Miti e Leggende del Liri: La Torre di Marìca (di Paola Baldassarra)

DSCF6042 

 Anche se in molti dicono che la parola Liri, deriva dal latino ‘viridis’, che vuol dire ‘verde’, a me piace immaginare che le sue origini, si collegano alla mitologia greca, le mura pelagiche sono la testimonianza che antichi greci che si spostarono tanti anni fa fino in Italia, fondando molte colonie ed originando la loro volta nuovi insediamenti, forse cacciando le popolazioni indigene. Il nome Liri si intona con Illiri, nella mitologia greca, Illyrius era il figlio di Cadmo e Armonia che governò la regione di Illiria e divenne l’antenato etnonimo di tutte le popolazioni illiriche. Ancora, il nome Liri si avvicina a Lirìpe, che era una delle Naiadi, le ninfe delle acque dolci, viveva nella Focile, una zona della Grecia dove i primi abitanti si dice fossero i Pelasgi. Lirìope era molto bella ed il dio dei fiumi Cefiso se ne infatuò, quindi un giorno che la ninfa si era allontanata dalle sorelle, la circondò con i suoi corsi d’acqua e  così intrappolata  fu sedotta dal dio diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza che chiamò Narciso.narciso Era un giovane bellissimo e corteggiato e di lui Eco, una delle  ninfe delle montagne, si innamorò perdutamente, un amore impossibile e talmente disperato che la bella ninfa per volere degli dei fu trasformata in roccia.

 

Grazie alle testimonianze archeologiche, si sa di una divinità italica, particolarmente legataal fiumeLiri ed adorata fino alla Foce del Garigliano, la dea Marìca, sposa di Fauno, divinità dei campi e della pastorizia e madre di Latino, ninfa protettrice dell’acqua e delle paludi, degli animali, dei neonati e della fecondità.DSCF6026

Ad essa è dedicata, presso Isola, una Torre circondata da alberi si erge sulla collina del paese, al centro di una radura incontaminata da dove si può contemplare il cielo, ammirare il panorama dell’intera vallata, seguire con lo sguardo il percorso del fiume Liri, spaziare la vista su Sora e i paesi limitrofi sovrastati dai maestosi monti Appennini.

Esistono molte leggende ma la più raccontata riguarda il bosco sacro sulla collina della Torre, tantissimi anni fa il bosco era un luogo considerato una vera oasi dove viveva ogni specie di animali in libertà, vi erano fiori tra i più belli e ricca vegetazione ed il fiume verde smeraldo era popolato da pesci e crostacei,da granchi e gamberi d’acqua dolce. Tutto ciò che esisteva in quel posto non poteva essere portato via, era assolutamente vietato tagliare gli alberi o cacciare selvaggina e chiunque osava violare il luogo sacro, veniva rintracciato dalla ninfa del fiume e punito severamente, si narra che ogni grande masso rimasto li da millenni è un profanatore del bosco trasformato in pietra.DSCF6029

Ogni anno, per rendere omaggio alla dea, durante la festa di fine estate, le ragazze del villaggio si recavano sulla collina portando cesti d’uva, ghirlande di fiori e cipolle intrecciate che sistemavano ai piedi della Torre, ma non potevano assolutamente riposare su quei massi e prima del tramonto dovevano tornare nelle loro case.

I luoghi più sacri si trovavano lungo il corso del fiume, erano le sorgenti e le piccole cascate, erano i massi di roccia, le grotte bagnate dall’acqua o le caverne non lontane dal fiume, l’accesso era riservato a pochi, chi era prescelto a volte doveva attraversare a nuoto il fiume ed entrare nelle grotte per depositare le offerte votive. Una leggenda racconta che la dea viveva nella Grotta della grande cascata, dove l’acqua scivolava impetuosamente dallependici rocciose, c’eraun passaggio non visibile ed inaccessibile, chi era nelle sue grazie riusciva ad accedervi, attraversando il fiume controcorrente, sfidando la forza dell’acqua, passando sotto la porta rocciosa ed entrando in un labirinto che racchiudeva corsi d’acqua e cunicoli e che arrivava fino al cuore della montagna in un lago sotterraneo. DSCF6045

Il mito di Marìca si estendeva lungo tutto il tratto del Liri, dovunque il fiume passava prima di tuffarsi nel mare, su entrambe le sponde del fiume, esisteva un bosco sacro circondato da un’estesa e profonda palude, la cosiddetta “palus maricae” e si racconta che era la sua dimora preferita tant’è che le fu dedicato un grande tempio costruito con blocchi di tufo grigio. La nostra Torre di Màrica,  è quel che resta di un mito antico e misterioso, della storia degli italici prima e dei romani poi, che veneravano il culto della ninfa del Liri in un piccolo paese della Ciociaria, tramandata in molte tradizioni o in alcuni riti che gli anziani del posto ancora ricordano.12

 

 

Non rura, quae Liris quieta Mordet aqua, taciturnus amnis (Orazio)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *