orizzonte, la luna come non ci viene in mente che è la stessa luna, lo stesso orizzonte, lo stesso mare che hanno visto i nostri avi. Perché il passato è sempre il fondamento del presente. Questa la continua poesia in cui noi viviamo e siamo catapultati.
Da sempre la Storia ha subito atti dediti a cancellarla e la memoria, il filo che ci unisce, non si può perdere. Eppure storicamente abbiamo eventi più o meno noti in cui l’Uomo per il suo delirio di onnipotenza, di immortalità e di presunzione, ha tentato di rendere storia il suo presente cancellando i tempi antichi. Basta ricordare i giacobini francesi, che cancellarono le ricorrenze e le feste del calendario cristiano, per far dimenticare la storia a cui essi si riferivano, alla storia di regime, figlia della scuola di regime, all’ansia devastatrice della rivoluzione culturale cinese, alla volontà dei Khmer rossi cambogiani di eliminare i libri del passato e persino tutti coloro che, portando gli occhiali, potevano essere pericolosi lettori, e magari difensori, di una cultura e di una storia passata, basta ricordare l’incendio della Biblioteca di Alessandria che ha distrutto interi volumi che raccontavano la prima Cultura mondiale (che poi diede la forza all’impero ellenico di primeggiare) per far posto alla “saggezza mediterranea” che poi divenne romana. Pensando alle diverse forme di arte che la Biblioteca conteneva, un pensiero va ai giorni di oggi e più precisamente al ricordo delle 12 persone uccise per il solo motivo di mettere su carta la loro arte . I nomi della strage di Charlie Ebdo: Stephane Charbonnier, alias Charb, vignettista e direttore; Georges Wolinski, vignettista; Jean Cabut, alias Cabu, vignettista; Bernard Verlhac, alias Tignous, vignettista; Philippe Honoré, vignettista; Bernard Maris, economista ed editorialista; Elsa Cayat, psicologa e giornalista; Michel Renaud, ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand; Mustapha Ourrad, correttore di bozze; Fréderic Boisseau, addetto alla portineria; Franck Brinsolaro, poliziotto; Ahmed Merabet, poliziotto.
12 nomi che rappresentano un tentativo moderno di tappare la bocca e di indirizzare la Storia unilateralmente, interpretando quella passata in maniera del tutto soggettiva da parte di una mente che opera a nome del suo Dio per cancellare il tratto di una matita che però oggi ha la forza di continuare ad esser usata.
Dobbiamo ripartire dalle nostre radici, dai nostri sassi, dalle nostre pietre che parlano: sarà dal loro studio che si rafforzerà la nostra identità. Tuteliamo i nostri ricordi, la nostra memoria, siamo curiosi di cercare l’origine di ogni cosa e difendiamo i beni che stanno per essere sostituiti da un mare di cemento in alcuni casi, da un centro commerciale in altri, da incendi in altri ancora, dalla prepotenza di supremazia nella totalità degli eventi.
“La storia è una guida alla ricerca dell’uomo”, così Biagi la definiva: non stanchiamoci mai di studiarla.
Siete tristi? Siete giù di morale? Avete bisogno di un po’ di carica?
Andate su Youtube, cercate “On top of the world” e alzate il volume al massimo. Funziona vero?
Ultimo singolo, uscito pochi mesi fa, della band statunitense “Imagine dragons” ha avuto un immediato successo radiofonico, grazie al suo ritmo coinvolgente e alla grinta con cui viene straordinariamente interpretata.
Intrigante è anche il video, che prende in esame la società degli anni ’60 del Nord America, partendo dai movimenti hippie e arrivando allo sbarco sulla Luna.
Personalmente sentirla mi mette di buon umore. E penso che sia proprio questo lo scopo di questa canzone: donare quella piccola felicità che ti rallegra la giornata, magari facendo qualche sorriso in più del solito, saltellando per strada con le cuffiette nelle orecchie.
Quindi qualsiasi cosa voi stiate facendo, fermatevi, prendetevi qualche minuto di relax e ascoltate questa canzone e… arrivate il cima al mondo.
Domenica scorsa durante una passeggiata sui confini della ciociaria nord, proprio dove comincia a mutare la conformazione geologica del nostro territorio, all’incrocio magico tra la pianura della valle del sacco, la catena montuosa dei Lepini, e la zona vulcanica dei castelli poco a sud di roma, ultimo avamposto montuoso al centro del percorso millenario che contraddistingue ancora oggi il traffico tra roma ed il sud italia, abbiamo intrapreso la salita che da colleferro porta alla magnifica città megalitica di Segni.
Avevo letto e conosciuto la Città già dagli scritti di Giulio Magli, docente di archeo-astronomia del politecnico di milano, abile studioso e ricercatore della civilta megalitica del lazio meridionale, il quale tra le città contraddistinte dalle mura poligonali megalitiche riservava a Segni una attenta analisi paragonando l’impianto murario segnino ad altre grandi città come Alatri, Ferentino, Alba Fucens, Circei, etc., ma ugualmente, sono rimasto davvero impressionato dal reale impatto che la vista delle rovine nella città ha destato in me, che amo e cerco riferimenti geoarcheologici nel territorio dimenticati o poco valorizzati.
La città risulta piena di fascino in quanto si eleva su un territorio che raggiunge i 700 metri di altezza ed è riconoscibile a distanza quale unico impianto urbano della zona innalzata tra i monti nel raggio di kilometri, e la sensazione di differenza con tutto ciò che la circonda è causato dalla sua posizione difficile da raggiungere che sicuramente ha aiutato a farla rimanere immutata in molti aspetti architettonici, tenendola al sicuro in tutta l’era moderna dalle vicende dell’umanità.
Appena giunti sulla strada cittadina disseminata di cartelli che indicano le tante attrazioni archeologiche e storiche, ci si ritrova in un percorso obbligato che le stesse amministrazioni hanno chiamato percorso turistico, andando a impattare con il primo anello di mura megalitiche che impone di fatto al viandante di costeggiarle salendo verso il nucleo antico del centro storico.
Spettacolari massi calcarei poligonali ammassati con perfezione l’uno sull’altro sorreggono l’impianto ascendente delle abitazioni che da secoli contraddistinguono il profilo cittadino, le strade e i vicoli appaiono perfettamente come tanto tempo fa districarsi tra i diversi punti vitali dell’abitato, tra chiese minori e cattedrali medievali, si giunge nel versante panoramico che si affaccia sulla valle del sacco.
Lo sguardo dall’alto si perde sulla distesa verde e sulle catene montuose prospicenti, in cui a distanze più o meno regolari si distinguono tutte le città ciociare millenarie e i paesini rurali fino a Frosinone posta sull’ultimo spazio visibile a valle, se si volge lo sgurado a sud, mentre verso nord si distingue Roma e al suo lato la zona di T
ivoli.
Insomma una terrazza che appare impagabile, sia per la bellezza sul basso paesaggio dominato, sia per il valore strategico che non si può assolutamente fraintendere, in quanto a qualsiasi ora del giorno, da quella posizione avvantaggiata, è possibile scorgere cosa succede nella valle da Roma a Frosinone , da Tivoli a tutti i monti che ci dividono dall’Abbruzzo.
Quasi immediatamente si può immaginare la schiera di esseri umani che raggiunta la vetta nei lontani secoli della preistoria si organizzava a cingere il monte con le mura ( lunghe 5 km), rendendo da quei giorni la città eterna, segnando una cultura con i simboli di una somma di conoscenze che oggi ci sfugge, ma che insegna al viandante come l’uomo possa dominare sulla natura in modo ecologico ed eterno.
La zona panoramica affaccia anche verso la catena dei lepini formando una gola impressionante per il salto di centinaia di metri ed è sovrastata da i monti che hanno sempre regalato selvaggina, funghi e legumi alla popolazione garantendo un lato protetto a nord ovest contro l’eventuale bramosia di popoli di passaggio nell’ Italia tirrenica.
La città è importante storicamente per aver raccolto dall’epoca romana tante personalità di spicco, finanche del mondo religioso, e raccoglie ancora una biblioteca storica di grande importanza, ma oltre alla storia medievale racchiusa intorno alle chiese ed alla splendida cattedrale, il nostro report di viaggio punta decisamente agli aspetti preromani dei luoghi rimasti intatti, sull’impianto di muri poligonali che circondano tutta la cresta del monte intervallati da numerosi punti di accesso alla città, come la mirabile porta saracena o la famosa porta foca situate proprio sul versante affacciato a est sulla nostra valle, oltre alle tante posterule e fognoli.
La porta saracena si apre in senso antiorario (non costringe a mostrare il fianco destro protetto dallo scudo-mentre al contrario porta foca era concepita per tenere sguarnita la difesa di chi osava entrare) appare incredibile sia per stazza sia per bellezza, un insieme di massi giganteschi formano un unicum mondiale per maestosità quale esempio architettonico-ingegneristico, degno di apparire accanto a Stonhenge, o alle piramidi della valle giza, il monumentale ingresso risulta intatto e come struttura indistruttibile sembra poter reggere anche contro un eventuale attacco nucleare, e non a caso richiamo l’idea di una catastrofe per avvalorare la resistenza insita nell’opera, in quanto dopo millenni nonostante guerre, bombardamenti e terremoti, mentre ogni altra architettura ha segnato il passo al trascorrere dei tempi, quella delle mura megalitiche non appare nemmeno scalfita.
Il percorso dei muri è intatto e si nasconde sotto alcuni strati di terreno per poi riaffiorare in alcuni punti dove si può con certezza affermare che l’opera sia stata fatta per sottrarre alla montagna la terra, un po’ come a machu picchu, dove(secondo le ultime teorie) attraverso una serie di terrazzamenti megalitici e la realizzazione di terrapieni, si sottraeva alla montagna i luoghi rocciosi e aridi per realizzare orti e coltivazioni, la cinta è lunghissima e regolare tanto che attraverso il sistema di terrazzamenti ancora oggi è facile raggiungere l’acropoli attraverso una gradevole salita.
L’acropoli dove oggi trova sede la chiesa di San Pietro è davvero eccezionale, un opera megalitica che fa trasalire il visitatore, la sensazione dell’eco delle vicende umane passate avvolge lo sguardo a 360 gradi e regala la certezza al passante di appartenere all’eternità del pianeta nel suo universo.
Il tempo perde la sua finitezza e si accompagna alla descrizione della vicenda umana degli ultimi millenni, infatti sul vecchio basamento megalitico dell’acropoli sorge un templum romano (dedicato a Giunone moneta) intatto e distinguibilissimo sormontato da un impianto cristiano, tipico edificio medievale con campanile annesso e bifore ancora più recenti, la pietra accompagna lo stallo dei colori dal bianco megalitico preistorico (calcareo), al marrone scuro della pietra squadrata romana (tufo) su su fino ai mattoni scuri di epoca medievale e il tetto moderno.
Il luogo è da difendere da riscoprire, da mostrare al mondo e da tutelare come patrimonio dell’umanità.
Non esiste alcun altro luogo al mondo in cui si possa distinguere la diferenza e l’amalgamarsi degli stili e delle architetture della nostra civiltà mediterranea così ad occhio nudo, il megalitico, il romano, il medioevale ed il moderno, insieme dal basso fino al campanile che si staglia nel cielo.
Se non ci bastasse questo, proprio di fronte alla chiesa lato nord, esiste una cisterna romana per acqua piovana enorme che nonostante i secoli resta affiorante a simboleggiare la capacità di resistenza e di pianificazione urbana nell’approvviggionamento della materia vitale dell’acqua, come a dimostrare quanto si fosse attenti costruttori nei secoli addietro.
particolare interno chiesa San Pietro
La porta foca che affaccia a sud è visibile, ma lungo il sentiero delle mura che la circondano il degrado sta lentamente prendendo il sopravvento, segno che le amministrazioni non riescono a tutelare e valorizzare la città, anche se lungo la camminata del lato sud est rimango felicemente colpito dagli scavi aperti, segno che l’interesse sulla zona rimane flebilmente desto, i palazzi medievali sono ricchi di reperti romani e nella città ha sede un museo archeologico.
Segni è una città unica e va studiata assieme alle città megalitiche come Ferentino, ed Alatri, e mentre si pensa a costruire nuovi stabilimenti industriali, nessuno ricorda la vocazione reale del territorio culturale e turistica, invece di puntare alla sostenibilità di cicli produttivi di indotti volti all’accoglienza dei turisti i giovani vengono invitati a lasciare i propri luoghi del cuore per recarsi a fare chissà cosa in industrie inquinanti, peggio ancora altri senza un futuro sono destinati ad espatriare.
Ci battiamo affinche il patrimonio sotto stimato della nostra terra torni protagonista di un volano occupazionale basato sulla sostenibilità della tradizione e della cultura ma la strada è ancora lunga, per questo vi invito a parlare di questi temi al bar, alla fermata dell’autobus e nei comuni, nei palazzi del governo del territorio, locali e nazionali, facciamolo per noi facciamolo per il territorio.
Anche se in molti dicono che la parola Liri, deriva dal latino ‘viridis’, che vuol dire ‘verde’, a me piace immaginare che le sue origini, si collegano alla mitologia greca, le mura pelagiche sono la testimonianza che antichi greci che si spostarono tanti anni fa fino in Italia, fondando molte colonie ed originando la loro volta nuovi insediamenti, forse cacciando le popolazioni indigene. Il nome Liri si intona con Illiri, nella mitologia greca, Illyrius era il figlio di Cadmo e Armonia che governò la regione di Illiria e divenne l’antenato etnonimo di tutte le popolazioni illiriche. Ancora, il nome Liri si avvicina a Lirìpe, che era una delle Naiadi, le ninfe delle acque dolci, viveva nella Focile, una zona della Grecia dove i primi abitanti si dice fossero i Pelasgi. Lirìope era molto bella ed il dio dei fiumi Cefiso se ne infatuò, quindi un giorno che la ninfa si era allontanata dalle sorelle, la circondò con i suoi corsi d’acqua e così intrappolata fu sedotta dal dio diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza che chiamò Narciso. Era un giovane bellissimo e corteggiato e di lui Eco, una delle ninfe delle montagne, si innamorò perdutamente, un amore impossibile e talmente disperato che la bella ninfa per volere degli dei fu trasformata in roccia.
Grazie alle testimonianze archeologiche, si sa di una divinità italica, particolarmente legataal fiumeLiri ed adorata fino alla Foce del Garigliano, la deaMarìca, sposa di Fauno, divinità dei campi e della pastorizia e madre di Latino, ninfa protettrice dell’acqua e delle paludi, degli animali, dei neonati e della fecondità.
Ad essa è dedicata, presso Isola, una Torre circondata da alberi si erge sulla collina del paese, al centro di una radura incontaminata da dove si può contemplare il cielo, ammirare il panorama dell’intera vallata, seguire con lo sguardo il percorso del fiume Liri, spaziare la vista su Sora e i paesi limitrofi sovrastati dai maestosi monti Appennini.
Esistono molte leggende ma la più raccontata riguarda il bosco sacro sulla collina della Torre, tantissimi anni fa il bosco era un luogo considerato una vera oasi dove viveva ogni specie di animali in libertà, vi erano fiori tra i più belli e ricca vegetazione ed il fiume verde smeraldo era popolato da pesci e crostacei,da granchi e gamberi d’acqua dolce. Tutto ciò che esisteva in quel posto non poteva essere portato via, era assolutamente vietato tagliare gli alberi o cacciare selvaggina e chiunque osava violare il luogo sacro, veniva rintracciato dalla ninfa del fiume e punito severamente, si narra che ogni grande masso rimasto li da millenni è un profanatore del bosco trasformato in pietra.
Ogni anno, per rendere omaggio alla dea, durante la festa di fine estate, le ragazze del villaggio si recavano sulla collina portando cesti d’uva, ghirlande di fiori e cipolle intrecciate che sistemavano ai piedi della Torre, ma non potevano assolutamente riposare su quei massi e prima del tramonto dovevano tornare nelle loro case.
I luoghi più sacri si trovavano lungo il corso del fiume, erano le sorgenti e le piccole cascate, erano i massi di roccia, le grotte bagnate dall’acqua o le caverne non lontane dal fiume, l’accesso era riservato a pochi, chi era prescelto a volte doveva attraversare a nuoto il fiume ed entrare nelle grotte per depositare le offerte votive. Una leggenda racconta che la dea viveva nella Grotta della grande cascata, dove l’acqua scivolava impetuosamente dallependici rocciose, c’eraun passaggio non visibile ed inaccessibile, chi era nelle sue grazie riusciva ad accedervi, attraversando il fiume controcorrente, sfidando la forza dell’acqua, passando sotto la porta rocciosa ed entrando in un labirinto che racchiudeva corsi d’acqua e cunicoli e che arrivava fino al cuore della montagna in un lago sotterraneo.
Il mito di Marìca si estendeva lungo tutto il tratto del Liri, dovunque il fiume passava prima di tuffarsi nel mare, su entrambe le sponde del fiume, esisteva un bosco sacro circondato da un’estesa e profonda palude, la cosiddetta “palus maricae” e si racconta che era la sua dimora preferita tant’è che le fu dedicato un grande tempio costruito con blocchi di tufo grigio. La nostra Torre di Màrica, è quel che resta di un mito antico e misterioso, della storia degli italici prima e dei romani poi, che veneravano il culto della ninfa del Liri in un piccolo paese della Ciociaria, tramandata in molte tradizioni o in alcuni riti che gli anziani del posto ancora ricordano.
Non rura, quae Liris quieta Mordet aqua, taciturnus amnis (Orazio)