“Il bel promontorio”

Il Circeo, un bel promontorio come tanti altri, si potrebbe pensare, che si protende su di un  mare dalle acque cerulee, con una rigogliosa flora ed incantevoli scorci panoramici. La classica meta estiva ambita dai turisti di ogni dove.

Ma c’è qualcosa di più in questo luogo, qualcosa che lo rende speciale: è l’atmosfera che si respira, quasi magica, osservandolo da lontano o addentrandosi nei suoi sentieri.

La stessa atmosfera che ha ispirato gli animi di poeti, scrittori e viaggiatori di ogni tempo, durante la sua esistenza millenaria.

In attesa dell’uscita di un articolo sul Circeo, raccontato dalla penna audace, dell’autore Evelino Leonardi, ci lasciamo trasportare dalle parole di personaggi più o meno vicini tra loro nel tempo, che sono stati capaci di descrivere, in maniera emblematica, questo promontorio ricco di fascino, in cui, storia, mito e leggenda si intrecciano, da sempre, in maniera indissolubile.

"Latium nunc Campagna di Roma" - 1595 - Gerhard Mercator (o Mercatore)
“Latium nunc Campagna di Roma” – 1595 – Gerhard Mercator (o Mercatore)

Un luogo, da qualcuno definito “l’olimpo d’Italia” e da qualcun altro “il Machu Picchu del Tirreno”, capace di destare meraviglia come pochi altri sanno fare …

… lo sa bene il professor Tommaso Lanzuisi, nativo del posto, che ci da una descrizione mirabile di come appare questo lembo di terra, visto dalle zone ad esso prospicienti:

Il Circeo visto dalla spiaggia di Latina
Il Circeo visto dalla spiaggia di Latina

“Il Circeo è come un baluardo sul mar Tirreno e domina uno dei paesaggi più vasti e più incantevoli d’Italia. Da Anzio o dai colli Albani, esso appare sull’orizzonte come una gigantesca figura di uomo dormiente, la testa a ovest (vetta di Circe) e il corpo allungato verso est. La visone si fa più netta man mano che avanziamo nella pianura. Sembra veramente l’Atlante-Posidone, che Evelino Leonardi credette di aver scoperto nel profilo del monte. Altro è l’aspetto da oriente. Da Gaeta, Sperlonga, Terracina, il Circeo è l’isola Eea che gli antichi navigatori videro emergere dalle acque, sulla quale dominava la Maga trasmutatrice di uomini. Dal mare e dalla scogliera del versante meridionale la vetta di Circe somiglia a un uccello da preda con le ali semiaperte, quasi in atto di spiccare il volo: è il Picco della Sparviera di V. Bérard. E altra è la visione dai monti dell’interno. Dalla Rotonaria, negli Antiappennini, a quasi duemila metri di altezza, il Promontorio spicca laggiù, tra i vapori azzurrini del mare, attraverso la valle dell’Amaseno; ed è l’invito, il richiamo del mare e della pianura ai pastori dei monti”

… lo sapeva bene il viaggiatore e scrittore romantico Ferdinand Gregorovius, giunto in Italia (meta privilegiata del famoso “gran tour”) nel 1852, che partendo da Terracina descrisse il suo viaggio verso quella che era l’antica isola Eea:

Il Circeo visto dal Tempio di Giove Anxur
Il Circeo visto dal Tempio di Giove Anxur

“Da Terracina , dove passai la Pasqua, volli andare sul Capo del Circeo, anche solo per una fuggevole visita. Dista tre ore da questa città, sebbene la limpidezza dell’aria lasci credere che sia più vicina. La stupenda forma del promontorio sembra essere sospesa sulla lunga duna come su di un nastro e lascia dappertutto libero un orlo di spiaggia,  sul quale si può camminare come sopra un tappeto di velluto …

… salii sulla barca per raggiungere il Circeo … Erano le quattro del mattino quando salpammo. La luna brillava nel cielo verso est e spandeva ancora, lottando con il grigio della notte, un esteso chiarore dorato sul mare lievemente mosso  … il Capo Circeo era ancora avvolto da un velo, dal quale fuoriusciva solo l’alta sua vetta.

Solo chi ha viaggiato sul mare, tra il calar della luna e il nascere del sole, può dire di aver visto il “mattino divino”, questo consapevole divenire di un nuovo giorno della vita. Il respiro del mare che sale dall’infinito ondeggiante elemento, ha in se il fremito primordiale della creazione. Perché il mare risveglia in noi, anche solo nel guardarlo in lontananza, o solo ascoltando l’infrangersi delle onde con il loro ritmico pulsare sulla spiaggia, un così profondo struggimento, che neanche il più elevato paesaggio alpino sa suscitare? Forse perché questo piccolo nostro “io”, le sue piccole necessità, la coscienza della natura, destata per un attimo, si trovano in immediato contatto con l’infinito e l’eterno, con ciò che non ha storia e tempo, non ha confine e forma …

… sempre più chiaramente si delineava lo scuro promontorio, il suo bianco paese e la grigia torre ai suoi piedi, sul mare …

Da tempi antichi fu indicato in questo bel promontorio il luogo delle favole di Circe, dato che con la sua forma quasi insulare e i suoi fitti boschi, i suoi odorosi declivi, le sue grotte di stalattiti sul mare, dava l’idea di essere un ambiente adatto a far nascere una favola magica di antichi navigatori.

Il monte Circeo nei tempi preistorici era evidentemente un’isola, come oggi le vicine isole di Ponza, e come un tempo lo era anche il monte Soratte. Certamente molto prima dei tempi dell’Odissea, gradatamente questa isola si unì alla terra e divenne un Capo. Gli antichi geografi riportano che su di essa si trovava una città con il tempio di Circe e con un altare a Minerva, dov’era conservata la coppa di Circe in cui Ulisse aveva bevuto …

… il sole si è alzato dietro le montagne di Gaeta e la luna è scomparsa. Il Capo si trova ora illuminato davanti a noi. Il sole del mattino illumina con una luce quasi sobria tanto che quell’alone magico sembra sparire …

Come appare piena di magia la vista del Capo Circeo quando lo si osserva da Astura, dalle montagne latine o dei Volsci o anche da Terracina stessa!

Ora che lo vedevo davanti a me, dai colori grigi e verdi, la montagna somigliava a molte altre; la forma insulare che assumeva in lontananza scompariva, e lo vedevo scendere verso la palude pontina con una larga striscia di terra. Le belle forme sparivano; il Capo era coperto da fitti boschi fino alla cima, mentre visto da lontano sembrava essere formato da nude pareti rocciose, che brillavano di riflessi di luce …

… camminai ai piedi del Capo, la cui intera forma avevo davanti ai miei occhi. E’ una possente piramide la cui alta punta, alla sua estremità, è indirizzata verso ovest. Quasi fino alla cima, la montagna è coperta da querce e cespugli tra i quali, talvolta spuntano acute rocce rossastre … Nelle spaccature delle rocce crescono palme nane; da li vengono prelevate dai giardinieri di Roma. Molte palme che adornano il Pincio sono cresciute sul Capo Circeo …

… Se in questo promontorio si è in cerca di un posto ove potrebbe essere stata collocata la valle e il palazzo della melodica dea Circe, è inevitabile pensare alla piattaforma di San Felice stesso, oppure a questo declivio. Qui infatti troviamo, anche se non vere e proprie valli, dei larghi fianchi montuosi, dov’è possibile collocare il castello incantato di Omero. Cresce una flora rigogliosa: forse vi cresce anche la salutare erba Moly, che Mercurio diede al paziente Ulisse: “Nera era la radice e bianco come il latte il fiore” …

La fantasia popolare non ha del resto individuato un posto per la dimora di Circe e la leggenda è rimasta qui più per il nome della maga Circe che per la favola stessa: essa non è che artistica ed archeologica. Qui si pensa alla maga Circe come a una Loreley, che attirasse e facesse arenare le navi. Mi hanno raccontato che era stata infine sfidata da una nave straniera tutta di cristallo, sulla quale la maga non aveva potuto esercitare potere alcuno e che anzi era stata presa, rinchiusa nella nave e portata via. Da allora le sue tracce sono scomparse. Mi persuasi che la potenza immaginativa di questo buon popolo lavoratore non sia andata oltre nella incantevole leggenda della maga Circe.

E forse il mio Cicerone si divertì nel raccontarmi che al tempo in cui abitava a San Felice una mattina ad una sentinella di guardia della torre del Fico apparve un cane dagli occhi di fuoco, che aveva tracciato attorno a lui dei cerchi magici.” …

Il Picco di Circe
Il Picco di Circe

… lo sapeva bene anche Gabriele D’annunzio che in due liriche dell’Alcione esplicitò il richiamo alla maga e al promontorio:

“Ma a te vanno i miei sospiri,

a te, ombra del Monte Circèo

letifera come il veleno

e il carme dell’avida maga

che tenne l’insonne

piloto re d’Itaca Odisseo

nel letto dall’alte colonne.

Quivi ancor regna nel Monte

l’Iddia callida, figlia del Sole;

e spia dal palagio rupestro,

tra sue stellate pantere

e sue tazze attoscate di suchi.

Gemon prigioni i suoi drudi,

bestiame del suo piacere,

cui ella tocca la fronte

con verga e sussurra parole” …

"Circe offre la coppa ad Ulisse" - 1891 - John William Waterhouse
“Circe offre la coppa ad Ulisse” – 1891 – John William Waterhouse

… e immaginando di solcare le acque che lo circondano:

 “Si naviga per acque

infide verso l’isola di Circe.

… Apri gli occhi! Ecco l’atrio della maga

tutto riscintillante di prodigi.

Larve di stelle adornano la reggia

della donna solare, vedi?, simili

a foglie macerate dagli autunni

che serban lor sottili nervature

con la tenuità dei bissi intesti

d’aria e di lume. Fili palpitanti

le congiungono, l’iride le cangia,

indicibile tremito le muove.

Circe incantò le stelle eccelse, e l’ebbe,

e le votò di lor sostanza ignìta;

e qui raduna le lor dolci larve”.

 Sembra quasi di vederlo “il bel promontorio”; la sua immagine ci si palesa davanti leggendo le parole di questi scrittori e sembra quasi di percepire le sensazioni che ne scaturiscono.

Ma, come scrisse Giuseppe Capponi, nessuna descrizione eguaglia la visione diretta di questo luogo, nessuna penna può descriverne la vera bellezza e “i pennelli dei più celebri paesisti, le rime ed i versi dei più nobili poeti non ne sono che deboli immagini; supera essa i colori dell’arte imitatrice.

Fra le giocondissime prospettive che presenta il Promontorio Circeo, la visuale poi della torre Vittoria si può chiamare il compendio della storia Circellese: le mura ciclopiche che da lungi si osservano ne porgono il principio, le rovine della Città esistenti nel morrone il mezzo, o apogeo, le merlate mura, non del tutto ricoperte da nascente edera, del distrutto Castello, ove presentemente sorge il Villaggio di S. Felice, la decadenza ed il fine. Non v’ha dubbio certamente su l’antica rinomanza di questo Promontorio, e gli occhi stessi ce ne rendono bastantemente informati, se per un istante volgiamo lo sguardo su i varj punti della magica prospettiva. Gli avanzi del tempio di Circe su la più alta vetta del Promontorio, le di cui falde smaltate sono da biancheggianti ruderi, o da verde manto di folto bosco le sue spalle; le vestigie di antico telegrafo sulla vetta della Cittadella Ciclopica, le orme di battaglie rimaste su le pareti di torre Vittoria, la torre del fico recentemente costrutta, la via che conduce al celebratissimo lago di Paola, i vaghi Casini sparsi qua e là sul pendio del monte, la vista di un sontuoso Cimitero, ed il piccolo fossato Riotorto, che sotto gli occhi ci divide il Circeo dal continente; tutto insomma ci fa sovvenire quanto mai sia accaduto in questo promontorio: tutto è vinto da una semplice occhiata”.

Ed è “questa idea così toccante, che ci fa provare nella fantasia una specie di seduzione ed incanto”.

"Il Circeo visto da Terracina" - 1840 - Jorgen Sonne
“Il Circeo visto da Terracina” – 1840 – Jorgen Sonne

 

Bibliografia:

“Il Circeo nella legenda e nella storia” di Tommaso Lanzuisi – Editrice Eea, Roma, 1973

“Itinerari Laziali (1854-1873)” di Ferdinand Gregorovius – Edizioni belvedere, Latina, 2007

“Il Promontorio Circeo illustrato con la storia” di Giuseppe Capponi – (rist. anast. Velletri, 1856)

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