23 MAGGIO 1992: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo dimenticare!

falcone
Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

 

23 maggio 1992,nel tragitto da Punta Raisi a Palermo, all’altezza dello svincolo autostradale di Capaci.

Avevo 8 anni eppure il mio ricordo di quei giorni è nitido. Ricordo come fosse ieri le immagini dell’edizione straordinaria del Tg 1 , entrate in ogni casa italiana e la voce della giornalista Angela Buttiglione che annunciava l’ennesima strage, stavolta a morire Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinato e Rocco Dicillo. Le prime immagini trasmesse erano confuse, le notizie arrivavano con il contagocce. Ricordo come fosse ieri la disperazione di quella moglie e l’urlo del suo dolore diventato simbolo di una vera e propria denuncia. Poche parole semplici, ma entrate nella testa di ogni siciliano, di ogni italiano, di ogni persona. Ripropongo di seguito alcuni spezzoni  ripresi dal discorso durante il funerale di suo marito, Vito Schifani « Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani … a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato -…- chiedo innanzitutto che venga fatta GIUSTIZIA, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro…sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono…però vi dovete mettere in ginocchio…se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano … se avete il coraggio… di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro…di cambiare radicalmente…Tornate a essere cristiani..”.Mi risuonano le sue parole nella testa, i miei occhi si riempiono di lacrime al pensiero del suo dolore composto e ricco di dignità.

Ricordo come fosse ieri l’intervista, l’ultima, fatta al Giudice Borsellino, conscio che da lì a poco sarebbe toccato a loro, a lui e a Giovanni Falcone.

I Corleonesi stavano sfidando lo Stato a colpi di stragi.

Sono passati 23 anni e per fare in modo che non siano morti invano, sta a noi continuare a parlarne:  la lotta alla mafia si combatte sul campo, nei quartieri, nei tribunali, nel pensiero delle persone, nelle denunce,nei libri e proprio attraverso di essi, possiamo sperare in un futuro migliore. La scrittura nutre il cuore e la mente della gente.  Dobbiamo parlarne, parlarne sempre perché ad uccidere è il silenzio.

Come Associazione abbiamo voluto dare il nostro umile contributo per ricordare questa data poiché è un atto morale contribuire alla costruzione della memoria.  Uno degli insegnamenti del Giudice Falcone,che fanno parte dell’eredità che ci ha donato, è stato quello di lottare, lottare per vincere sulla mafia. Riteneva la mafia come un fattore umano, non affatto invincibile “e come tutti i fattori umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”. E’ per questo che dobbiamo continuare a parlarne, lottando contro le ipocrisie istituzionali e pretendendo rigore e precisione da chi ha il dovere di mettere la parole FINE a questo fenomeno.

Vi lascio con una frase a cui sono particolarmente legata e che mi indica ogni giorno la strada da seguire, quella dell’esempio con fatti concreti, non con parole che vanno a finire nel vento.

 

P.S. Un pensiero e un commosso ringraziamento va a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, alle loro scorte e a tutti i morti ammazzati per avere cercato di combatterla,la mafia.

 

 

 

 

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