…la cripta di Anagni: “Cripta della salvezza” (di Valentina Campoli)

 

LA CRIPTA DELLA SALVEZZA

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Nascosto nei sotterranei dell’imponente cattedrale di Anagni c’è un piccolo tesoro sconosciuto ai più, nonostante si tratti di una delle opere d’arte meglio conservate nel panorama medievale italiano. Ben il 95% degli affreschi della cripta della chiesa infatti sono arrivati fino ad oggi, in un variegato gioco di luci e colori, a dimostrazione che quei secoli non erano affatto “bui” come ci hanno fatto credere dal Rinascimento in poi.

L’incerta datazione degli affreschi rende ancora più affascinante e misteriosa la cripta, considerando anche il complesso apparato iconografico, molto difficile da interpretare.

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Gli studi approfonditi e il restauro degli anni novanta hanno dimostrato che a dipingere la cripta furono tre diverse botteghe, provenienti da Roma e dall’oriente, che furono impegnate ad Anagni probabilmente nella prima metà del XIII secolo. Furono chiamate nella città le più grandi maestranze dell’epoca (non a caso Anagni era sede papale in quel periodo), come testimonia il maestoso pavimento musivo di tutta la chiesa ad opera della più famosa famiglia di marmorari, i Cosmati.

Ma cosa raffigurano gli affreschi?

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Il tutto si apre con il ciclo scientifico della Creazione e della corrispondenza tra l’uomo e gli elementi (fuoco, aria, acqua e terra), temi molto complessi e raramente rappresentati. Vi è dipinto poi il ciclo dell’Arca dell’Alleanza, le storie di Elia ed Eliseo e di Abramo e Melchisedec, storie dell’Apocalisse, storie agiografiche (la vita di San Magno e Santa Secondina, seppelliti proprio nella cripta) e i miracoli post-mortem dello stesso San Magno e altri santi.

Ogni dipinto ha un suo significato e niente è lasciato al caso, perfino la posizione di ognuno di esso, caratteristica tipica di tutta l’arte medievale.  Questo perché i cicli erano destinati a diversi tipi di pubblico. Solo gli ecclesiastici infatti potevano capire la complessa teoria umorale o la storia dell’Arca, incomprensibile al popolo, che era più affascinato probabilmente dalle storie dei santi, che sentivano più vicini anche grazie alla presenza delle loro reliquie.

Ma perché dipingere interamente le pareti e le volte della cripta?

Il motivo è semplice: propaganda religiosa.

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Nell’insieme i cicli rappresentano la storia dell’uomo verso la salvezza. Prima la creazione, poi il vecchio testamento, poi ancora i santi e infine l’Apocalisse e la salvezza di Cristo… è come dire: “Affidati a Dio e sarai salvo!”

Non mi dilungo nei dettagli iconografici perché libri e opuscoli ne sono pieni, e comunque rischierei di annoiarvi, perché in fondo l’arte non andrebbe nemmeno tanto spiegata, ma sentita.

E vi assicuro che le emozioni che sentirete entrando nella cripta saranno inspiegabili.

Quindi andate a vedere questo piccolo scrigno artistico, o come qualcuno l’ha chiamata, questa “piccola Sistina sotterranea”.

(Valentina Campoli)

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(Alessandro Canali)
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La sapienza esoterica dello stupor mundi ha probabilmente influenzato gli artefici degli affreschi che sono intrisi di simbolismi antichissimi, provenienti dalla tradizione ermetica, come il microcosmo del ciclo valentiniano di Achamoth, o le rappresentazioni dei cicli dell’arca dell’alleanza e dell’apocalisse, ancora non del tutto decifrate…

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….da non dimenticare che la cripta della cattedrale di Anagni è stata affrescata tra il 1209 e il 1231, anno in cui l’Imperatore Federico II vi si reca per incontrare il papa Gregorio IX ”…)

 

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