La “cultura” delle armi

La violenza d’arma da fuoco si diffonde vertiginosamente. A darne la prova non sono solo i fatti di cronaca ma anche una recente ricerca. Infatti in un’indagine da poco pubblicata sul Jama Internale Medicine hanno stabilito come la violenza legata alle armi da fuoco possa propagarsi tra le comunità come un’epidemia.

A tal proposito gli scienziati delle Università di Harvard e Yale la definiscono “infettiva”. Gli Stati Uniti sono il Paese tristemente noto per la facilità con la quale è possibile procurarsi un’arma; sono numerosi i fatti di cronaca che ci raccontano la follia di persone che da un giorno all’altro si sono armate e hanno commesso stragi nelle scuole, nei cinema e in altri luoghi. Di qualche giorno fa le dichiarazioni da parte di Betsy Devos a proposito delle armi nelle scuole «credo che la cosa migliore è che siano le autorità locali e gli stati a decidere. Mi riferisco al senatore Enzi ed alla scuola del Wyoming di cui parlava, credo che probabilmente lì vi sia un’arma per difendersi da possibili attacchi di orsi grizzly». Devos è la miliardaria sostenitrice della scuola privata e che Donald Trump vorrebbe nominare Ministra dell’istruzione. Si evince quindi quando “la cultura delle armi” sia in effetti radicata negli States.

L’indagine di cui sopra è importante in quanto è la prima a provare come la dinamica della violenza d’arma da fuoco si trasmetta da persona a persona dopo una sparatoria. Coordinatore della ricerca è il sociologo Andrew Papachristos di Yale, che ha fatto ruotare lo studio intorno ai big data raccolti dall’area metropolitana di Chicago relativi al periodo 2006-2014. I ricercatori hanno preso i dati di quel periodo, 138.162 persone, considerandone i loro legami sociali. Di queste solo 9.773 erano coinvolte in fatti, fatali o meno, legati all’uso di arma da fuoco.Con una serie di modelli hanno analizzato il modo in cui la violenza si è diffusa nella loro rete sociale nel corso del tempo, considerando i dati demografici e le zone.

I modelli applicati di solito alle malattie infettive sono risultati più efficaci di quelli puramente demografici e statistici nello spiegare il fenomeno. Un dato interessante riguarda la tempistica d’incubazione. Passano circa 125 giorni prima che un individuo che abbia subito un fatto legato alle armi replichi un simile atteggiamento. Ovviamente ogni Paese ha una differente incidenza del fenomeno. Ma certamente questo studio apre la porta alla ricerca scientifica applicata ai fenomeni sociali.

Barbara Parisse

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