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MEGALITHIC.IT scelto tra i vincitori al 3° Premio Nazionale “Cronache del Mistero”

Per la nostra redazione, per i nostri collaboratori e per tutti Voi, amici lettori, è tempo di festeggiamenti!!!

E’ appena giunta in redazione la mail che ci informa della lieta notizia il sito MEGALITHIC.IT è stato scelto da una selezionata giuria di scrittori e ricercatori, per ricevere il premio nazionale “Cronache del Mistero 2016”.

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Giunta alla sua terza edizione nazionale, la Kermesse, che quest’anno conta sulla presenza di numeroso pubblico ed ospiti da tutto il mondo, è capitanata dal Presidente della commissione Giancarlo Pavat, noto scrittore ricercatore storico, diversi libri a suo nome sono comparsi nella scena nazionale ed internazionale da tempo riguardanti enigmi storici, preistorici, noto esperto di labirinti, famoso anche per il libro Valcento in cui tracciava una vera e propria mappa della ciociaria descrivendo con particolare attenzione le simbologie occulte e legate al passaggio dei templari.

premio2Nella splendida cornice del borgo di Ceccano (FR), il programma provvisorio punta al coinvolgimento totale del pubblico alla premiazione anche attraverso  visite notturne e diurne in luoghi storici e collegati ai misteri delle antichità.

Sarà dunque un week end all’insegna della conoscenza avremo tutti la possibilità di conoscere scrittori internazionali dediti alla divulgazione degli enigmi storici e preistorici, ci saranno appassionati e professionisti del settore, ricercatori e personaggi della letteratura mondiale che si sono occupati di piramidi e antiche civiltà perdute, soprattutto festeggieremo il primo traguardo raggiunto nei primi 2 anni di vita del sito che vogliamo continuare a far crescere.

Quindi salvate le date sul calendario e seguiteci per soddisfare la vostra voglia di scoperta e curiosità.locandina-premio

 

appuntamento nel centro storico di Frosinone per la terza edizione della passeggiata notturna tra storia e leggende con il gruppo megalithic

L’Associazione “Ci vediamo in provincia” ripropone la passeggiata tra i vicoli del centro storico della nostra città tra storia e leggenda in una versione aggiornata, con diversi ospiti.

Siamo alla III EDIZIONE e gli organizzatori hanno scelto di rivisitare il vecchio percorso e modificarlo anche a seguito delle nuove ri-scoperte dei maggiori punti di interesse del centro ciociaro.

Le novità riguardano il punto di partenza non più il piazzale Vittorio Veneto ma l’imbocco superiore della viuzza intitolata a Giovanni Amendola, poi grazie alla musica di sottofondo suonata dalla musicista Ilenia Lombardi  i partecipanti entreranno nella zona più interna e antica del centro, raggiungeranno i vicoli e gli antichi palazzi raggiungendo poi l’antica piazza della libertà commemorando i martiri della libertà ciociari, rievocando antichi racconti e leggende.

Il percorso prevede:
narrazione della storia dei luoghi più antichi del centro storico dalle mura ai percorsi sotterranei, commemorazione al monumento dei martiri, e palazzo prefettura, passaggio delle acque e cisterne nel centro, storia recente dell’evangelizzazione dei briganti.
alla fine del tour è previsto un appuntamento facoltativo con il gruppo megalithic.it al bar tucci per un apericena a prezzo fisso 12 euro con consumazione (esclusi ricavi per l’associazione)
intrattenimento musicale in 2 diversi punti del percorso e ospiti”

lunghezza km1,5 circa
durata 2 h circa

l’evento sarà gratuito e in pieno stile associativo, non mancate e seguite sulla pagina predatori della ciociaria perduta di facebook

Vi aspettiam16 luglioo!

Palestrina

Una citta incredibile, sospesa tra le sue diverse epoche, ricca di storia e di preistoria.Palestrina_1671.gif barberini

Dalla sua parte bassa chi arriva non può non notare i primi santuari che già sulla via che la collega conla ss155 per Fiuggi o con la casilina, proprio sul ciglio della strada viene accolto dal culto che avvolge 047l’abitato millenario, proprio sulla pianura la villa di adriano, e poi salendo verso la collina,”arcioni” di tufo che sembrano fare da ingresso, alla sommità riportandoci in dietro nel tempo tra botteghe ed una vista eccellente sulla storia del luogo che si sta visitando.

034Immaginando di risalire la via dei pellegrini della dea fortuna attraversiamo la via che ci fa raggiungere il Palazzo Barberini Museo nazionale di Palestrina.

subito ad accoglierci la splendida ape simbolo della famiglia

042rimane impresso sulla chiesa (Santa Rosalia) connessa al complesso edificata proprio dalla famiglia tutt’ora proprietaria in parte dell’edificio più recente.

una volta sul luogo ci si accorge dell’incantevole vista del panorama con le 040sue particolarità, infatti si tratta di un luogo abbastanza raro in quanto dall’alto della collina ci si accorge che il mare si staglia sull’orizzonte regalando il profilo di una fascia tirrenica di svariati kilometri, a prima vista da Sabaudia ad Anzio, Roma si trova sulla destra (dando le spalle al palazzo), la 129Valle del Sacco si allunga sulla sinistra, più in la vi dirò della vista mozzafiato dell’acropoli di Prenestae l’attuale S.Pietro.

la struttura che calpestiamo è la ricostruzione dell’antico tempio della fortuna risalente alla roma repubblicana, 104136una stradina, una porta, la chiesa, il palazzo, e l’ampia terrazzatura e l’orizzonte che gli architetti ricostruirono con 100052geometrie elleniche  l’ascensione al tempio.

 

058059la ricostruzione e la differenza tra i resti romani e d il palazzo appare rintracciabile al visitatore dall’interno 172121dell’edificio che ci accingiamo a visitare.

Palazzo Barberini si presenta con una hall degna dei 068075palazzi papali romani, incastonato nel vecchio androne dell’edificato romano infatti buona parte delle 061078strutture benché ricostruite poggiano tuttora sulla vecchia base romana ….

All’interno si 055049possono trovare molti spunti per approfondimento di curiosi, esistono oggetti che narrano più di quanto a prima 051097vista possa risaltare. tornando al palazzo esso mi ha dato l’impressione che chi avesse voluto 064costruire tale opera fina dall’inizio non può non averla orientata.

Mi ha colpito la singolarità geografica ed orografica, quasi fosse una strana coincidenza l’allineamento delle mura poligonali chiaramente scorgibili nella zona 065dell’antica Acropoli di San pietro subito sopra il tempio collegato con l’unica strada che da millenni collega la collina che domina un perimetro avente un raggio unico di visione, vista che servirebbe davvero a controllare il mare cosa da non sottovalutare.

082081L’insediamento si perde nei tempi esistono oggetti e reperti eccezionali che sono stati trovati nella zona a valle in cui esistevano intere necropoli, secondo gli archeologi manufatti che vengono da tutto il mondo nonostante l’antichità dei pezzi e la poca conoscenza del mondo secondo la storia 062della georafia che ci hanno tramandato da secoli, in particolare segnaliamo la camera adibita del museo agli oggetti femminili e ai preziosi.

 

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Robert Bauval for www.Megalithic.it

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Ad Alatri, oggi, nel solstizio d’estate (del 21/06/2015), abbiamo incontrato Robert Bauval grazie al nostro amico Ornello Tofani,dopo le presentazioni dovute, abbiamo chiesto a Robert Bouvall e Ornello Tofani di salutare i nostri amici e gli abbiamo regalato una copia del nostro fumetto dei Piccoli Predatori di Tecchiena 😀

277..ci vediamo anche con Paola Rolletta e Ilenia Lungo su MEGALITHIC.IT

 

 

Buona visione

Il castello di Tecchiena ed i briganti, con i piccoli predatori della scuola E.Danti

Il lavoro svolto dal gruppo della redazione di megalithic riassunto in un video che racconta il progetto “i Piccoli Predatori della Ciociaria perduta di Tecchiena”.

Più di cento alunni dell’Istituto E.Danti coinvolti in un progetto per la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico territoriale, la lotta alla conoscenza delle storie e della sopravvivenza leggende dei luoghi in cui viviamo.

Un vero e proprio viaggio nelle tecniche di realizzazione di racconti, fumetti e video, con l’obiettivo di recuperare la conoscenza dei luoghi più simbolici di un luogo, un Comune della ciociaria che viene immortalato attraverso immagini e cultura, racconti storici e leggende dei ragazzi che vi trascorrono la propria vita scolastica.

L’idea è quella di educare al rispetto del territorio e la valorizzazione di quanto offre all’umanità, la cultura e le storie narrate attraverso i principi di scienza archeologica, letteratura storica, sostenibilità ed ecologia, intrattenimento e approfondimento su temi che caratterizzano la ciociaria e che ne fanno un luogo da raccontare.

Si ringraziano:

tutti i partecipanti alunni e corpo docente;

lo sponsor ufficiale :”CENTRALE DEL LATTE DEL FRUSINATE”.crltfr

 

 

 

-la redazione di megalithic vi augura buona visione-

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(Developed by: Paolo Ruggeri-ideatore / Stefano Spaziani-fumettista / Ilenia Lungo-archeologa / Massimiliano Mancini-scrittore storico / Stefano Alunno Mancini-montaggio / Ilaria Fontana-resp. pubbliche relazioni )

I PREDATORI A PARIGI (parte2)

(continua)……..

705Appena svegli, nella capitale francese ci precipitiamo a fare una bella colazione con croissant e succo d’arance, poi giù nella metropolitana alla volta di Saint Sulpice,  tappa fondamentale per vedere e toccare la Rose Line che fu qualche secolo fa il simbolo delle conoscenze e della misurazione della terra. La meridiana di Parigi del XVIII sec. d.C. ( ..ne esistono anche altre ad es. cattedrale di Acireale, etc.) infatti è segnata da un obelisco e una linea di ottone che scorre all’interno della chiesa suggestiva, ed è riccamente decorata con simboli di altri tempi sempre nel pieno del neoclassicismo pagano parigino, cosa che fa da contrasto proprio con gli ambienti ecclesiali in cui difficilmente possono passare inosservati.

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gnomone ad obelisco della meridiana di parigi

Le lapidi recitano la corretta interpretazione dell’opera astronomica realizzata, dalla lettura si evince che serve a segnare la corretta data per la pasqua riconducendo il progetto ad un esigenza liturgica, cosa ben lontana da quanto invece rappresenta per quanti amano la lettura dei romanzi di Dan Brown, il quale riconduce alla meridiana di Parigi, di questa chiesa, la line della rosa che unisce i 731luoghi sacri per i neotemplari e gli illuminati, fino agli iscritti della confraternita del priorato di Sion……, in quanto come meridiano unisce in se i luoghi chiave del culto divino (santo graal), come Gerusalemme e la cappella di Rosslyn, luoghi di grande misticismo da sempre.719

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Bellissimi i particolari della chiesa come l’altare monumentale in cui la madonna con il bambino poggia sul globo terrestre schiacciando un serpente con il piede a simboleggiare la potenza divina e la vittoria della cristianità sul mondo e sul male.

730La chiesa nonostante abbia molti visitatori e sia il punto di riferimento dell’intero elegante quartiere parigino è trascurata e non gode di quell’attenzione manutentiva che dovrebbe avere, basti pensare che alcune delle splendide vetrate sono infrante e lasciano entrare i piccioni 706all’interno della chiesa.

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un disco si trova proprio lungo la base della piramide di vetro del Louvre..
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disco di Arago

Non va dimenticato che è storicamente comprovato lo sforzo di riuscire a tracciare i meridiani esatti ai tempi (per gli astronomi), la scienza ormai si avvale di strumenti satellitari digitali, la linea attraverserebbe tutta la città ed è rintracciabile grazie ai dischi di Arago, 135 dischi posizionati da Jan_Dibbets recentemente.

lungo il meridiano esatto odierno.

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sacro graal con iscrizioni….. da decifrare
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il santo patrono di Parigi decollato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Vetrate descrivono i vescovi e i santi della tradizione parigina, ma ci sono due particolari riferimenti che non possono essere taciuti: una rappresenta il sacro graal ed un altra rappresenta il patrono di Parigi: Saint Denìs con la testa mozzata raccolta tra le proprie mani in posizione retta. Infatti la leggenda del martirio del santo aprigino racconta che dopo esser stato decapitato raccolse con le sue mani la testa e si incammino lungo la strada che oggi segna il quartiere omonimo.

Infine non sarebbe una chiesa degli illuminati se oltre ai riferimenti alla rose line, al sacro graal, non vi fosse posto per le mirabili opere d’arte pittorica realizzate dal mitico 741pittore della rivoluzione francese De La Croix, il quale trovandosi a dipingere figure bibliche destinate alla chiesa trovò lo spazio per inserire i suoi dettagli ispirati alla rivoluzione popolare francese eccovi il dettaglio delle pitture che si trovano nella prima cappella all’ingresso destro della chiesa.740

Scatti in sequenza che speriamo possano descrivere meglio quanto visto.

Insomma la chiesa “val bene una messa”, perché regala uno spaccato mistico in cui ???????????????????????????????affondarono le radici del neo classicismo francese, così come accettarono anche i personaggi dall’enclave dei clerici dell’epoca, dunque degno luogo in cui capire a fondo un periodo storico di un paese in fermento.

In poco più di mezz’ora il luogo è  stato visitato, ma non basterebbero 10 ore di studio per approfondire ogni tematica trattata e gli intrecci storico sociali che attraversano questa 682splendida chiesa.

 

I PREDATORI….. A PARIGI (p.1)

(PARTE UNO959)

PARIGI

Non potrei non presentarvi questa stupenda città senza aver detto prima che dopo aver letto e visto i monumenti e i simulacri eretti un po’ in tutta la bella mia penisola, un ciociaro non può certo che ridacchiare sotto i baffi, e non dimenticare che anche a Frosinone e in altre poche parti furono eretti monumenti alla “libertà” pagana o cristiana, l’arte dalla rivoluzione francese ha preso e dato molto, il neo classicismo pagano, in parigi trova la sua dimensione e scopre di se i presupposti dell’immortalità.

Parigi secondo alcuni scritttori contemporanei molto importanti, nacque attorno ad un primo nucleo proprio sulle rive della senna dedicato a Iside, e oggi sembra arrivare a coprire l’orizzonte della piana del fiume per chilometri.

La culla della cultura illuminata, priva del timore divino,568 le sue cattedrali, i suoi gargoile che vegliano sulla città, i suoi palazzi e le sue regge, i suoi musei e i suoi giardini, fino alla tour eiffel, sono la dimostrazione del uomo che dimostra di essere libero, libero dalla religione nella sua opera governativa.

Guardiamo il suo piano regolatore, napoleone regista e la corte alle macchine, vediamo dal vivo cosa si vede dall’alto,\ dalla cima della torre di ferro della “du pont”.10541011

Come tante altre capitali, la sua mappa nasconde uno strano e preciso disegno, secondo Robert Bauvall e Graham Hankoch, tra il percorso del fiume nel centro della città e la retta disegnata dalla via degli champ eliseè ci sarebbe un angolo di 15 gradi con obelischi e cupole a ricordare altre città capitali: Roma, Eliopoli la Valle di giza, Wahshington, Londra, e chissà quante altre ancora…

Dall’arco di trionfo fino al louvre, tetti grigi di piombo, e ferro battuto come se piovesse, gli odori delle cucine che si fanno sentire 1059lungo le rue del cuore parigino, prendiamo da place del repubblique e scendiamo per la “rue du templ”, che ci porta  a Notre Dame de paris, chissa quanti mercanti hanno già calcato quella strada che porta all’isola.

E poi, di Parigi oggi come si fa a tacer della sua bellazza notturno eccovi alcuni scatti….

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partiamo per Rue du Templ e da place de la repubblic dove ci sono state da poco le manifestazioni per Charlie Hebdo e raggiungiamo la bellissima cattedrale di Notre Dame de Paris….l’Hotel de la Ville,  …immersi nell’atmosfera d’altri tempi l’indomani partiremo alla volta dello gnomone di Saint Sulplice e della rose line ..(Continua)

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Segni una città…………. Megalitica !

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Domenica scorsa durante una passeggiata sui confini della ciociaria nord, proprio dove comincia a mutare la conformazione geologica del nostro territorio, all’incrocio magico tra la pianura della valle del sacco, la catena montuosa dei Lepini, e la zona vulcanica dei castelli poco a sud di roma, ultimo avamposto montuoso al centro del percorso millenario che contraddistingue ancora oggi il traffico tra roma ed il sud italia, abbiamo intrapreso la salita che da colleferro porta alla magnifica città megalitica di Segni.imagesYBV96PSR

Avevo letto e conosciuto la Città già dagli scritti di Giulio Magli, docente di archeo-astronomia del politecnico di milano, abile studioso e ricercatore della civilta megalitica del lazio meridionale, il quale tra le città contraddistinte dalle mura poligonali megalitiche riservava a Segni una attenta analisi paragonando l’impianto murario segnino ad altre grandi città come Alatri, Ferentino, Alba Fucens, Circei, etc., ma ugualmente, sono rimasto davvero impressionato dal reale impatto che la vista delle rovine nella città ha destato in me, che amo e cerco riferimenti geoarcheologici nel territorio dimenticati o poco valorizzati.

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La città risulta piena di fascino in quanto si eleva su un territorio che raggiunge i 700 metri di altezza ed è riconoscibile a distanza quale unico impianto urbano della zona innalzata tra i monti nel raggio di kilometri, e la sensazione di differenza con tutto ciò che la circonda è causato dalla sua posizione difficile da raggiungere che sicuramente ha aiutato a farla rimanere immutata in molti aspetti architettonici, tenendola al sicuro in tutta l’era moderna dalle vicende dell’umanità.

Appena giunti sulla strada cittadina disseminata di cartelli che indicano le tante attrazioni archeologiche e storiche, ci si ritrova in un percorso obbligato che le stesse amministrazioni hanno chiamato percorso turistico, andando a impattare con il primo anello di mura megalitiche che impone di fatto al viandante di costeggiarle salendo verso il nucleo antico del centro storico.

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Spettacolari massi calcarei poligonali ammassati con perfezione l’uno sull’altro sorreggono l’impianto ascendente delle abitazioni che da secoli contraddistinguono il profilo cittadino, le strade e i vicoli appaiono perfettamente come tanto tempo fa districarsi tra i diversi punti vitali dell’abitato, tra chiese minori e cattedrali medievali, si giunge nel versante panoramico che si affaccia sulla valle del sacco.

Lo sguardo dall’alto si perde sulla distesa verde e sulle catene montuose prospicenti, in cui a distanze più o meno regolari si distinguono tutte le città ciociare millenarie e i paesini rurali fino a Frosinone posta sull’ultimo spazio visibile a valle, se si volge lo sgurado a sud, mentre verso nord si distingue Roma e al suo lato la zona di T

ivoli.

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Insomma una terrazza che appare impagabile, sia per la bellezza sul basso paesaggio dominato, sia per il valore strategico che non si può assolutamente fraintendere, in quanto a qualsiasi ora del giorno, da quella posizione avvantaggiata, è possibile scorgere cosa succede nella valle da Roma a Frosinone , da Tivoli a tutti i monti che ci dividono dall’Abbruzzo.

 Quasi immediatamente si può immaginare la schiera di esseri umani che raggiunta la vetta nei lontani secoli della preistoria si organizzava a cingere il monte con le mura ( lunghe 5 km), rendendo da quei giorni la città eterna, segnando una cultura con i simboli di una somma di conoscenze che oggi ci sfugge, ma che insegna al viandante come l’uomo possa dominare sulla natura in modo ecologico ed eterno.

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La zona panoramica affaccia anche verso la catena dei lepini formando una gola impressionante per il salto di centinaia di metri ed è sovrastata da i monti che hanno sempre regalato selvaggina, funghi e legumi alla popolazione garantendo un lato protetto a nord ovest contro l’eventuale bramosia di popoli di passaggio nell’ Italia tirrenica.

La città è importante storicamente per aver raccolto dall’epoca romana tante personalità di spicco, finanche  del mondo religioso, e raccoglie ancora una biblioteca storica di grande importanza, ma oltre alla storia medievale racchiusa intorno alle chiese ed alla splendida cattedrale, il nostro report di viaggio punta decisamente agli aspetti preromani dei luoghi rimasti intatti, sull’impianto di muri poligonali che circondano tutta la cresta del monte intervallati da numerosi punti di accesso alla città, come la mirabile porta saracena o la famosa porta foca situate proprio sul versante affacciato a est sulla nostra valle, oltre alle tante posterule e fognoli.

Segni - La Porta Saracena

La porta saracena si apre in senso antiorario (non costringe a mostrare il fianco destro protetto dallo scudo-mentre al contrario porta foca era concepita per tenere sguarnita la difesa di chi osava entrare) appare incredibile sia per stazza sia per bellezza, un insieme di massi giganteschi formano un unicum mondiale per maestosità quale esempio architettonico-ingegneristico, degno di apparire accanto a Stonhenge, o alle piramidi della valle giza, il monumentale ingresso risulta intatto e come struttura indistruttibile sembra poter reggere anche contro un eventuale attacco nucleare, e non a caso richiamo l’idea di una catastrofe per avvalorare la resistenza insita nell’opera, in quanto dopo millenni nonostante guerre, bombardamenti e terremoti, mentre ogni altra architettura ha segnato il passo al trascorrere dei tempi, quella delle mura megalitiche non appare nemmeno scalfita.

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Il percorso dei muri è intatto e si nasconde sotto alcuni strati di terreno per poi riaffiorare in alcuni punti dove si può con certezza affermare che l’opera sia stata fatta per sottrarre alla montagna la terra, un po’ come a machu picchu, dove(secondo le ultime teorie) attraverso una serie di terrazzamenti megalitici e la realizzazione di terrapieni, si sottraeva alla montagna i luoghi rocciosi e aridi per realizzare orti e coltivazioni, la cinta è lunghissima e regolare tanto che attraverso il sistema di terrazzamenti ancora oggi è facile raggiungere l’acropoli attraverso  una gradevole salita.

L’acropoli dove oggi trova sede la chiesa di San Pietro è davvero eccezionale, un opera megalitica che fa trasalire il visitatore, la sensazione dell’eco delle vicende umane passate avvolge lo sguardo a 360 gradi e regala la certezza al passante di appartenere all’eternità del pianeta nel suo universo.

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Il tempo perde la sua finitezza e si accompagna alla descrizione della vicenda umana degli ultimi millenni, infatti sul vecchio basamento megalitico dell’acropoli sorge un templum romano  (dedicato a Giunone moneta) intatto e distinguibilissimo sormontato da un impianto cristiano, tipico edificio medievale con campanile annesso e bifore ancora più recenti, la pietra accompagna lo stallo dei colori dal bianco megalitico preistorico (calcareo), al marrone scuro della pietra squadrata romana (tufo) su su fino ai mattoni scuri di epoca medievale e il tetto moderno.

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Il luogo è da difendere da riscoprire, da mostrare al mondo e da tutelare come patrimonio dell’umanità.

Non esiste alcun altro luogo al mondo in cui si possa distinguere la diferenza e l’amalgamarsi degli stili e delle architetture della nostra civiltà mediterranea così ad occhio nudo, il megalitico, il romano, il medioevale ed il moderno, insieme dal basso fino al campanile che si staglia nel cielo.

Se non ci bastasse questo, proprio di fronte alla chiesa lato nord, esiste una cisterna romana per acqua piovana enorme che nonostante i secoli resta affiorante a simboleggiare la capacità di resistenza e di pianificazione urbana nell’approvviggionamento della materia vitale dell’acqua, come a dimostrare quanto si fosse attenti costruttori nei secoli addietro.

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particolare interno chiesa San Pietro

La porta foca che affaccia a sud è visibile, ma lungo il sentiero delle mura che la circondano il degrado sta lentamente prendendo il sopravvento, segno che le amministrazioni non riescono a tutelare e valorizzare la città, anche se lungo la camminata del lato sud est rimango felicemente colpito dagli scavi aperti, segno che l’interesse sulla zona rimane flebilmente desto, i palazzi medievali sono ricchi di reperti romani e nella città ha sede un museo archeologico.

Segni è una città unica e va studiata assieme alle città megalitiche come Ferentino, ed Alatri, e mentre si pensa a costruire nuovi stabilimenti industriali, nessuno ricorda la vocazione reale del territorio culturale e turistica, invece di puntare alla sostenibilità di cicli produttivi di indotti volti all’accoglienza dei turisti i giovani vengono invitati a lasciare i propri luoghi del cuore per recarsi a fare chissà cosa in industrie inquinanti, peggio ancora altri senza un futuro sono destinati ad espatriare.

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Ci battiamo affinche il patrimonio sotto stimato della nostra terra torni protagonista di un volano occupazionale basato sulla sostenibilità della tradizione e della cultura ma la strada è ancora lunga, per questo vi invito a parlare di questi temi al bar, alla fermata dell’autobus e nei comuni, nei palazzi del governo del territorio, locali e nazionali, facciamolo per noi facciamolo per il territorio.

Miti e Leggende del Liri: La Torre di Marìca (di Paola Baldassarra)

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 Anche se in molti dicono che la parola Liri, deriva dal latino ‘viridis’, che vuol dire ‘verde’, a me piace immaginare che le sue origini, si collegano alla mitologia greca, le mura pelagiche sono la testimonianza che antichi greci che si spostarono tanti anni fa fino in Italia, fondando molte colonie ed originando la loro volta nuovi insediamenti, forse cacciando le popolazioni indigene. Il nome Liri si intona con Illiri, nella mitologia greca, Illyrius era il figlio di Cadmo e Armonia che governò la regione di Illiria e divenne l’antenato etnonimo di tutte le popolazioni illiriche. Ancora, il nome Liri si avvicina a Lirìpe, che era una delle Naiadi, le ninfe delle acque dolci, viveva nella Focile, una zona della Grecia dove i primi abitanti si dice fossero i Pelasgi. Lirìope era molto bella ed il dio dei fiumi Cefiso se ne infatuò, quindi un giorno che la ninfa si era allontanata dalle sorelle, la circondò con i suoi corsi d’acqua e  così intrappolata  fu sedotta dal dio diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza che chiamò Narciso.narciso Era un giovane bellissimo e corteggiato e di lui Eco, una delle  ninfe delle montagne, si innamorò perdutamente, un amore impossibile e talmente disperato che la bella ninfa per volere degli dei fu trasformata in roccia.

 

Grazie alle testimonianze archeologiche, si sa di una divinità italica, particolarmente legataal fiumeLiri ed adorata fino alla Foce del Garigliano, la dea Marìca, sposa di Fauno, divinità dei campi e della pastorizia e madre di Latino, ninfa protettrice dell’acqua e delle paludi, degli animali, dei neonati e della fecondità.DSCF6026

Ad essa è dedicata, presso Isola, una Torre circondata da alberi si erge sulla collina del paese, al centro di una radura incontaminata da dove si può contemplare il cielo, ammirare il panorama dell’intera vallata, seguire con lo sguardo il percorso del fiume Liri, spaziare la vista su Sora e i paesi limitrofi sovrastati dai maestosi monti Appennini.

Esistono molte leggende ma la più raccontata riguarda il bosco sacro sulla collina della Torre, tantissimi anni fa il bosco era un luogo considerato una vera oasi dove viveva ogni specie di animali in libertà, vi erano fiori tra i più belli e ricca vegetazione ed il fiume verde smeraldo era popolato da pesci e crostacei,da granchi e gamberi d’acqua dolce. Tutto ciò che esisteva in quel posto non poteva essere portato via, era assolutamente vietato tagliare gli alberi o cacciare selvaggina e chiunque osava violare il luogo sacro, veniva rintracciato dalla ninfa del fiume e punito severamente, si narra che ogni grande masso rimasto li da millenni è un profanatore del bosco trasformato in pietra.DSCF6029

Ogni anno, per rendere omaggio alla dea, durante la festa di fine estate, le ragazze del villaggio si recavano sulla collina portando cesti d’uva, ghirlande di fiori e cipolle intrecciate che sistemavano ai piedi della Torre, ma non potevano assolutamente riposare su quei massi e prima del tramonto dovevano tornare nelle loro case.

I luoghi più sacri si trovavano lungo il corso del fiume, erano le sorgenti e le piccole cascate, erano i massi di roccia, le grotte bagnate dall’acqua o le caverne non lontane dal fiume, l’accesso era riservato a pochi, chi era prescelto a volte doveva attraversare a nuoto il fiume ed entrare nelle grotte per depositare le offerte votive. Una leggenda racconta che la dea viveva nella Grotta della grande cascata, dove l’acqua scivolava impetuosamente dallependici rocciose, c’eraun passaggio non visibile ed inaccessibile, chi era nelle sue grazie riusciva ad accedervi, attraversando il fiume controcorrente, sfidando la forza dell’acqua, passando sotto la porta rocciosa ed entrando in un labirinto che racchiudeva corsi d’acqua e cunicoli e che arrivava fino al cuore della montagna in un lago sotterraneo. DSCF6045

Il mito di Marìca si estendeva lungo tutto il tratto del Liri, dovunque il fiume passava prima di tuffarsi nel mare, su entrambe le sponde del fiume, esisteva un bosco sacro circondato da un’estesa e profonda palude, la cosiddetta “palus maricae” e si racconta che era la sua dimora preferita tant’è che le fu dedicato un grande tempio costruito con blocchi di tufo grigio. La nostra Torre di Màrica,  è quel che resta di un mito antico e misterioso, della storia degli italici prima e dei romani poi, che veneravano il culto della ninfa del Liri in un piccolo paese della Ciociaria, tramandata in molte tradizioni o in alcuni riti che gli anziani del posto ancora ricordano.12

 

 

Non rura, quae Liris quieta Mordet aqua, taciturnus amnis (Orazio)