Intervista all Ing. Marco Bulloni, scrittore, ricercatore e autore del libro:”Ho trovato la vera Atlantide”

dalla conferenza del 9 dic. 2016

All interno dell’aula magna, del Liceo Scientifico di Ceccano, l’Ing. M. Bulloni relaziona sulle sue ipotesi e scoperte incentrate sull’isola Solovetsky, situata al centro del Mar Bianco, nel perimetro Russo della suddivisione geopolitica attuale, la zona del circolo polare del nord del globo terrestre.

Nel relazionare del suo libro “ho scoperto Atlantide”, lo scrittore, ci guida nella riscoperta dei luoghi meno conosciuti della storia narrata nei libri di scuola.

Atlantide, città perduta, civiltà di grande ingegno, sarebbe stata un tempo, un isola dell’arcipelago a sud del Mar Bianco russo, per la serie di eventi geologici intercorsi, nelle varie ere geologiche sul territorio sopra menzionato.

I ritrovamenti

Nelle immagini da condividere si mostrano una serie di costruzioni megalitiche e poligonali, che sarebbero incastonate nel terreno a base degli edifici eretti che ancora oggi sono stati rilevati in loco, per la precisione edifici religiosi.

Nel testo l’autore, ottimo relatore, parla del ritrovamento del circuito murario dell’ipotetica acropoli dell’isola, costeggiata da due lati da arsenali marittimi (esattamente come l’Atlantide descritta dal testo di Platone) ottimi per la raggiungibilità del sito, interamente eretti su mura di dimensioni poligonali e megalitiche, anche se nessun testo archeologico ancora aveva mai affrontato questo argomento.

Dall’alto si può vedere la struttura sull’isola, ormai patrimonio dell’UNESCO, con i punti in cui restano le mura di un monastero che restituisce tutto il fascino di diverse interpretazioni simbologiche, sia per la sua pianta che per le sue fondamenta chiaramente retrodatabili a prima dei romani per semplificare…

google isole solovetsky

 

 

Insomma, secondo l’Ing. Bulloni, prima del monastero attuale, probabilmente nel periodo che risale al 1300 a.c., in luogo degli odierni edifici esisteva una acropoli con un palazzo, un luogo in cui si riunivano i 10 Re atlantidei, di platonica cronaca, e le osservazioni compiute dall’autore sono completamente condivisibili in quanto esistono molti quesiti da porre all’intero insieme degli accademici.

Tutti i riferimenti al testo di Platone che trovano pieno riscontro sull’isola, compiuti dall’autore a prova dell’indagine storica svolta, Atlantide dunque al circolo polare artico, poi l’architettura degna di civiltà della mesopotamia, a ritroso prima i greci poi gli egizi ed infine l’indoeuropa, fino all’età del ferro e poco prima.

L’analisi geologica e geografica compiuta, con lo studio delle immagini satellitari, a conferma delle ipotesi che l’isola fosse costruita con il graduale emergere della terra dal mare, non fa una grinza, i canali con terra di riporto a cerchi concentrici esistono sul serio, così da compiere il ritratto di un isola che esce dall’acqua del mar bianco e che a seguito di qualche tsunami, rilevabile anche  dagli occhi dei pochi testimoni, poi sembra essere stata inghiottita dalle acque.

la corrispondenza dei culti e degli edifici sacri

Il filone della trama sulle civiltà preromane risalenti al periodo del 1300 a.c. che l’autore indica come periodo di riferimento per la prima opera di innalzamento di architetture megalitiche di difesa e approvvigionamento di acqua continua sull’isola, sembra passare le epoche ma per approfondire cosa meglio che leggere il libro?

di seguito alcuni punti della conferenza e l’intervista all’autore ospite del premio Cronache del mistero 2016 in corso a Ceccano (Fr) in cui l’autore spiega anche quali differenze dal testo di platone potrebbero essere comunque spiegate ricorrendo alla correzione di alcune date citate da platone perchè tramandategli dalla tradizione e dai testi perduti egiziani.

 

 

 

 

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