Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

charlie 

 

 

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza :  la conoscenza non ha né età né limiti. La storia è il cammino dell’uomo verso o contro la verità, la conoscenza, verso o contro la virtù, la tensione del cuore. Per questo la storia può insegnarci, affascinarci, saper di universale, di personale; può corrispondere alla nostra sete di sapere cosa è l’uomo e come l’uomo ha concepito, nel tempo, il suo essere ed il suo fine. Può corrispondere alla nostra sete di saper cosa è la civiltà in cui viviamo, il passato in cui affondiamo le radici. Quando vediamo una montagna, quando abbiamo di fronte il mare, l’orizzonte, la luna come non ci viene in mente che è la stessa luna, lo stesso orizzonte, lo stesso mare che hanno visto i nostri avi. Perché il passato è sempre il fondamento del presente. Questa la continua poesia in cui noi viviamo e siamo catapultati.

Da sempre la Storia ha subito atti dediti a cancellarla e la memoria, il filo che ci unisce, non si può perdere. Eppure storicamente abbiamo eventi più o meno noti in cui l’Uomo per il suo delirio di onnipotenza, di immortalità  e di presunzione, ha tentato di rendere storia il suo presente cancellando i tempi antichi. Basta ricordare i giacobini francesi, che cancellarono le ricorrenze e le feste del calendario cristiano, per far dimenticare la storia a cui essi si riferivano, alla storia di regime, figlia della scuola di regime, all’ansia devastatrice della rivoluzione culturale cinese, alla volontà dei Khmer rossi cambogiani di eliminare i libri del passato e persino tutti coloro che, portando gli occhiali, potevano essere pericolosi lettori, e magari difensori, di una cultura e di una storia passata, basta ricordare l’incendio della Biblioteca di Alessandria che ha distrutto  interi volumi che raccontavano la prima Cultura mondiale (che poi diede la forza all’impero ellenico di primeggiare)  per far posto alla “saggezza mediterranea” che poi divenne romana. Pensando alle diverse forme di arte che la Biblioteca conteneva, un pensiero va ai giorni di oggi e più precisamente al ricordo delle 12 persone uccise per il solo motivo di mettere su carta la loro arte . I nomi della strage di Charlie Ebdo: Stephane Charbonnier, alias Charb, vignettista e direttore; Georges Wolinski, vignettista; Jean Cabut, alias Cabu, vignettista; Bernard Verlhac, alias Tignous, vignettista; Philippe Honoré, vignettista; Bernard Maris, economista ed editorialista; Elsa Cayat, psicologa e giornalista; Michel Renaud, ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand; Mustapha Ourrad, correttore di bozze; Fréderic Boisseau, addetto alla portineria; Franck Brinsolaro, poliziotto; Ahmed Merabet, poliziotto.

12 nomi che rappresentano un tentativo moderno di  tappare la bocca e di indirizzare la Storia unilateralmente, interpretando quella passata in maniera del tutto soggettiva da parte di una mente che opera a nome del suo Dio per cancellare il tratto di una matita che però oggi ha la forza di continuare ad esser usata.

Dobbiamo ripartire dalle nostre radici, dai nostri sassi, dalle nostre pietre che parlano: sarà dal loro studio che si rafforzerà la nostra identità. Tuteliamo i nostri ricordi, la nostra memoria, siamo curiosi di cercare l’origine di ogni cosa e difendiamo i beni che stanno per essere sostituiti da un mare di cemento in alcuni casi, da un centro commerciale in altri, da incendi in altri ancora, dalla prepotenza di supremazia nella totalità degli eventi.

La storia è una guida alla ricerca dell’uomo”, così Biagi la definiva: non alessandriastanchiamoci mai di studiarla.

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