VOTO DI SCAMBIO: ne parla il Dott. Elvio Di Cesare ,Segretario dell’Associazione Caponnetto

Avremmo potuto fare una sintesi di ciò che è stato espresso dal Dott. Elvio De cesare durante il Convegno tenutosi a Frosinone sul “Voto di Scambio”, ma avremmo rischiato di lasciare indietro concetti imperdibili. Preferiamo riportare tutto, alla fine capirete il perché.

“La Caponnetto è un’Associazione di frontiera che ha una sua autenticità, una sua specificità che è quella classica di un presidio forte di legalità che non si esaurisce nella retorica, nelle parole, ma che va a scavare a fondo quelli che sono i germi, la genesi delle Mafie in Italia. Questo è l’aspetto del quale andare orgogliosi e che la diversifica rispetto a tanti altri perché la pone come un’avanguardia che opera a stretto contatto con le Forze di Polizia e soprattutto con la Magistratura Inquirente. Uno dei problemi impellenti da affrontare,  problema di cui si sta parlando da diverso tempo ai livelli massimi, anche con il Procuratore Pignatone, è quello delle “Co-Deroghe” che dovrebbero essere concesse dalle Procure Generali, dalle Direzioni distrettuali antimafia alle Procure Ordinarie. Questo perché, se sui territori non ci sono presidi giudiziari che seguono le vicende del posto, non si può pretendere che tutto il lavoro di una Regione venga accollato sulle spalle dei Magistrati del DDA (Direzione Distrettuale Antimafia). Le Procure Ordinarie dovrebbero essere delegate a fare indagini anche per i reati associativi (es 416 bis) affinché si stimolino le forze pubbliche locali, i questori, i comandanti dei carabinieri, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato a investigare anche in questo campo. Manca quell’imput , quello stimolo ad indagare proprio perché non esistono le deleghe.

Altro discorso molto importante da affrontare, nel basso Lazio,  è che i Casalesi definiscono Latina e Frosinone Provincie di Casale.

Non si può tollerare che i Prefetti che dovrebbero avere una funzione di prevenzione controllo omettano di eseguire queste mansioni. Le operazioni antimafia non si fanno, o se si fanno, sono ancora molto poche. Allora altra battaglia indispensabile della Caponnetto è quella di  premere sui Prefetti, far sentire loro il “fiato sul collo” perché facciano attività di prevenzione. Attenzione, i Prefetti hanno un potere immenso superiore a quello del Magistrato, perché il Magistrato può intervenire solamente quando il reato è stato compiuto (“quando i buoi sono scappati dalle stalle”), mentre il Prefetto deve, per legge, intervenire prima. Questo nel Lazio non si fa! Chi vi parla si è trovato fortemente a polemizzare con alcuni Prefetti di Roma come Achille Serra su una vicenda che riguardava il Litorale Romano, Ardea, dove si erano individuate alcune presenze ed attività molto inquietanti. La Caponnetto riuscì a far nominare la Commissione di accesso al Comune di Ardea che però riportò  zero risultati, in quanto  il Prefetto asserì che effettivamente si erano riscontrati elementi di “disamministrazione”, ma non c’erano elementi che potevano ricondurre a collegamenti con la Mafia!

Arriviamo ad oggi con l’attuale Prefetto Pecoraro, che tra pochi giorni finisce il suo mandato, il quale ha affermato come Roma fosse la città più sicura, che a Roma non esistesse Mafia, quando invece, se si leggono le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, della Procura generale della Corte d’appello, Roma da sempre è stato il crocevia di tutto il malaffare italiano e di tutte le organizzazioni criminali del mondo, non solo quelle italiane.

Parliamo di “voto di scambio”: il problema è tutto politico!  Nei nostri incontri, ma ancor più  nelle attività quotidiane che facciamo, le ricerche, gli intrecci, le indagini, ritroviamo sempre la mano della politica dietro le orchestrazioni criminali. Storicamente è la politica che “alimenta”. Chiunque vada  a leggere le origini della Mafia intuisce, anzi si rende conto  subito, che la Mafia è nata al servizio dei grandi gruppi affaristici, di malaffare, delinquenziali, dei quali si serve di volta in volta. Molte volte agisce con  violenza, altre volte  in maniera sommersa, come sta capitando oggigiorno, in virtù della sua grande capacità di mutazione che l’ha portata a subissarsi, dal momento che ormai possiamo ritrovarla anche ai livelli più alti della politica delle Istituzioni. Una ricerca contro la mafia non si fa con le chiacchiere, ricordando con tutto il rispetto di Falcone e Borsellino ,” l’antimafia si fa facendo gli “zappatori”” , come mi disse un colonnello dei carabinieri in uno scambio di vedute delicate sul basso Lazio. Gli “zappatori” sono coloro i quali ci danno precise notizie sul fatto : nomi, cognomi. Non servono analisi sociologiche costose. Il Magistrato ha bisogno di elementi concreti non  di  belle analisi, come fanno i tanti parolai di un’antimafia fasulla che opera solamente per prendere allo Stato soldi, uno Stato che peraltro è bifronte, da una parte decide di combattere  contro la Mafia e che dall’altra la favorisce. E qui si ritorna al discorso politico, perché il discorso della Mafia e dell’antimafia è un discorso politico. Ci si chiede “dietro Mafia Capitale chi ci sta?” , dietro la “Formia connection”, inchiesta di questo territorio, del Lazio, una delle poche  fatte fino ad oggi, chi c’è?   Oggi, con la venuta del Procuratore Capo Pignatone e dell’Aggiunto Prestipino Giarritta, si sta cominciando ad incidere seriamente; molti settori politici cominciano a sentire un pochino brutta aria, perché finisce quel clima di impunità che ha portato agli scandali di Fondi, dove però si è volato molto basso. Si sono andati a prendere i “quaquaraquà”, non si è andato a toccare quella che è la mafia alta, quella dei colletti bianchi, quella che si nasconde ed è presente abbondantemente nella Provincia di Frosinone.  Non bisogna mai dimenticare che Frosinone, a parte la lunga presenza di Licio Gelli, è la provincia dove sono nati i primi circoli in Italia di Dell’Utri e dove c’è una mafia molto sottile, di grossi investimenti, nel commercio, nel gioco, nei traffici illeciti di sostanze stupefacenti.

Addentriamoci anche nelle “assenze”, perchè ci serviranno come elementi di riflessione e spunto per capire molte situazioni.   A volte è necessario andare a naso, non occorre andare solo sui computer o sui cantieri ad annotare i nomi dei costruttori, che tramite i “prestanomi” o “le visure camerali” risultano essere tutta gente pulita;  bisogna risalire alle vere identità dietro ogni operazione. Le assenze, consideriamo ad esempio tutti gli inviti diramati ai Sindaci della provincia, nessuno è intervenuto tranne il Sindaco di Pastena. Questo è già capitato in altre occasioni, non ci si deve meravigliare.  Questo conferma ciò che diciamo e che sappiamo tutti; lo sanno le forze dell’Ordine come lo sanno i Magistrati. La Mafia è lì, nella Amministrazioni pubbliche e nelle Istituzioni. Lì è la vera Mafia, attraverso il “voto di scambio”. Anche nelle indagini, affiancando gli ufficiali ed i Magistrati con cui veniamo in contatto per esser loro di supporto , di collaborazione abbiamo capito che occorre alzare il livello della questione. Alcuni Magistrati calabresi e siciliani ci hanno chiaramente detto: ma voi pensate che non si è in grado di prendere un Riina, praticamente un analfabeta?   Il problema sono le “protezioni”. Dietro questa gente c’è altra gente, ma molto molto più in alto. La lotta alla Mafia non si fa a Frosinone , si fa a Roma, si fa nella Capitale, si fa nei centri vitali dello Stato, dove si decide chi deve essere  il Comandante Generale, chi deve essere Procuratore Generale e dove si fanno le leggi per poi non essere applicate. Questa è la mafia vera, che deve ripagare per i soldi che dà soprattutto per i voti. Carmine Schiavone, poco prima di morire, in maniera molto strana tra l’altro,  disse “Noi eravamo Sistema, noi eravamo lo Stato perché con i nostri 140/160 mila voti che controllavamo nella provincia di Napoli e Caserta ci permettevamo di decidere chi doveva essere il Sindaco, chi doveva essere l’Assessore, chi doveva essere Consigliere. Questa è la situazione! Allora questo è il quadro di cui dobbiamo prendere atto, altrimenti corriamo dietro le favole.

Ci sono altresì anche politici che si salvano , che portano avanti con coerenza ed onestà intellettuale le battaglie per la giustizia e della legalità .

Il voto di scambio è un tema forte,  argomento provocatorio che si è scelto insieme all’Associazione “Ci vediamo in Provincia”   proprio per gettare una bomba.

Concludo con una raccomandazione: noi troviamo molta difficoltà ad entrare, perché in certi ambienti, in certi territori c’è nei nostri confronti una sorta di paura. Ci additano come “ quelli che fanno le indagini, che denunciano, che  fanno la “spia”  ai Magistrati, alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia). Noi abbiamo riscontrato molta difficoltà ad entrare in provincia di Frosinone, di Roma, non parliamo della provincia di Viterbo dove, come qui, c’è una forte presenza massonica oltre che mafiosa. Noi chiediamo a tutti di fare una forte associazione perché localmente la situazione è brutta, è molto più grave di quella di cui ha parlato l’Osservatorio regionale della Regione Lazio che ha individuato 88 clan in provincia. Noi per la verità siamo molto molto al di sopra; ricordiamo che gli 88 clan sono la mafia bassa , non comprendono la mafia alta. La Regione Lazio si riferisce ai clan del terzo livello, alla mafia che spara. Oggi la mafia non agisce più così. La Mafia vera compra, investe corrompe, si fa votare e la politica la sostiene!”.

 

Segretaria dell’Associazione Ci Vediamo in provincia

Paola Indigeno

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