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la nuova pagina dell’associazione “ci vediamo in provincia” dedicata all’educazione ed alla legalità, fornisce dati aggiornati sulla criminalità giovanile per contrastarla e rendere nel dettaglio lo spaccato del mondo degli under 40 che resta il terreno di battaglia tra le nuove generazioni e la criminalità organizzata.
La guerra che affrontiamo con spirito di condivisione ci rende consapevoli del mondo in cui dovranno vivere i giovani del futuro, un mondo civile che vorremmo votato al progresso alla cultura e alla crescita di un territorio che per motto per noi non sarà mai abbandonato a se stesso.
Noi ci crediamo, viva il futuro, viva la legalità!

il referendum costituzionale del 2016 e la loggia p2 (di M.Mancini)

Proprio da qualche giorno si è registrato il forte convincimento degli italiani attraverso il voto del referendum del No alla riforma costituzionale.

La riforma contestata per molti aspetti sembrerebbe non essere nata in questi tempi bensi dettata dalle forze della libera fratellanza massonica già da molto tempo addietro.

L’amico Massimiliano Mancini ha redatto l’articolo che segue rintracciando i documenti del processo alla loggia P2 compiendo il confronto tra il disegno massonico internazionale e quanto davvero è successo in Italia dal 1982 ad oggi, stessa tematica affrontata da moltissimi altri studiosi e giornalisti che si sono occupati dello stesso caso, segno che la vicenda è tale da far crescere i dubbi nei lettori.

 

“IL PROGETTO MASSONICO DI RIFORMA ECONOMICA ISTITUZIONALE”

“il piano di Rinascita Democratica della P2 alla base della riforma costituzionale”

Era il 1982, all’aeroporto di Roma Fiumicino le forze di polizia ispezionano la valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza e nel sottofondo malamente camuffato trovano dei documenti sconcertanti che testimoniano un piano preciso e dettagliato che la P2 ha elaborato per riformare completamente le istituzioni e l’economia italiana noto come Piano di Rinascita Democratica.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/06/22/tragico-scontro-in-autostrada-muore-la-figlia.html

Il documento rivelava un piano golpista da realizzare senza forza, ma attraverso le istituzioni e i suoi membri più influenti, un golpebianco, in cui i poteri forti avevano una idea chiara di come rendere il paese strumentale agli interessi di entità sovraordinate e occulte, con buona pace della democrazia, della sana imprenditoria, del finto mercato libero e della finanza corretta.

D’altronde la loggia Propaganda due (nota anche con l’acronimo P2) come dice il nome ha lo scopo di evitare “propaganda” ossia conoscenza dei suoi membri per la loro rilevanza eccezionale, banchieri, deputati, senatori, ministri, generali, e proprio per la loro capacità di influenzare le istituzioni e la finanza noti solamente fra loro e il gran maestro.

Da sempre nella massoneria si è legata ai personaggi più influenti della storia ed in particolare alla finanza, annoverando al suo interno i più grandi banchieri tra i quali Michela Sindona- tessera 501- che legato alla mafia era entrato in affarianche con lo IOR, Alessandro Alessandrini AD di Banco di Roma -tessera 708- Amonastro Zocchi Presidente Banco di Messina-571- Roberto Calvi presidente Banco Ambrosiano-519- Giovanni Cresti DG, Monte dei Paschi di Siena-521- e secondo alcune anche Enrico Cuccia, storico presidente di Medio Banca-(A.Mola Storia della massoneria italiana Bompiani 1992)

Il piano di rinascita democratico, che rappresenta un vero programma golpistico, dichiarava esplicitamente nelle sue premesse che non si prevedeva il rovesciamento del sistema ma allo stesso tempo si rendeva necessario quale ritocco della Costituzione.

Curiosamente anche in questi tempi la grande finanza nazionale e internazionale si è palesemente schierata a favore del SI al referndum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Il progetto massonico contenuto nel documento di Gelli del 1982, che non si è riuscito a realizzare  sino ad oggi, trova stranamente attuazione proprio nel disegno di legge di riforma costituzionale sottoposto a referendum.

 

Punti Principali del piano massonico di riforma economica istituzionale noto come Piano di Rinascita Democratico:

  1.  SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PARITARIO, preminenza della Camera dei Deputati nell’approvazione delle leggi; Senato federale delle Regioni focalizzato sulla legge di bilancio.

(prevista dagli art.1,2 e 10 della legge di riforma)

2.   Abolizione delle Province

(prevista dagli art. 29 )

3. Riduzione del numero dei parlamentari a 725 (dagli attuali 945)

l’art.55 e 57 della legge di riforma cassata dal referndum ne prevedeva 730

4. Presidente del Consiglio eletto dalla camera

5. Limitazione delle potestà normative regionali con vincolo alle disposizioni statali

6. Agevolazione del volontario disclosure, con la concessione di forti sconti fiscali per agevolare il rientro di capitali esteri di incerta provenienza.

già realizzata da questo governo con la legge del 15 dicembre 2014 n.186

 

Come valutare queste straordinarie analogie, queste precise coincidenze, in un italiche non ha ancora fatto chiarezza sulle stragi e sui tentativi di golpe del suo passato prossimo e che è stataunita proprio dalla massoneria (Giuseppe Garibaldi è stato uno dei più illustri e potenti gran maestri così come Giuseppe Mazzini e i principali patrioti)?

Cosa pensare di questa riforma che viene oggi realizzata non solo con i contenuti ma anche con il metodo indicato nel Piano di Rinascita Democratica, dove l’aggettivo “democratico” sta a significare che la sua applicazione allo stato ed all’economia è prevista in forma evidente e violenta, come i tentativi di golpe e le stragi degli anni 70 e 80, bensì in forma pacifica e occulta, attraverso il controllo dei politici e dell’informazione?

Cosa sarà di questa nazione nella quale la finanza è già troppo controllata da pochi oligarchici gruppi bancari, l’economia è già troppo indirizzata da pochi egemoni gruppi industriali multinazionali, la cui politica è già troppo influenzata dai poteri forti Europei?

Davvero molto sconcertante tutto ciò è soprattutto molto pericoloso nelle sue prospettive istituzionali ed economiche.

(Massimiliano Mancini)

#patriziopoli: e la storia continua!

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Siamo in una provincia che non ha nulla da invidiare ai fumetti, come una novella Gotham city , tutto il potere degli enti istituzionali frusinati è controllato attraverso la spietata logica del monopoli, ma come nel più famoso gioco capitalista del mondo, esistono gli imprevisti e le probabilità, sono gli appuntamenti che ogni giocatore vorrebbe evitare, ma prima o poi ci si deve passare, nel caso reale si passa dal via con le indagini e le accuse  della magistratura e  degli inquirenti.

Proprio dall’indagine appena conclusa con ben 19 indagati emergono i particolari dei comportamenti penalmente rilevanti dei protagonisti del giro di corruzione ciociara per le concessioni di autorizzazioni ambientali integrate ad aziende che operano nel settore ambiente e rifiuti.

In primis dopo aver già ampiamente spiegato che l’ex commissario provinciale adoperava la propria carica per spostare a piacimento i suoi tecnici rimpiazzando quelli che non poteva controllare direttamente, va ribadito al sopito popolo ciociaro che il potere politico di controllo sulla materia ambientale provinciale non rispondeva affatto ai principi dell’ecologia e della sostenibilità, perché in barba ai comizi e alle comparsate televisive in cui si professava l’attaccamento ai temi del risanamento della valle del sacco e all’attenzione al tema dell’ambiente, in realtà negli uffici si pensava a concedere permessi senza il minimo rispetto dei procedimenti amministrativi ed alle norme di legge, al solo scopo di continuare a rovinare la nostra splendida e rigogliosa natura.

Un metodo scientifico collaudato secondo gli investigatori della guardia forestale, quello che permetteva al sindaco di Settefrati di bypassare ogni problema di controllo al depuratore, del resto sarebbero stati utili solo a bloccare i festeggiamenti in occasione della madonna di canneto, e l’intero comune ne avrebbe potuto risentire, per questo solo dopo un giorno dalla richiesta venne accordata nuova autorizzazione anche se in via provvisoria (come quella dell’anno passato) senza mai aver ottemperato agli obblighi di legge in materia .

Ancor più grave la questione che ruota intorno allo scarico n.38 dell’ASI di Ceccano anch’esso concesso senza la V.I.A. richiesta per legge, che invece di essere oggetto di una formale diffida fu lasciato in funzione come se nulla ostasse, sembra rientrare negli atti della procura anche il caso di Ferentino e l’impianto di compostaggio della Rodesco rimasto fermo al palo sempre perché non era nella cerchia degli amici giusti.

Cari amici i personaggi dell’indagine erano tutti importanti pedine di un unico disegno criminale in danno ai cittadini e soprattutto all’ambiente della provincia, tecnici che invece di controllare l’impatto ambientale pensavano ad avallare raccomandazioni e sottostavano al potere dell’unico vero indiscusso signore del sistema, #patriziopoli appunto, ossia l’agglomerato urbano provinciale in cui a capo c’era un uomo solo, lo stesso che da vicedirettore dell’ASI si preoccupava di far lavorare “amici” nella valle del sacco, che controllava dalla provincia come procedevano gli affari, e che grazie ai voti aspirava al definitivo controllo politico della zona, ecco come si vince a monopoli a Frosinone.

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Articolo rassegna stampa 10/6/2015 – Ciociaria Oggi

 

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Articolo da rassegna stampa 10/6/2015 – Ciociaria Oggi

Dottor Paolo Ruggeri

 

#‎PATRIZIOPOLI‬: scandalo ASI

La nuova indagine sul rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali, della provincia di Frosinone alle aziende controllate ricadenti nel consorzio industriale dell’ASI di Frosinone.La guardia forestale ha compiuto un indagine lunga più di un anno partita dopo un esposto, la vicenda intricata ruota attorno all’ex commissario provinciale il quale avrebbe tirato su un vero e proprio sistema basato sullo scambio di favori alle aziende con la compiacenza dei dirigenti della provincia e dell’ASI,in cambio di assunzioni, ben 4 persone. Lo scandaloso stato di inquinamento della valle del sacco trova nuovi spunti di discussione, proprio nel territorio più devastato del centro italia ancora dirigenti e politici corrotti che sguazzano nei liquami, trovare qualcuno da salvare diventa sempre più difficile, la situazione sotto gli occhi di tutti continua ad aggravarsi. Nell’indagine finisce lo scarico dell’ASI di Ceccano e tutta una serie di tecnici che in cambio di favori chiudevano tutti e due gli occhi. La triste vicenda rappresenta un duro colpo al tranquillo podere ciociaro, ma c’è da pensare che politicamente il blob del mostro nato tra le ceneri della destra e la sinistra siano ancora capaci di mettere nuovamente tutto a tacere, basta leggere l’articolo e vedere che la vicenda tocca tutti i politici della nostra zona compresi gli avvocati che difenderanno gli indagati. 

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Paolo Ruggeri

 

VOTO DI SCAMBIO: ne parla il Dott. Elvio Di Cesare ,Segretario dell’Associazione Caponnetto

Avremmo potuto fare una sintesi di ciò che è stato espresso dal Dott. Elvio De cesare durante il Convegno tenutosi a Frosinone sul “Voto di Scambio”, ma avremmo rischiato di lasciare indietro concetti imperdibili. Preferiamo riportare tutto, alla fine capirete il perché.

“La Caponnetto è un’Associazione di frontiera che ha una sua autenticità, una sua specificità che è quella classica di un presidio forte di legalità che non si esaurisce nella retorica, nelle parole, ma che va a scavare a fondo quelli che sono i germi, la genesi delle Mafie in Italia. Questo è l’aspetto del quale andare orgogliosi e che la diversifica rispetto a tanti altri perché la pone come un’avanguardia che opera a stretto contatto con le Forze di Polizia e soprattutto con la Magistratura Inquirente. Uno dei problemi impellenti da affrontare,  problema di cui si sta parlando da diverso tempo ai livelli massimi, anche con il Procuratore Pignatone, è quello delle “Co-Deroghe” che dovrebbero essere concesse dalle Procure Generali, dalle Direzioni distrettuali antimafia alle Procure Ordinarie. Questo perché, se sui territori non ci sono presidi giudiziari che seguono le vicende del posto, non si può pretendere che tutto il lavoro di una Regione venga accollato sulle spalle dei Magistrati del DDA (Direzione Distrettuale Antimafia). Le Procure Ordinarie dovrebbero essere delegate a fare indagini anche per i reati associativi (es 416 bis) affinché si stimolino le forze pubbliche locali, i questori, i comandanti dei carabinieri, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato a investigare anche in questo campo. Manca quell’imput , quello stimolo ad indagare proprio perché non esistono le deleghe.

Altro discorso molto importante da affrontare, nel basso Lazio,  è che i Casalesi definiscono Latina e Frosinone Provincie di Casale.

Non si può tollerare che i Prefetti che dovrebbero avere una funzione di prevenzione controllo omettano di eseguire queste mansioni. Le operazioni antimafia non si fanno, o se si fanno, sono ancora molto poche. Allora altra battaglia indispensabile della Caponnetto è quella di  premere sui Prefetti, far sentire loro il “fiato sul collo” perché facciano attività di prevenzione. Attenzione, i Prefetti hanno un potere immenso superiore a quello del Magistrato, perché il Magistrato può intervenire solamente quando il reato è stato compiuto (“quando i buoi sono scappati dalle stalle”), mentre il Prefetto deve, per legge, intervenire prima. Questo nel Lazio non si fa! Chi vi parla si è trovato fortemente a polemizzare con alcuni Prefetti di Roma come Achille Serra su una vicenda che riguardava il Litorale Romano, Ardea, dove si erano individuate alcune presenze ed attività molto inquietanti. La Caponnetto riuscì a far nominare la Commissione di accesso al Comune di Ardea che però riportò  zero risultati, in quanto  il Prefetto asserì che effettivamente si erano riscontrati elementi di “disamministrazione”, ma non c’erano elementi che potevano ricondurre a collegamenti con la Mafia!

Arriviamo ad oggi con l’attuale Prefetto Pecoraro, che tra pochi giorni finisce il suo mandato, il quale ha affermato come Roma fosse la città più sicura, che a Roma non esistesse Mafia, quando invece, se si leggono le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, della Procura generale della Corte d’appello, Roma da sempre è stato il crocevia di tutto il malaffare italiano e di tutte le organizzazioni criminali del mondo, non solo quelle italiane.

Parliamo di “voto di scambio”: il problema è tutto politico!  Nei nostri incontri, ma ancor più  nelle attività quotidiane che facciamo, le ricerche, gli intrecci, le indagini, ritroviamo sempre la mano della politica dietro le orchestrazioni criminali. Storicamente è la politica che “alimenta”. Chiunque vada  a leggere le origini della Mafia intuisce, anzi si rende conto  subito, che la Mafia è nata al servizio dei grandi gruppi affaristici, di malaffare, delinquenziali, dei quali si serve di volta in volta. Molte volte agisce con  violenza, altre volte  in maniera sommersa, come sta capitando oggigiorno, in virtù della sua grande capacità di mutazione che l’ha portata a subissarsi, dal momento che ormai possiamo ritrovarla anche ai livelli più alti della politica delle Istituzioni. Una ricerca contro la mafia non si fa con le chiacchiere, ricordando con tutto il rispetto di Falcone e Borsellino ,” l’antimafia si fa facendo gli “zappatori”” , come mi disse un colonnello dei carabinieri in uno scambio di vedute delicate sul basso Lazio. Gli “zappatori” sono coloro i quali ci danno precise notizie sul fatto : nomi, cognomi. Non servono analisi sociologiche costose. Il Magistrato ha bisogno di elementi concreti non  di  belle analisi, come fanno i tanti parolai di un’antimafia fasulla che opera solamente per prendere allo Stato soldi, uno Stato che peraltro è bifronte, da una parte decide di combattere  contro la Mafia e che dall’altra la favorisce. E qui si ritorna al discorso politico, perché il discorso della Mafia e dell’antimafia è un discorso politico. Ci si chiede “dietro Mafia Capitale chi ci sta?” , dietro la “Formia connection”, inchiesta di questo territorio, del Lazio, una delle poche  fatte fino ad oggi, chi c’è?   Oggi, con la venuta del Procuratore Capo Pignatone e dell’Aggiunto Prestipino Giarritta, si sta cominciando ad incidere seriamente; molti settori politici cominciano a sentire un pochino brutta aria, perché finisce quel clima di impunità che ha portato agli scandali di Fondi, dove però si è volato molto basso. Si sono andati a prendere i “quaquaraquà”, non si è andato a toccare quella che è la mafia alta, quella dei colletti bianchi, quella che si nasconde ed è presente abbondantemente nella Provincia di Frosinone.  Non bisogna mai dimenticare che Frosinone, a parte la lunga presenza di Licio Gelli, è la provincia dove sono nati i primi circoli in Italia di Dell’Utri e dove c’è una mafia molto sottile, di grossi investimenti, nel commercio, nel gioco, nei traffici illeciti di sostanze stupefacenti.

Addentriamoci anche nelle “assenze”, perchè ci serviranno come elementi di riflessione e spunto per capire molte situazioni.   A volte è necessario andare a naso, non occorre andare solo sui computer o sui cantieri ad annotare i nomi dei costruttori, che tramite i “prestanomi” o “le visure camerali” risultano essere tutta gente pulita;  bisogna risalire alle vere identità dietro ogni operazione. Le assenze, consideriamo ad esempio tutti gli inviti diramati ai Sindaci della provincia, nessuno è intervenuto tranne il Sindaco di Pastena. Questo è già capitato in altre occasioni, non ci si deve meravigliare.  Questo conferma ciò che diciamo e che sappiamo tutti; lo sanno le forze dell’Ordine come lo sanno i Magistrati. La Mafia è lì, nella Amministrazioni pubbliche e nelle Istituzioni. Lì è la vera Mafia, attraverso il “voto di scambio”. Anche nelle indagini, affiancando gli ufficiali ed i Magistrati con cui veniamo in contatto per esser loro di supporto , di collaborazione abbiamo capito che occorre alzare il livello della questione. Alcuni Magistrati calabresi e siciliani ci hanno chiaramente detto: ma voi pensate che non si è in grado di prendere un Riina, praticamente un analfabeta?   Il problema sono le “protezioni”. Dietro questa gente c’è altra gente, ma molto molto più in alto. La lotta alla Mafia non si fa a Frosinone , si fa a Roma, si fa nella Capitale, si fa nei centri vitali dello Stato, dove si decide chi deve essere  il Comandante Generale, chi deve essere Procuratore Generale e dove si fanno le leggi per poi non essere applicate. Questa è la mafia vera, che deve ripagare per i soldi che dà soprattutto per i voti. Carmine Schiavone, poco prima di morire, in maniera molto strana tra l’altro,  disse “Noi eravamo Sistema, noi eravamo lo Stato perché con i nostri 140/160 mila voti che controllavamo nella provincia di Napoli e Caserta ci permettevamo di decidere chi doveva essere il Sindaco, chi doveva essere l’Assessore, chi doveva essere Consigliere. Questa è la situazione! Allora questo è il quadro di cui dobbiamo prendere atto, altrimenti corriamo dietro le favole.

Ci sono altresì anche politici che si salvano , che portano avanti con coerenza ed onestà intellettuale le battaglie per la giustizia e della legalità .

Il voto di scambio è un tema forte,  argomento provocatorio che si è scelto insieme all’Associazione “Ci vediamo in Provincia”   proprio per gettare una bomba.

Concludo con una raccomandazione: noi troviamo molta difficoltà ad entrare, perché in certi ambienti, in certi territori c’è nei nostri confronti una sorta di paura. Ci additano come “ quelli che fanno le indagini, che denunciano, che  fanno la “spia”  ai Magistrati, alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia). Noi abbiamo riscontrato molta difficoltà ad entrare in provincia di Frosinone, di Roma, non parliamo della provincia di Viterbo dove, come qui, c’è una forte presenza massonica oltre che mafiosa. Noi chiediamo a tutti di fare una forte associazione perché localmente la situazione è brutta, è molto più grave di quella di cui ha parlato l’Osservatorio regionale della Regione Lazio che ha individuato 88 clan in provincia. Noi per la verità siamo molto molto al di sopra; ricordiamo che gli 88 clan sono la mafia bassa , non comprendono la mafia alta. La Regione Lazio si riferisce ai clan del terzo livello, alla mafia che spara. Oggi la mafia non agisce più così. La Mafia vera compra, investe corrompe, si fa votare e la politica la sostiene!”.

 

Segretaria dell’Associazione Ci Vediamo in provincia

Paola Indigeno

In ricordo di Mario Piccolino.

Non è facile accettare notizie del genere, senza farsi toccare nell’animo. Che Stato può ritenersi tale, se non protegge coloro che denunciano il malaffare e che fanno della legalità la battaglia della propria vita? Che Stato é uno Stato che lascia uccidere chi parla e collabora per una pulizia di omertà? Che Stato é uno Stato che ti lascia solo davanti la morte? É uno Stato complice! É uno stato che ha le stesse responsabilità di chi quel crimine ha compiuto. Non c’è prefetto che tenga. Non c’é Questore che protegga. É un sistema fallato e marcio.

Onore ad eroi moderni.

Onore all’AVV. MARIO PICCOLINO, barbaramente ucciso a Formia perché probabilmente sapeva troppo! Onore ad un cittadino, semplice cittadino, che scriveva e denunciava il malaffare e la camorra. Freddato da un colpo in fronte. Muore così l’Avvocato-blogger. Pignatone, Procuratore di Roma, ha l’arduo compito di fare luce su questo caso dal modus tipico camorristico.

A noi non ci rimane che indignarci e reagire denunciando il malaffare, senza paura e prima o poi questo fenomeno, sparirà.

 

 

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Avv. Mario Piccolino. Grazie , eroe moderno.

 

 

23 MAGGIO 1992: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo dimenticare!

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Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

 

23 maggio 1992,nel tragitto da Punta Raisi a Palermo, all’altezza dello svincolo autostradale di Capaci.

Avevo 8 anni eppure il mio ricordo di quei giorni è nitido. Ricordo come fosse ieri le immagini dell’edizione straordinaria del Tg 1 , entrate in ogni casa italiana e la voce della giornalista Angela Buttiglione che annunciava l’ennesima strage, stavolta a morire Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinato e Rocco Dicillo. Le prime immagini trasmesse erano confuse, le notizie arrivavano con il contagocce. Ricordo come fosse ieri la disperazione di quella moglie e l’urlo del suo dolore diventato simbolo di una vera e propria denuncia. Poche parole semplici, ma entrate nella testa di ogni siciliano, di ogni italiano, di ogni persona. Ripropongo di seguito alcuni spezzoni  ripresi dal discorso durante il funerale di suo marito, Vito Schifani « Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani … a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato -…- chiedo innanzitutto che venga fatta GIUSTIZIA, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro…sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono…però vi dovete mettere in ginocchio…se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano … se avete il coraggio… di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro…di cambiare radicalmente…Tornate a essere cristiani..”.Mi risuonano le sue parole nella testa, i miei occhi si riempiono di lacrime al pensiero del suo dolore composto e ricco di dignità.

Ricordo come fosse ieri l’intervista, l’ultima, fatta al Giudice Borsellino, conscio che da lì a poco sarebbe toccato a loro, a lui e a Giovanni Falcone.

I Corleonesi stavano sfidando lo Stato a colpi di stragi.

Sono passati 23 anni e per fare in modo che non siano morti invano, sta a noi continuare a parlarne:  la lotta alla mafia si combatte sul campo, nei quartieri, nei tribunali, nel pensiero delle persone, nelle denunce,nei libri e proprio attraverso di essi, possiamo sperare in un futuro migliore. La scrittura nutre il cuore e la mente della gente.  Dobbiamo parlarne, parlarne sempre perché ad uccidere è il silenzio.

Come Associazione abbiamo voluto dare il nostro umile contributo per ricordare questa data poiché è un atto morale contribuire alla costruzione della memoria.  Uno degli insegnamenti del Giudice Falcone,che fanno parte dell’eredità che ci ha donato, è stato quello di lottare, lottare per vincere sulla mafia. Riteneva la mafia come un fattore umano, non affatto invincibile “e come tutti i fattori umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”. E’ per questo che dobbiamo continuare a parlarne, lottando contro le ipocrisie istituzionali e pretendendo rigore e precisione da chi ha il dovere di mettere la parole FINE a questo fenomeno.

Vi lascio con una frase a cui sono particolarmente legata e che mi indica ogni giorno la strada da seguire, quella dell’esempio con fatti concreti, non con parole che vanno a finire nel vento.

 

P.S. Un pensiero e un commosso ringraziamento va a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, alle loro scorte e a tutti i morti ammazzati per avere cercato di combatterla,la mafia.

 

 

 

 

I dati sulla #mafia sul territorio della Provincia di Frosinone

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Mafia Cartoon, la satira contro la criminalità – Galleria … www.repubblica.it-530 × 389-Ricerca tramite immagine Mafia Cartoon, la satira contro la criminalità

Sono 88 i clan mafiosi presenti sul territorio del Lazio, di cui 35 appartenenti alla ‘ndrangheta, 29 alla camorra, 16 a Cosa Nostra, 2 alla Sacra Corona Unita, 6 autoctone. E’ quanto emerge dal rapporto sulla presenza delle mafie nella regione, scritto dall’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con la Fondazione Libera Informazione.

Dopo un ‘attenta analisi del documento, si valuta che per quanto riguarda la provincia di Frosinone emerge che grazie alla sua posizione geografica, Frosinone risulta assumere una posizione baricentrica tra Roma e Napoli e proprio per questo sensibile alla criminalità camorristica.

Dal 2003 al 2008 sono aumentati gli atti intimidatori nei confronti delle sale Bingo: basti pensare che la sala Bingo di Ferentino ha subito 8 attentati. Anche la DNA sottolinea l’interesse delle Associazioni criminali organizzate nei confronti delle sale Bingo.

Pe la gestione di Ferentino pare che la società da cui era gestita la sale è passata dal vecchio proprietario Martini a V.Pellegrino e A. Padovani, legati alla camorra casalese e alla mafia siciliana.
Le famiglie appartenenti a losche criminali venute fuori dal Rapporto “Mafie nel Lazio” sono i De Angelis legati anche alla famiglia Spada. I De Angelis sono legati alla camorra casertana. Questo legame ha portato ad un’elevata crescita economica della famiglia ed in particolar modo di De Angelis Gennaro.
Un’altra famiglia uscita fuori è quella dei Terenzio, collegata al clan dei Casamonica, collegati a loro volta ai De Angelis. La Direzione nazionale Antimafia ha conferito la confisca dei beni sia a Gennaro De Angelis che ai Terenzio.
Infine per quanto riguarda il traffico di stupefacenti si è evinto un collegamento con i clan Di Silvio, legato alla famiglia dei Casamonica che sul territorio sono in contrasto con gli Spada.
Noi, come Associazione “Ci vediamo in provincia” non ci contentiamo di queste informazioni che le consideriamo semplicemente un punto di partenza. Ci sono altre Associazioni antimafia che continuano la loro lotta fatta di denunce con nomi e cognomi e che vede Frosinone al centro di un unicum tra massoneria, mafia, camorra. Non si parla di Voto di Scambio e di come questo influenzi le dinamiche.
«Art. 416-ter (Scambio elettorale politico-mafioso). Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma» -Legge n. 62 del 2014-

Ogni tornata elettorale porta con sé promesse, scambi, illeciti, eppure non cambia mai nulla ma si foraggia sempre il potere degli stessi soggetti.

 

 

Progettiamo la legalità, insieme!

articolo3L’associazione   Ci vediamo in Provincia  è nata 5 anni fa con lo scopo di affiancare ed aiutare il mondo dei giovani (ciociari), popolazione che occupa di diritto luoghi antichi che molto spesso nonostante la naturale vocazione ad essere indimenticabili sia per paesaggi che per cultura e storia, ultimamente hanno raggiunto l’onore delle cronache solo per essere stati palcoscenico per le peggiori “tragedie” nazionali.

Proprio così infatti il nome di questa città oggi risuona nell’italia per essere la città più inquinata d’italia, dove si assiste attoniti al continuo depauperarsi delle risorse ambientali e civili quasi come se il malcostume e la distanza dalla legalità avessero trovato casa proprio tra le nostre colline amate.

I Giovani restano la classe del futuro ed è su di loro che dobbiamo puntare se vogliamo credere che il nostro futuro sarà all’altezza degli obiettivi che ci consegnarono i nostri avi .

Il quadro della situazione locale è devastante, i dati narrano una miriade di arresti tra funzionari comunali e politici, amministratori e dirigenti delle maggiori aziende, tutti collusi nella devastazione ambientale, appalti pubblici per opere mai compiute hanno ridotto le città millenarie in paesi vuoti immersi nell’atmosfera tombale di un film sul far west, sindaci e vice sindaci arrestati, vicende giudiziarie che dimostrano quanto vicini alle peggiori organizzazioni criminali nazionali siano gli uffici in cui si amministra la res pubblica delle cittadine frusinati.

Oggi un giovane di Frosinone è abituato a vedere in tv personaggi locali difendersi nei talk show da accuse di tutti i tipi, e affacciandosi dal suo balcone constata il fatto che gli stessi personaggi girano indisturbati in auto lussuose e si chiede come sia possibile arrivare a quel benessere, poi scende in strada vede tanti poveri che chiedono l’elemosina e locali chiusi e dismessi, pensa che non ci sono più speranze per assicurarsi un lavoro per il quale ha studiato e fatto sacrifici, mentre altri chissà come, magari accostandosi a chi naviga nell’illegalità, magari facendo raccomandazioni si mettono nelle braccia del signorotto locale il quale sicuramente gli assicurerà qualcosa in cambio.smog 3

Questa sottile e logica ricostruzione, ricalca sul serio una mentalità che si è generata in questi luoghi negli ultimi 30 anni, nata con la rinascita nazionale del dopoguerra lungo le infrastrutture create per lo sviluppo e morta con la crisi economica di qualche anno fa.

Ora restano gli scheletri degli impianti creati dalla cassa per il mezzogiorno, vuoti e senza operai, percorrere la Valle del Sacco significa respirare i fumi delle uniche industrie rimaste, quelle più inquinanti, e se questo non avesse inaridito abbastanza i nostri amati luoghi sul piatto restano città povere e disgregate, come se dopo un ciclone spaventoso fosse rimasto il degrado e nessuno volesse più ricostruire.

non ci vuole troppa fantasia a immaginare i ragazzi che girano come “zombie” tra case, scuole e strade,…. l’educazione che hanno non è quella che si dava anni fa, ora basta andarsene all’estero per campare meglio,.. meglio abbandonare il campo se si ha voglia di fare qualcosa perché tanto i posti sono già stati assegnati , il potere dai padri torna ai figli e chi non aveva nulla prima non lo avrà mai.

Viene  in mente il verga, della sicilia di cento anni fa, il sistema generato non riesce a mutare, si percepisce un distacco totale tra i cittadini e la politica per il proprio territorio, anche secondo i dati dell’affluenza alle urne, e se le cose stanno così, tutto si tinge di nero.

Noi però come cittadini non possiamo certo darla vinta a tutti, noi siamo ancora convinti che con un nuovo orizzonte di onestà e con un buon lavoro nel sociale si potrà nuovamente creare una strada di rispetto e lavoro condiviso, una chiara dimostrazione che non tutto è perduto. E’ per questo che abbiamo deciso di partire con il progetto “Ci vediamo in provincia per la legalità”.

 

Vogliamo mettere il nostro impegno a far rispettare le norme che abbiamo stabilito in tanti anni, attraverso lo sforzo delle autorità della magistratura che vigileranno al nostro fianco, perché se tanti cittadini segnalano i fatti che non rispettano i principi legali i magistrati hanno l’obbligo di indagare e attivare l’azione penale, nell’interesse dello stato della nostra repubblica.

 

…Ci hanno reso schiavi togliendoci tutto, anche la possibilità di sperare. Ma abbiamo un territorio da bonificare a partire dall’ambiente per arrivare allo sviluppo industriale. Siamo stati abituati alla mentalità del “DO UT DES” e siamo cresciuti con la consapevolezza che per VIVERE e non sopravvivere bisogna andar via.

Noi siamo anche quelli però che con coraggio hanno deciso di cambiare la loro terra e di VIVERCI. Siamo quelli pronti a cambiare prima noi stessi e poi gli altri. Siamo quelli che il voto di scambio lo viviamo sulla pelle, lo viviamo in una sanità lacerata che ci é stata derubata, nelle strade della prostituzione; nelle campagne piene di fusti interrati,  lo viviamo in città devastate, nelle scuole che crollano, nei ponti che franano e le gallerie che si allagano, nei mercati coperti sequestrati, negli stadi che verranno trasformati in mostri di cemento, nei fiumi pieni di tossine e liquami, nei depuratori industriali mai messi in funzione, nell’aria piena di polveri nocive, nelle biblioteche chiuse, nelle aree archeologiche sotterrate e distrutte, e saremo sempre di più a lottare, perché questa è la nostra terra e l’onestà sarà il tesoro che troveremo alla fine della strada che oggi abbiamo cominciato a costruire.uomo che pensa

 

“Il vero pericolo è la pigrizia morale. L’intransigenza costa troppa fatica.” Non permetteremo più a nessuno di bloccarci. Il futuro ê nostro e la terra, la nostra terra, in prestito per donarla ai nostri figli. Vogliamo vivere. Non ci accontenteremo più di boccheggiare!

CI VEDIAMO IN PROVINCIA PER LA LEGALITA’-convegno sul “voto di scambio”-ospite F.Imposimato- ven. 20 marzo Frosinone

Logo - Per la Legalita¦Ç - Ci Vediamo in ProvinciaVenerdì 20 marzo a partire dalle ore 16.00 presso la VILLA COMUNALE di Frosinone, L’Associazione Ci vediamo in provincia, ospita l’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” e l’Associazione “Voci delle voci onlus”. Tema dell’incontro pubblico sarà l’attualissimo tema incentrato sui “Voti di scambio”. Come da locandina, seguiranno i saluti dell’Associazione “Antonino Caponnetto” tramite il Segretario Nazionale dell’Associazione Elvio Di Cesare e il Vice Segretario Andrea Cinquegrani. Seguiranno i saluti del Sindaco di Pastena Arturo Gnesi e della nostra Associazione (nata nel 2010 dalla volontà del fondatore Paolo Ruggeri) tramite la referente Ilaria Fontana. Tra i relatori ci saranno Ferdinando Imposimato, Magistrato emerito Corte di Cassazione, Antonio Esposito, Presidente Sez.Penale Corte di Cassazione, Ilaria Calò, magistrato DDA Roma, Alessandro D’Alessio, magistrato DDA Napoli, i membri della Commissione parlamentare antimafia Luisa Bossa e Michele Giarrusso e per finire l’intervento di Elio Lannutti, già Senatore della Repubblica.
Sarà un’occasione di confronto per valutare come le organizzazioni mafiose influenzano la nostra vita a  tutti i livelli e per imparare a dire NO ed essere intransigenti.

Di seguito la locandina

Ps: i posti a sedere sono limitati è gradita la prenotazione alla mail

:” civediamoinprovincia@gmail.com”

convegno imposimato