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La Villa di Cesare e Massenzio a San Cesareo (Rm)

La sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo del passato ti toglie il respiro, A�questo quanto si prova nel passaggio a ridosso dei limiti che l’uomo moderno ha posto lungo i confini dell’insediamento dell’area archeologica abbandonata di San Cesareo, tristi barricate che fanno scomparire quanto di piA? bello come paese possediamo: la nostra storia antica.

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P.Ruggeri www.megalithic.it (panoramica dei terreni sondati S.Cesareo)
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P.Ruggeri www.megalithic.it Strada Labicana (S. Cesareo)

Proprio al centro della cittadina, divenuta solo in tempi recenti comune a se stante dopo essere stata per anni frazione di Zagarolo(RM), esiste una gigantesca Villa romana che secondo gli studi effettuati risulta di grande pregio in quanto racchiude in se i tesori A�delle antiche gens romane, in particolare secondo le testimonianze dell’epoca sarebbe infatti appartenuta a Cesare e di seguito a Massenzio, una enorme distesa nel centro di San Cesareo, una proprietA� privata che invece di divenire un attrazione unica al mondo alle porte di roma, A? stata al centro di progetti di chiese e centri residenziali, il simbolo di quel degrado cittadino che invece di essere condannato rimane addirittura protetto dalla burocrazia e dalle attivitA� dei Comuni italiani.

Nel corso dei sondaggi archeologici susseguitisi dal 2010, a seguito di un progetto edificatorio che interessava terreni privati posti proprio nel centro dell’abitato di San Cesareo, cominciarono a tornare alla luce un infinitA� di costruzioni romane, porzioni di vie e acquedotti, tali da far immediatamente ipotizzare la presenza di un insediamento antico, successivamente sempre durante l’ultima fase dei sondaggi ritornarono alla luce mosaici eccezionali di alto pregio che fecero addirittura scalpore nel mondo degli archeologi e degli addetti ai lavori.

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P.Ruggeri www.megalithic.it (i mosaici abbandonati con pensilina divelta)

Di questi ritrovamenti se ne parlA? anche sulle maggiori testate nazionali, vi furono convegni in cui si mostrarono i ritrovamenti ma ben presto essendoci gli interessi dei costruttori in gioco si riusci a porre i ritrovamenti sotto un velo di silenzio quasi assordante.

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P.Ruggeri (le ruspe abbandonate sul terreno dell’area archeologica)

oggi di tutto quel silenzio e dei progetti della chiesa che avrebbe definitivamente coperto ogni risultanza non restano che alcune pensiline e delle ruspe abbandonate in loco che abbiamo documentato in alcuni scatti.

Pensare che i gruppi di mosaici e le porzioni delle antiche vie non siano ancora oggi dopo 6 lunghi anni divenuti un riferimento culutrale e turistico da sfruttare per la sistemazione urbana della cittadina alle porte di Roma sono una sconfitta per tutti, vedere che un potenziale museo a cielo aperto giaccia senza alcuna protezione alle intemperie non fa contento nessuno e soprattutto i tanti cittadini e i comitati che stanno lottando al fine di recuperare il valore di attrazione identitario di una popolazione ci fa rabbrividire, eppure nonostante questo A�ancora non vogliamo dimenticare.

Questo l’intento di tutti quelli che pensano a come tutelare la nostra storia , ecco perchA? mi sono recato sul posto per farvi partecipi di questa lotta che passa anche per interrogazioni regionali provinciali e comunali, perchA? nulla A? ancora perso finchA? c’A? la speranza di cambiare gli errori A�fatti.

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P.Ruggeri (la strada risorge a soli due metri dal calpestio )

Sono in contatto con amici che si danno da fare anche in quel posto e sicuramente insieme riusciremo a riaddrizzare questa strada verso il futuro un futuro sostenibile che A? a portata di click e che vogliamo in tanti rendere reale.

Oggi basta recarsi sul luogo e sbirciare tra le reti di soleggiante apposte ormai da anni per respirare un aria che sa di eternitA�, basta cercare altre notizie riguardo quei luoghi per addentrarsi in un area che partirebbe da Santa Croce in Gerusalemme di Roma per giungere fino ai territori a nord dell’odierna Anagni per rendersi conto di quanto grande poteva essere questa Villa .

Con l’ardore dei combattenti ci cingiamo a difesa della nostra identitA� e della nostra storia, cosA� a San Cesareo , come sulle sponde del fiume Cosa a Frosinone, sotto i palazzi stretti tra antichi anfiteatri sotterrati e terme romane, tra fontane e necropoli cerchiamo spazio vitale per la rinascita di un territorio, e se passate di lA� ricordatevi che per legge tutto quello che A? di interesse storico A? anche vostro.

 

segnalazione (di Rossella Bartoli) Nova Feltria e Talamello (RN)

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p.ruggeri www.megalithic.it (Talamello)
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p.ruggeri www.megalithic.it (rocca di San Leo)
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p.ruggeri wwwmegalithic.it (talamello )

Sede di importanti iniziative di valorizzazione di prodotti tipici, a Novembre Talamello diventa la capitale del formaggio di fossa: caciotta, tipica della zona, che viene fatta riposare e maturare 3 mesi in fosse ottenute nel banco di roccia arenaria su cui A? fondato il paese stesso (il nome infatti deriva da thalamos, cioea�� grotte, abitazione) prendendo il nome di La��Ambra di Talamello (cosA� “battezzata” dal poeta Tonino Guerra), considerati gli odori e i sapori con cui si arricchisce. Questa usanza di mettere il formaggio nelle fosse non nasce con intento culinario: tutto il procedimento pare risalga al medioevo quando gli allevatori della zona dovevano nascondere i formaggi ai predoni e ai ladri; o piua�� semplicemente era necessario che li conservassero per un periodo piua�� lungo senza che questi seccassero eccessivamente.

SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO

foto su google immagini santuario talamello santissimo crocifisso
foto su google immagini santuario talamello santissimo crocifisso

Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino. IL CROCIFISSO Fra le opere di pittura medievale, il crocifisso di Talamello A? certo fra le piA? conosciute del nostro Montefeltro, oltre ad essere fra le immagini religiose una delle piA? antiche e senza��altro fra le piA? venerate. Prova di questa devozione popolare A? il gran numero di fedeli che da tutta la Diocesi ogni anno arrivano al Santuario di Talamello, in occasione della a�?Festa del Crocifissoa�? che si celebra il lunedA� di Pentecoste. CosA� come lo vediamo oggi, il dipinto A? frutto della��ultimo intervento di restauro effettuato nel 1995 in concomitanza con la mostra organizzata dal Meeting di Rimini dedicata alla Pittura riminese del Trecento

tratto da google immagini  talamello interno chiesa santissimo crocifisso
tratto da google immagini talamello interno chiesa santissimo crocifisso

, che ha restituito una��opera di grande valore artistico. 21 Nel Santuario del Santissimo Crocifisso, di origine seicentesca, nella piazza principale del borgo talamellese, A? custodito un prezioso crocifisso dipinto; si tratta di una��immagine del Crocifisso di Giotto che fu trasferita dal Poggiolo a Talamello nel 1870. Emanuele e Rossella – 18 luglio 2015 1 23 Il bellissimo Crocifisso A? un dipinto su tavola attribuito per un lungo periodo a Giotto ma fatto risalire successivamente ad un suo allievo, Giovanni da Rimini nel XIV secolo.

Caratterizzato da forme potentemente rilevate dal chiaroscuro, presenta nei lobi le figure del Cristo giudice, in alto, e ai lati quelle della Maddalena e di San Giovanni Evangelista.

Ea�� una�� opera importantissima per comprendere lo sviluppo della cosiddetta Scuola giottesca. Si dice che la��immagine sia miracolosa: piA? volte si rese protagonista di guarigioni inspiegabili e miracolose. Da sempre oggetto di devozione, essa era custodita un tempo nella Chiesa del Poggiolo. Qui i fedeli si rivolgevano per aiuto alla figura del Redentore, come ad esempio nel 1854, quando la��incendio divampato nella miniera di zolfo della vicina Perticara sembrava indomabile o quando, nella��anno successivo, il colera stava uccidendo la popolazione. In epoche successive, il Crocifisso guarA� miracolosamente molti ammalati che a lui rivolsero le loro preghiere fiduciose. Sempre in questa piccola, ma preziosa chiesetta si puA? ammirare una statua lignea policroma del XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino.

Talamello, cuore del Montefeltro, A? noto anche come patria del musicista-musicologo Amintore Galli, autore dell’Inno dei Lavoratori.

TALAMELLO, come per miracolo collocato su una pittoresca appendice del Monte Aquilone, sorge su uno sperone di roccia, sulla sponda sinistra del fiume Marecchia ed A? un antico borgo ricco di storia antica.

Di origine anteriore al IX secolo appartenne come Feudo alla chiesa Feretrana, fu sotto il giogo dei Faggiolani, e dei Malatesta nelle dispute con i Montefeltro e infine sede dei Vescovi da Montefeltro, e del Governatore della Romagna a cui Sigismondo Malatesta venne a chiedere la pace.

Per chi capita in paese A� da��obbligo una sosta alla grande fontana che abbellisce la piazza del paese e la camminata boscosa fino al Pincio, dove, tra castagni, pini e ricco sottobosco, si puA? ammirare tutta la Valmarecchia.

In piazza Garibaldi si segnala Palazzo Rusticucci. A? una delle piA? belle residenze del centro storico. La caratteristica architettonica principale A? la presenza di una merlatura del piano superiore. L’area A? chiamata anche il castello. Il prestigioso patrimonio pittorico di Talamello A? stato, nel 2002, arricchito con la��apertura del Museo-pinacoteca Gualtieri “Lo splendore del reale”, costituito da oltre 40 tele che il pittore di origini talamellesi Fernando Gualtieri ha donato al Comune.

Ringraziamo Rossella Bartoli lasciandovi il link per contattarla

http://www.villacercis.org/