La formazione del triplo tombolo della laguna di Orbetello

distanza approssimativa tra Cosa e Orbetello

…come già spiegato la laguna di Orbetello resta al centro dello stupore dei visitatori e dei tanti curiosi, infatti la sua particolare forma desta diverse perplessità, agli attenti ricercatori della sua storia e della sua geomorfologia.

Abbiamo parlato della questione della mancanza di certezze nella datazione delle mura di Orbetello, ricordiamo che la Soprintendenza competente per territorio non ritiene le mura poligonali opera romana, mentre (insieme ad una moltitudine di ricercatori) illustra l’ipotesi costruttiva preromana che individua gli Etruschi come artefici.

Tale assunto archeologico riguardante l’appartenenza delle mura alla capacità costruttiva degli etruschi pone una “certezza accademica” che contrasta con la generale descrizione delle mura poligonali nelle città con mura ciclopiche disseminate nel centro italia e con tutti gli altri esempi di opera in mura poligonali studiate.

Un caso che pone diversi dubbi, come ad esempio, il contrasto con l’equivalente determinazione accademica della stessa soprintendenza, che vede attribuire ai romani la città di Cosa, che dista soli 7 km da Orbetello e che possiede mura di cinta poligonali completamente uguali, in questo caso appare ridicolo pensare che le due città non fossero coeve, magari frutto di un unico disegno strategico ingegneristico.

Il caso del triplo tombolo

Secondo gli studi e le ricerche di diversi autori, la geomorfologia della laguna fu il frutto di un opera artificiale, risultato di ingegno umano, capace di deviare le acque ed innalzare le terre dal mare.

Il tombolo di Orbetello nel sistema della laguna attuale corrisponde al primo lembo di terra che dalla penisola raggiungeva l’isola dell’argentario, la formazione naturale primigenia dell’odierno sistema delle acque.

rappresentazione di massima della formazione del tombolo

Come si nota dallo schema, tutte le teorie e gli studi sui tomboli dimostrano come il lembo di terra che si propaga in mare per raggiungere l’isola difronte alla costa, nel suo percorso di formazione tenda ad essere diretto al centro dell’isola proprio di fronte alla costa, tale percorso è il frutto delle correnti che incontrano l’ostacolo che si erge difronte alla costiera esistente.

Nel caso specifico di Orbetello il tombolo che collega la città alla terra ferma smise di crescere prima di giungere all’isola dell’argentario, mentre crebbero ai suoi lati in modo simmetrico tra loro i tomboli artificiali di levante e di ponente.

Il Pincherle, nel suo libro “il porto invisibile di orbetello” ipotizza che il tombolo della Feniglia, quello a sud di Orbetello, che parte da Ansedonia,  dove si erge l’antica città di Cosa, sarebbe stato creato appositamente scavando un canale nella roccia che dal lago di burano (ubicato ancora più a sud) capace di fare deviare le correnti e i sedimenti dal porto di Cosa appositamente per innalzare la barriera di sabbia e proteggere Orbetello.

Le tesi del Pincherle sulla formazione dei tomboli appaiono resistere anche alle attente analisi geomorfologiche compiute un po’ in tutto il mondo, come nel caso del geografo francese Edoard Grosseaumeil quale, come ricorda Carla Gallo Barbisio dell’Università di Torino nel volume trasformazioni e narrazioni, studia attentamente la morfologia dei luoghi della laguna e approda alla teoria che non esistesse in tutto il mondo un sistema di triplo tombolo come il suddetto.

Nel volume le “triple tombolo de Orbetello” lo studioso francese descrive la particolare forma della laguna, frutto di correnti venti e sedimenti “particolari”, spiega che la simmetria tra i tomboli curvi di ponente e di levante esclude la possibilità che fosse stata la natura da sola a realizzare un tale fenomeno geomorfologico, se ne desume che da una situazione ben precisa di partenza, sono poi intervenute le mani di sapienti ingegneri a dare la forma definitiva del luogo, rendendo ancor più verosimile la ricostruzione del Pincherle.

Le opere di ingegneria idraulica di questo tipo, atte a far defluire acqua e sedimenti per realizzare porti o garantire irrigazione sono presenti in molte zone italiane dove anche attraverso trafori nelle montagne interi corsi d’acqua finivano per rendere rigogliose le pianure altrimenti incolte.

Arci, entrata acquedotto
p.ruggeri www.megalithic.it

 

 

La conoscenza dei fondali delle correnti e dei venti furono la chiave ingegneristica che permise ad esempio ad Alessandro Magno di raggiungere fortezze isolane impossibili da attaccare, come nel caso di Tiro, dove sfruttò proprio un tombolo in formazione per stendere un ponte e raggiungere la fortezza.

http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/genio-alessandro-magno/genio-alessandro-magno/genio-alessandro-magno.html?refresh_ce

Tra le opere citate dal Magli, invece spicca l’ingegneria idraulica dell’emissario di Albano, di cui già i romani finirono per giovarsi, casi ancora dibattuti in quanto per la dottrina sarebbero romani ma lasciano dubbi ai quali si sceglie di non rispondere.

https://digitalis-dsp.uc.pt/bg6/UCBG-4A-17-1-13/UCBG-4A-17-1-13_item1/P36.html

Questi canali artificiali furono opere incredibili, in italia esse furono attribuite a popoli preromani come i volsci o gli etruschi, ma somigliano in maniera impressionante ad opere che si trovano nella mesopotamia, opere sulle quali ancora scriveremo molto.

Torneremo a parlare di questi luoghi insistendo sulla necessità di approfondire gli studi per darne una giusta collocazione, a tutti voi buona lettura

 

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