Archivi categoria: Il Taccuino dei predatori

Notizie random per predatori :D

La civiltA� del cielo (parte1) di A.Canali

LA CIVILTA DEL CIELO

RACCONTO E REPORTAGE FOTOGRAFICO DI UN AVVENTUROSO VIAGGIO NEI MISTERI DEL MESSICO PRECOLOMBIANO

A. Canali bassorilievi messico
A. Canali bassorilievi messico

Capitolo I

Probabilmente non e’ un caso che il primo riferimento al Messico lo faccia Platone, circa 2500 anni fa, parlando di Atlantide:

(estratto dal Timeo)

Perchè tutto questo mare, che sta di qua dalla bocca che ho detto ( il Mediterraneo), sembra un porto dall’angusto ingresso, ma l’altro (l’Oceano Atlantico) potresti rettamente chiamarlo un vero mare, e la terra, che per intero lì’bbraccia, un vero continente  mentre adesso, sconvolto dai terremoti,  una melma insormontabile che impedisce il passo a coloro che navigano da qui per andare in direzione del mare aperto

Platone , a dispetto del mito, ci fornisce quindi notizie assai precise: l’isola di Atlantide si trovava a meta strada tra l’Europa ed un continente assai più grande da lui chiamato il vero continente, una terra che abbracciava interamente il vero mare, l’Oceano Atlantico, al cui confronto il Mediterraneo era solo un porto angusto.

google maps: messico
google maps: messico

Il vero mare di Platone è abbracciato tutto attorno da una terra, proprio come ancora appare l’Atlantico che converge e termina nel Golfo del Messico

Platone ci dice che in quel tempo (circa il 9.500 avanti Cristo) Atlantide regnava sia sull’Europa che sull’America e che invece al tempo della sua narrazione non era possibile più arrivare al grande continente che si trovava oltre Atlantide a causa di un mare melmoso che ne impediva la navigazione.

Circa 2000 anni dopo la narrazionedi Platone, Cristoforo Colombo, navigando dalla Spagna verso i Caraibi, si imbatteva in un mare melmoso che rendeva la navigazione complicata

(dai diari di Colombo)

le erbe erano talmente fitte che il mare pareva coagulato”,

google search
google search

a causa dei sargassi, le alghe che proliferano ancora oggi proprio di fronte al Messico.

E probabilmente Platone ne sapeva più di noi sulle civiltà pre-colombiane!

La conoscenza scientifica della odierna storiografia infatti risulta molto limitata nei confronti delle civiltà Azteca e Maya , e pressochè inconsistente per quanto riguarda la civiltàdi Teotiuacan, quella più antica e che ci ha lasciato i monumenti piu grandiosi, oltre ad essere la civilizzazione e che risulta aver influenzato maggiormente la religione, la simbologia e la cosmogonia e le civiltà sia Maya che Azteca.

Gli aztechi difatti giunsero nella valle del Messico relativamente tardi, e solo pochi secoli prima di Cortes. Gli stessi Aztechi pensavano che le immense piramidi di Theotihuacan, situate nella valle del Messico, fossero state costruite dagli Dei e iniziarono a venerare le mostruose sculture e statue che rinvenivano tra quelle maestose strutture

La civiltà Maya, secondo gli studi ufficiali, iniziò a svilupparsi a far data dal 500 a.c., ma dai ritrovamenti archeologici ed in particolar modo dall’esame delle steli, risulta che gli stessi fossero in possesso di conoscenze astronomiche avanzatissime sin dagli albori, circostanza difficile da spiegare se la civiltà fosse effettivamente sorta dal nulla, a meno che non si voglia sostenere che la civiltà Maya sia ben più antica di quanto sino ad ora ritenuto.

google search dei teotihuacan
google search dei teotihuacan

Come detto nulla invece sappiamo su chi ha costruito i monumenti più grandi e straordinari, e che probabilmente è il vero serbatoio di conoscenza da cui hanno attinto nell’ordine Maya, Toltechi e Aztechi:

Quando giunsi per la prima volta nella piana di Thiotiuacan ebbi le netta impressione di trovarmi in un immenso aeroporto, con una gigantesca pista di atterraggio, delineata da geometrie perfette, e sorvegliata da due colossali torri di controllo, costituite dalle piramidi del Sole e della Luna.

Una tale perfetta, colossale geometria, trasuda ancora oggi la volontà dei suoi ideatori di interfacciarsi con il cielo e con le stelle e di rendersi visibili nei confronti dell’uranio e dell’iperuranio.

Ancora oggi è possibile ammirare dall’alto tale metafisiche geometrie salendo su delle mongolfiere che sorvolano il sito.

Peccato come detto che non si sappia nulla su chi le abbia costruite, quando e come. La storiografia ufficiale si ferma di fronte a fatti che non sa spiegare

Un recentissimo ritrovamento archeologico ha gettato ancora piu mistero su questo sito, richiamandomi alla mente proprio Platone.

dal Timeo

Il metallo che ora ha soltanto un nome, l’oricalco, veniva estratto in molte parti dell’isola ed era a quel tempo il più prezioso dopo l’oro 

Alcuni mesi fa all’interno della Piramide di Quetzoalcoatl, sono state ritrovate sette sfere di pirite, un materiale che non si trova in Messico e cha dagli antichi era considerato prezioso in quanto molto simile all’oro, ma meno pregiato. Un calco dell-oro (oro di rame o degli stolti), in greco: oricalco!

http://poeta-mistico.blogspot.it/2015/05/di-s.html
http://poeta-mistico.blogspot.it/2015/05/di-s.html

Ma gli enigmi non finiscono nella valle del Messico. Nella contigua valle di Puebla, alle pendici del vulcano Popocatepetl in perenne eruzione, si erge la piu grande piramide al Mondo, 4 volte il volume della Piramide di Cheope: la piramide di Cholula, sulla cui cima gli Spagnoli costruirono anche una basilica, pensando probabilmente che si trattasse di una collina naturale.

Anche in questo caso nulla sappiamo su chi la abbia costruita, come e quando, come su cosa rappresentasse questa gigantesca testa umanoide che ancora si puo vedere ai piedi della piramide.

Si tratta di un edificio che, visto lo stato di interramento, potrebbe tranquillamente avere alcune migliaia di anni.

http://1.bp.blogspot.com/-oC8uXqcw-SQ/TfUzJ856WpI/AAAAAAAACJ0/U2XYUH-iCOk/s1600/atlantisbolivia.org.bmp
http://1.bp.blogspot.com/-oC8uXqcw-SQ/TfUzJ856WpI/AAAAAAAACJ0/U2XYUH-iCOk/s1600/atlantisbolivia.org.bmp

Gli archeologi sono comunque riusciti ad accertare che questa civiltà ebba un grande influsso in tutto il centro-america, in particolare sugli insediamenti Maya dello Yucatan e del Guatemala. Gli dei di Theotiuacan erano destinati a diventare gli stessi dei dei Maya, anche se con nomi differenti. Cosi come i sacrifici, anche umani, che gli stessi praticavano. Non abbiamo reperti di scrittura della civiltà di Teotihuacan, e quindi sarebbe utilissimo poter decifrare completamente la scrittura geroglifica Maya, che invece risulta ancora in parte incomprensibile.

https://www.google.it/maps/place/Teotihuac%C3%A1n+de+Arista,+Stato+del+Messico,+Messico/@19.6930739,-98.8458928,3a,75y,60.86h,85.57t/data=!3m8!1e1!3m6!1s-vbaBcF5tf_4%2FVZ-Cny8cg5I%2FAAAAAAAAm6w%2F3MpyA8a8Q0sDF0KgneERwfmoflG8G2YYA!2e4!3e11!6s%2F%2Flh4.googleusercontent.com%2F-vbaBcF5tf_4%2FVZ-Cny8cg5I%2FAAAAAAAAm6w%2F3MpyA8a8Q0sDF0KgneERwfmoflG8G2YYA%2Fw203-h101-n-k-no%2F!7i9728!8i4864!4m5!3m4!1s0x85d1eaf94e01ddc9:0xc77ed523147164da!8m2!3d19.685267!4d-98.8721186!6m1!1e1
https://www.google.it/maps/

Alcune datazioni su stele Maya fanno riferimento a decine di migliaia di anni prima di Cristo, pertanto una decifrazione completa di questa scrittura potrebbe permettere di far luce anche sulla civiltà di Teotihuacan

Purtroppo probabilmente non sarà mai possibile arrivare ad una comprensione completa dei geroglifici Maya, nonostante la antica lingua Maya sia tutt’ora parlata da alcuni milioni di persone….

continua..

il quadro della madonna del calice di Frosinone

p.ruggeri www.megalithic.it madonna del calice (frosinone)
p.ruggeri
www.megalithic.it
madonna del calice (frosinone)

Qualche tempo fa, mentre passeggiavo con l’amico Giancarlo Pavat (scrittore e ricercatore, uno dei massimi esperti di labirinti in Italia) per le vie di Frosinone, mentre eravamo intenti a tentare di ricostruire la trama storica poco conosciuta del centro storico di Frosinone.

Intenti a ispezionare portali ed edifici alla ricerca di qualche cenno di storia dimenticata che, proprio poco prima dell’incrocio tra Via xx Settembre e e Via Rattazzi, scorgemmo su al terzo piano di un edificio una nicchia ed un edicola, con un quadro, da li scattammo qualche foto e tentammo di capire di che quadro si trattasse, nel quadro si vedeva una madonna con un bambino che porgeva allo spettatore un calice (sacro Graal).

tratto da google maps
tratto da google maps

 

 

Da subito, visto il comune propendere tra me ed il mio caro amico alla ricerca di messaggi subliminali nei dipinti e simbologie poco conosciute, quasi nel tentativo di giungere a spiegare ogni opera attraverso ogni piccolo dettaglio, ci guardammo quasi increduli, giA� assaporando il sapore della scoperta, pensando entrambe a chissA� quale messaggio legato a qualche occulto e magico rituale dimentico…..

 

In effetti non A? cosA� facile imbattersi in quadri di questo tipo in questa nostra” poleis”, rimanemmo anche colpiti dal posizionamento della nicchia, in quanto essa rimane incastonata tra blocchi di pietra in alto quasi fosse nascosto…. Ancora oggi rimane accesa la curiositA� su questo dipinto sul quale continueremo a chiedere e tentare di scoprire…,

quello che invece possiamo dire oggi con certezza A? che in alcuni altri paesi qui intorno potreste ritrovarne un altra copia, infatti G. Pavat mi ha gentilmente avvertito che nelle sue ricerche su alcuni paesi limitrofi, ha riscontrato la presenza dello stesso tipo di dipinto, anche se con alcuni elementi di diversitA� nei colori delle vesti A? il caso di Patrica, vicino a Via Kennedi, cosa che ha portato a quanto sto per raccontarvi:

(l’articolo correlato al link http://www.ilpuntosulmistero.it/la-contea-del-mistero-a-spasso-per-patrica-fr-alla-ricerca-di-enigmatiche-simbologie-1-parte/)

 

il quadro A? stato identificato come riproduzione di un opera che attualmente A? conservata presso il museo dedicato a San Gaspare Del Bufalo, sito ad Albano. L’opera in questione A? chiamata comunemente Madonna del Calice, auxilium christianorum, …del preziosissimo sangue.

Essa secondo quanto riportano le cronache del processo di beatificazione di San Gaspare, con le testimonianze dei suoi fratelli e seguaci, sarebbe stata donata dal papa pio VII al Santo il quale l’avrebbe scelta con la preghiera a tutti i suoi seguaci che fosse esposta in tutte le missioni che al sacerdote la chiesa romana chiedeva, una missione di evangelizzazione che secondo quanto riferiscono le fonti, fosse capace di arrivare li, dove nessuno avrebbe voluto portare la parola del signore;

Infatti si ricorda che il santo fosse divenuto la figura popolare del predicatore dei briganti proprio nelle zone del Frusinate . Don Gaspare avrebbe fatto disegnare il dipinto da un artista diverso dal reale autore, aggiungendo alla tela il particolare del calice contenente il preziosissimo sangue appunto. In effetti l’autore del quadro originale sarebbe Pompeo Batoni (Lucca,A�1708A�a�� Roma, A�1787)A�il dipinto A? davvero bellissimo ed il particolare del calice calza a pennello come anticipato A�anche per le interpretazioni di vicinanza a quella iconografia cristiana simbologica che si apre al nuovo mondo..

https://www.google.it/maps/@41.8669566,12.532138,3a,75y,150.06h,91.02t/data=!3m6!1e1!3m4!1sNllJAX4Xx8bvmmua7ajXpw!2e0!7i13312!8i6656
https://www.google.it/maps/@41.8669566,12.532138,3a,75y,150.06h,91.02t/data=!3m6!1e1!3m4!1sNllJAX4Xx8bvmmua7ajXpw!2e0!7i13312!8i6656

Per approfondire anche i risultati di tale evangelizzazione al curioso non sarA� sfuggito neanche l’edificio della chiesa della parrocchia di San Gaspare del Bufalo realizzata dal famoso ingegner Nervi sita presso il quartiere tuscolano in Via Rocca di Papa, famosa per essere chiaramente un edificio rappresentante diverse icone A�massoniche : la piramide, il compasso, l’occhio onniscente, la squadra, e la stessa simbologia A? visibile ancora piA? accuratamente anche dal satellite.

 

 

 

 

 

 

Nervi famoso ingengnere ha anche realizzato la sala Nervi nella cittA� del Vaticano, per alcuni un serpente sempre richiamando il culto simbolico dei free masons…

google https://www.google.it/maps/@41.8663949,12.532761,277m/data=!3m1!1e3
google
https://www.google.it/maps/@41.8663949,12.532761,277m/data=!3m1!1e3

 

 

 

 

 

 

 

Un legame molto difficile da dipanare ma devo ammettere che mi sto facendo (come al solito) un idea tutta mia sulla questione: strano costatare come negli ultimi anni, sembra che le opere ed i monumenti realizzati secondo i canoni e le figure retoriche del culto massonico inseguano i loro persecutori, come a giocarsi di loro dopo la loro morte.

nervi

 

 

 

 

 

 

 

 

infatti ricostruendo gli episodi narrati delle biografie dei santi si scorge un richiamo alla memoria di quanto fatto contro le sette ed i settari, con il miracolo di aver riportato uomini dal segreto culto alla grazia dei sacramenti.

https://www.google.it/search?q=nervi+serpente&espv=2&biw=1366&bih=623&tbm=isch&imgil=UABR2nzj2D-kBM%253A%253BqAX31CfmNjFPBM%253Bhttp%25253A%25252F%25252Fwww.losai.eu%25252Fperche-la-sala-udienze-del-vaticano-ha-la-forma-di-un-serpente%25252F&source=iu&pf=m&fir=UABR2nzj2D-kBM%253A%252CqAX31CfmNjFPBM%252C_&usg=__awBBN1_oTTr9IGf-eIKuWg5dOtY%3D&ved=0ahUKEwijyPryoMnMAhWG8RQKHewXC6wQyjcIMA&ei=9YwuV-P5JIbjU-yvrOAK#imgrc=UABR2nzj2D-kBM%3A
https://www.google.it/search?q=nervi+serpente

Quindi la domanda sorge spontanea: come mai le cronache narrano di un aspra rivalitA� fra il santo e le sette, e poi il quadro delle missioni dell’ordine del sacro sangue riporta un bambino con il calice?

….un dubbio sorge anche a voi…. lo so ….predatori 😉

Trevi..

trevi chiesa s.pietro www.megalithic.it p.ruggeri
trevi chiesa s.pietro
www.megalithic.it
p.ruggeri

La piccola cittA� di Trevi e le prime valli dell’Aniene sono una felice certezza nella toponomastica della parte nord della provincia di Frosinone, ci troviamo per intenderci sull’unica strada che taglia direttamente verso il vecchio bacino del lago Fucino Alba Fucens dista 40 chilometri circa considerando i cartelloni stradali che indicano la distanza dall’odierna Avezzano (strada che poi si A? rivelata chiusa da anni, comunemente A�chiamata Simbruina proprio perchA? attraverso il passo dei monti simbruini ).

IMG_2065
palazzo Caetani P.Ruggeri www.megalithic.it

Treba augusta A? il vecchio nome latino di epoca romana (probabilmente a Ienne) il fatto che il nome derivi dalla forma topografica dell’abitato Treba deriverebbe dall’esser un trivio una piccola valle che nasce dal punto di incontro di tre catene montuose diverse

La cittA� romana sarebbe oggi ai piedi dell’acropoli o civita nella quale poggia le sue radici la rocca con torre del vecchio palazzo Caetani, nel contesto paesaggistico dei monti e della valle il risultato visivo A? eccezionale.IMG_2044

Il paese A? bellissimo dall’arco di ingresso la chiesa di san pietro con la cripta di san Pietro eremita di capistrello cittadina al dila del passo dei simbruini che lega il lazio all’abruzzo.

L’altipiano si inclina verso le montagne in una conca con le tre catene montuose distinte ed i collegamenti con le cittA� maggiori del lazio, un po’ un ombelico del mondo sovrastato da questa torretta medievale quasi come una torre di controllo aerea sulla valle.IMG_2025

La cittadina accoglie i turisti con cartelli esplicivi e un museo molto attraente per il visitatore l’impatto A? davvero accogliente –

Trevi racchiude anche diversi sentieri che si inerpicano su tutti i versanti rocciosi della conca che sale oltre i 2000 metri sul livello del mare , ci sono piccole cappelle lungo il cammino ed A? facile immaginare che tali sentieri fossero tra i piA? antichi del centro lazio, lo scenario riempie gli occhi, A�l’altitudine fa il resto.

All’interno del palazzo torregiante dei caetani c’A? il museo cittadino molto interessante

interno del museo del palazzo caetani trevi www.megalithic.it P.Ruggeri
interno del museo del palazzo caetani trevi
www.megalithic.it
P.Ruggeri

nel primo vano d’ingresso A? allestita una sala con alcuni capitelli in stile ionico_italico davvero imponenti alcuni riadattati come fonti battesimali, vengono direttamente rintraciati nella chiesa cittadina testimoniano l’antico tempio pagano. Ci troviamo in territorio attestato come Equo, ma la vicinanza con i marsi e gli ernici ed i volsci fa di questa zona una zona adatta al passaggio di genti del centro lazio e abruzzo A�da millenni, A? la cultura dell’alta ciociaria . Nel museo A? possibile visitare la torre e le stanze ristrutturate
gli ambienti sono davvero suggestivi e la visuale A? eccezionale, sul tetto si puA? apprezzare il panorama che toglie il fiato.

IMG_1969
palazzo caetani P.Ruggeri www.megalithic.it
trevi P.Ruggeri www.megalithic.it
trevi
P.Ruggeri www.megalithic.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lungo il Fiume “Cosa”, (via dell’acquedotto romano) l’antico acquedotto che non c’é più

1157404_297666180376077_1703923366_n
p.ruggeri www.megalithic.it

Purtroppo non ci sono volute troppe ricerche per raggiungere la consapevolezza che il dubbio relativo all’esistenza di un antico acquedotto di Frosinone lungo le sponde del Fiume Cosa fosse solo destinato a retrocedere dinnanzi allo sdegno ed all’incredulità.

In realtà già il nome del fiume nasconde al pubblico una sorpresa tutta da studiare, infatti dal punto di vista etimologico il nome Cosa deriva dalle fonti più antiche ed accreditate come tito livio che in latino lo chiama già così “…frusino apud Cosam…”, secondo alcuni la parola sarebbe di origine etrusca o comunque preromana, sul tema faremo un apposito articolo a breve.

P.Ruggeri www.megalithic.it
P.Ruggeri www.megalithic.it
20160318_123537
fontana Bussi P.Ruggeri www.megalithic.it

Di fronte alla stampa del vecchio bollettino del circolo degli studi storici di Frosinone degli anni in cui lo scempio ebbe inizio. Ci troviamo precisamente intorno agli anni 60′, anni in cui tutto ebbe a succedere, la spinta della speculazione edilizia aveva messo nel mirino la zona vicina alla fontana Bussi e al vecchio ponte romanico, erano già anni, a sentir parlare, in realtà, che la zona di viale Roma era stata posta in opera per l’erezione di alcuni nuovi edifici residenziali. Il lavoro andava avanti e non tardarono a venir fuori spunti di interessante ricerca archeologica, non fosse altro per la chiara certezza di Giuseppe De Mattheis rimasta grazie alla sua opera Saggio storico di Frosinone, come di altri prima di lui, che proprio in quella zona si celassero le vestigia di una antico anfiteatro Romano e di altre antiche rovine di acquedotti e fonti , mulini e quant’altro, proprio lungo le sponde cittadine del Fiume Cosa.

Va menzionata la geografia e i riferimenti geologici del sito, in poche righe, una stretta valle si forma quando la pendenza naturale del terreno porta le acque del fiume cosa ed il suo corso a ridosso delle basi della collina di arenaria che costituisce l’altura, coperta da fitta boscaglia, che conduce fino alla sommità del monte su cui sorgeva la millenaria rocca di Frosinone. Proprio lungo le anse, poco prima della piana dell’odierno piazzale De Mattheis, situata verso nord dal fiume, furono costruiti nei secoli, diversi manufatti, l’acquedotto era costituito da un muraglione, di cui resta ancora visibile la fattura, che funge da primo sbarramento, ed un canale rialzato per l’acqua con archi di tipo rinascimentale descritto in figura.

salto dello schioppo frosinone
per gentile concessione di I.Bidittu

nell’articolo si sottolinea al lettore la dicitura leggibile: “risulterebbe del periodo medioevale-rinascimentale e siicuramente ricostruito su antiche basi romane..”;..ahimA?, quindi era tutto vero , la Via dell’antico acquedotto romano prendeva il nome dall’antica opera e corre ancora oggi lungo la linea del tracciato dell’antico manufatto.

A ben vedere esiste ancora un acquedotto che passa li e probabilmente A? il risultato dell’incanalamento delle acque fatto secoli fa, vista la zona da sempre ricca di sorgenti, o forse A? ancora lo stesso residuo di acquedotto antico che scorre sotto terra, ma a noi giunge solo la toponomastica del luogo.

20160318_122759
antico ponte sul cosa (Viale Roma) Frosinone P.Ruggeri www.megalithic.it

Liquidare con due righe l’ammasso di residui storici degli apparati di approvvigionamento idrico risulta impossibile per chi ama la storia e la scoperta, ancor di piA? per chi ama i luoghi della propria dimora, questo dunque A? il nostro caso, infatti, va di certo ricordato l’impianto che sempre da quel muro che sbarra ancora oggi il corso del fiume, faceva da raccolta per cisterna e pompa quando si giunse in età moderna.lapide pio IX La “machina hidraulica salientem” eretta da papa pio IX, papa che impresse il proprio nome nella storia di questo mondo, ci sovviene proprio per dimostrare quanto fosse stata importante l’acqua corrente per la vita umana, e si, che Frosinone, ne aveva sempre avuta molta, a valle, appunto, ma poca o pochissima a monte (almeno questo starebbe a giustificare il perchè dell’opera voluta dal papa).

cisterna e residui di impianto idraulico P.Ruggeri www.megalithic.it
cisterna e residui di impianto idraulico
P.Ruggeri www.megalithic.it
20160318_123106
edifici contenitivi dell’impianto P.Ruggeri www.megalithic.it

Tale ingegnosa risoluzione pratica ingegneristica permetteva all’acqua delle sorgenti, note fin dai tempi di Tito Livio, di risalire, attraverso la montagna fino al palazzo della delegazione apostolica, oggi comunemente noto come palazzo della prefettura. La Lapide scheggiata in foto ne ricorda la messa in funzione. Dell’impianto si dice che fu smontato e solo alcuni pezzi, sempre secondo voci degli abitanti, sarebbero giacenti nei depositi del museo archeologico cittadino….Comunque, gli alloggiamenti eretti che ancora oggi restano sul posto si possono descrivere con un edificio del quale si fa mostra nella foto,

P.Ruggeri www.megalithic.it
P.Ruggeri
www.megalithic.it

attuale sede della protezione civile,inoltre si trova un locale parzialmente interrato che corrisponde alla cisterna originale;

la macchina raccoglieva le acque dal Fiume Cosa e grazie al peso del corso d’acqua riusciva ad azionare una pompa idraulica, realizzata da ingegneri della corte papale, che pompava acqua potabile raccolta dalle sorgenti limitrofe attraverso condotte forzate incastonate nella collina fino all’odierno palazzo della prefettura.

casette di captazione acqua sorgiva P.Ruggeri www.megalithic.it
casette di captazione acqua sorgiva
P.Ruggeri www.megalithic.it

A supporto e corollario, le sorgenti sono ancora collocate in tutta quella zona, oggi sono visibili le caratteristiche edificazioni a piccole casette nelle zone di captazione di acqua da sorgente, che da tempo, ormai visto il degrado ambientale, registrano anche allagamenti periodici in inverno, probabilmente proprio perchè imbrigliare la forza di un fiume a carattere torrentizio non sempre riesce.

Questa la triste caratteristica dell’opera edile dell’uomo moderno in zona, mentre in passato era addirittura reso meno complesso dalle conoscenze antiche…..

salto dello schioppo antico muraglione P.Ruggeri www.megalithic.it
antico muraglione
P.Ruggeri www.megalithic.it

Non è un mistero che la rete di acquedotti che imbriglia sorgenti e corsi d’acqua nel territorio ciociaro, della provincia frusinate, sia ormai divenuto un insieme di percorsi sconosciuto anche agli addetti ai lavori, immaginate di dover lottare con un mostro del quale non avete assolutamente alcun riferimento, visti i continui rimaneggiamenti, e le gestioni passate.

Sta di fatto che a veder bene anche l’altro attraversamento sul fiume cosa di epoca più recente corrisponde alla antica zona della mola vecchia, che etimologicamente corrisponde all’attività secolare di mulino per farina, toponomastico ancora oggi in funzione nonostante non utilizzi più alcuna ruota o mola meccanica.

In effetti si possono rinvenire sul luogo che sta alla base dei magazzini una serie di resti di incanalamento e deviazione dell’acqua probabilmente di epoca moderna che anticamente serviva da energia a caduta di acqua per il mulino.

google search cartoline frosinone
google search cartoline frosinone
salto-dello-schioppo-2
zona mola vecchia e ponte mazzini

Si ricorda che il fiume prima di giungere a Frosinone già da Alatri mostra i resti degli antichi insediamenti umani e le opere di sbarramento romani frequenti,

12963868_683686241774067_2854817755912393773_n
ALatri chiusa per mulino restaurata Fiume Cosa
12974285_683686738440684_6886277325555297689_n
Alatri muraglione di sbarramento Fiume Cosa

probabilmente fondati su antichi manufatti preesistenti, strade, chiuse, ponti, fonti e acquedotti si rincorrono lungo le sponde ripide e scoscese del Cosa.

mappa-frosinone-3

Capitolo a parte e ancora da scrivere, riguarda i riti e le sepolture che sul bordo delle strade e dei fiumi o degli acquedotti si rinvengono, il caso della Tomba S-Angelo, il Colle dedicato a Marte, dove fu rinvenuta la statua del dio, collocata a Roma in chissà quale collezione di pezzi unici.

Tornando alle ipotesi che si avanzano credo si possa tracciare un infinità di percorsi fognari anche nel caso della colonia frusinate a valle della cittadella, in modo da rendere la generale idea che in quel punto, non a caso furono insediamenti di tutti i tipi, nonostante ad ascoltare i tanti testimoni ancora in vita, oggi non  ne sovviene più nessuno…..

Tornando alle ipotesi avanzate dal De Mattheis e predecessori,

anfiteatro frosinone
https://www.google.it anfiteatro frosinone

fu rinvenuto proprio li, dove si pensava fosse, un anfiteatro romano e non a caso il reticolo di acque imbrigliato con primitiva sapienza anche dai romani, avrebbe di certo significato un opportunità per i costruttori romani, nell’edificare la loro arena proprio dove l’acqua scorreva, anche per eventuali scopi legati a rappresentazioni di tipo navali, Naumachie.

Inoltre le condutture che passavano accanto alla strada arrivavano alle antiche terme pubbliche che Silla aveva voluto per i suoi veteres, oggi posizionate sotto la villa comunale di Frosinone.

Il punto è che in questo taccuino ho trovato lo spazio di scrivere quanto mi gira in testa da un po’, questa è una indagine su Frosinone e come diceva Erodoto in questo lavoro si diventa testimoni, come coloro che hanno assistito ai fatti, con gli occhi, la vista e lo sguardo, consultando antichi scritti, leggendo le pietre conoscendo quanto più si può sulle nostre origini, devono essere ascoltati gli anziani, continua…..

La Villa di Cesare e Massenzio a San Cesareo (Rm)

La sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo del passato ti toglie il respiro, A�questo quanto si prova nel passaggio a ridosso dei limiti che l’uomo moderno ha posto lungo i confini dell’insediamento dell’area archeologica abbandonata di San Cesareo, tristi barricate che fanno scomparire quanto di piA? bello come paese possediamo: la nostra storia antica.

cesare e massenzio11
P.Ruggeri www.megalithic.it (panoramica dei terreni sondati S.Cesareo)
cesare e massenzio1
P.Ruggeri www.megalithic.it Strada Labicana (S. Cesareo)

Proprio al centro della cittadina, divenuta solo in tempi recenti comune a se stante dopo essere stata per anni frazione di Zagarolo(RM), esiste una gigantesca Villa romana che secondo gli studi effettuati risulta di grande pregio in quanto racchiude in se i tesori A�delle antiche gens romane, in particolare secondo le testimonianze dell’epoca sarebbe infatti appartenuta a Cesare e di seguito a Massenzio, una enorme distesa nel centro di San Cesareo, una proprietA� privata che invece di divenire un attrazione unica al mondo alle porte di roma, A? stata al centro di progetti di chiese e centri residenziali, il simbolo di quel degrado cittadino che invece di essere condannato rimane addirittura protetto dalla burocrazia e dalle attivitA� dei Comuni italiani.

Nel corso dei sondaggi archeologici susseguitisi dal 2010, a seguito di un progetto edificatorio che interessava terreni privati posti proprio nel centro dell’abitato di San Cesareo, cominciarono a tornare alla luce un infinitA� di costruzioni romane, porzioni di vie e acquedotti, tali da far immediatamente ipotizzare la presenza di un insediamento antico, successivamente sempre durante l’ultima fase dei sondaggi ritornarono alla luce mosaici eccezionali di alto pregio che fecero addirittura scalpore nel mondo degli archeologi e degli addetti ai lavori.

cesare e massenzio5
P.Ruggeri www.megalithic.it (i mosaici abbandonati con pensilina divelta)

Di questi ritrovamenti se ne parlA? anche sulle maggiori testate nazionali, vi furono convegni in cui si mostrarono i ritrovamenti ma ben presto essendoci gli interessi dei costruttori in gioco si riusci a porre i ritrovamenti sotto un velo di silenzio quasi assordante.

cesare e massenzio7
P.Ruggeri (le ruspe abbandonate sul terreno dell’area archeologica)

oggi di tutto quel silenzio e dei progetti della chiesa che avrebbe definitivamente coperto ogni risultanza non restano che alcune pensiline e delle ruspe abbandonate in loco che abbiamo documentato in alcuni scatti.

Pensare che i gruppi di mosaici e le porzioni delle antiche vie non siano ancora oggi dopo 6 lunghi anni divenuti un riferimento culutrale e turistico da sfruttare per la sistemazione urbana della cittadina alle porte di Roma sono una sconfitta per tutti, vedere che un potenziale museo a cielo aperto giaccia senza alcuna protezione alle intemperie non fa contento nessuno e soprattutto i tanti cittadini e i comitati che stanno lottando al fine di recuperare il valore di attrazione identitario di una popolazione ci fa rabbrividire, eppure nonostante questo A�ancora non vogliamo dimenticare.

Questo l’intento di tutti quelli che pensano a come tutelare la nostra storia , ecco perchA? mi sono recato sul posto per farvi partecipi di questa lotta che passa anche per interrogazioni regionali provinciali e comunali, perchA? nulla A? ancora perso finchA? c’A? la speranza di cambiare gli errori A�fatti.

cesare e massenzio3
P.Ruggeri (la strada risorge a soli due metri dal calpestio )

Sono in contatto con amici che si danno da fare anche in quel posto e sicuramente insieme riusciremo a riaddrizzare questa strada verso il futuro un futuro sostenibile che A? a portata di click e che vogliamo in tanti rendere reale.

Oggi basta recarsi sul luogo e sbirciare tra le reti di soleggiante apposte ormai da anni per respirare un aria che sa di eternitA�, basta cercare altre notizie riguardo quei luoghi per addentrarsi in un area che partirebbe da Santa Croce in Gerusalemme di Roma per giungere fino ai territori a nord dell’odierna Anagni per rendersi conto di quanto grande poteva essere questa Villa .

Con l’ardore dei combattenti ci cingiamo a difesa della nostra identitA� e della nostra storia, cosA� a San Cesareo , come sulle sponde del fiume Cosa a Frosinone, sotto i palazzi stretti tra antichi anfiteatri sotterrati e terme romane, tra fontane e necropoli cerchiamo spazio vitale per la rinascita di un territorio, e se passate di lA� ricordatevi che per legge tutto quello che A? di interesse storico A? anche vostro.

 

Relitto “LST 349”, isola di Ponza, a 23 metri di profonditA� …..

Relitto LST 349

IMG_3186
A.Affinita www.megalithic.it (relitto a largo di ponza)
IMG_3187
A.Affinita www.megalithic.it

ProfonditA�: -26 metri
Imbarcazione appartenente ad una particolare tipologia di nave da trasporto, la�� L.S.T. (landing ship tank) fu progettata per consentire la�� imbarco e lo sbarco di truppe , mezzi e materiali direttamente dalle spiagge, tramite un portellone anteriore e un sistema di zavorra variabile che, oltre a dare stabilitA� al mezzo in navigazione, ne diminuiva il pescaggio in prossimitA� delle spiagge per favorire le operazioni

IMG_3189
A.Affinita www.megalithic.it

La�� LST 349 partecipA? direttamente alla�� Operazione Shingle sbarcando truppe e materiali sulle spiagge di Nettuno; successivamente venne destinata al trasporto di rifornimenti e truppe tra la base di Napoli e il fronte, in quel periodo posizionato ad Anzio.

Il 25 febbraio del 1944, di ritorno da questo porto, carica di automezzi, militari e prigionieri venne sorpresa da condizioni meteorologiche avverse che consigliarono il comandante a riparare a ridosso della�� isola di Ponza per riprendere il viaggio il giorno seguente.

IMG_3191
A.Affinita www.megalithic.it

Alle 5,30 del mattino perA? le condizioni peggiorarono decisamente ed il mare in tempesta trascinA? la��imbarcazione verso le rocce di Punta Papa con le ancore che aravano sul fondo sabbioso. La tardiva accensione dei motori non riuscA� ad evitare la tragedia, la nave urtA? contro le rocce, le tubazioni del gasolio si ruppero ed i motori si spensero condannandola inesorabilmente. Iniziarono le operazioni di abbandono rese difficili dalle condizioni del mare e dalla distanza degli scogli dalla spiaggia;

IMG_3190
A.Affinita www.megalithic.it

la guarnigione inglese di stanza sulla�� isola e la popolazione civile si prodigarono nel tentativo di salvare i superstiti aggrappati alle rocce, utilizzando delle cime a mA? di teleferica.

IMG_3192
A.Affinita www.megalithic.it

Una�� esplosione nelle stive accelerA? la��affondamento finchA? la�� imbarcazione si spezzA? in due tronconi con alcuni membri della�� equipaggio che da centro nave ancora cercavano di allontanarsi a bordo delle zattere di salvataggio.

IMG_3193
A.Affinita www.megalithic.it

Nei giorni successivi al naufragio, il mare restituA� i corpi di diversi marinai e prigionieri morti che vennero sepolti in un cimitero appositamente creato sulla�� isola.

IMG_3194
Affinita www.megalithic.it

 

 

 

Londra (fast ….and curious!)

083
p.ruggeri wwwmegalithic.it
128
p.ruggeri www.megalithic.it

Veloci dritti al cuore della city, London town, e fast ci inseriamo in un pulman dritti verso Victoria Station, incredibile come sempre, ogni capitale europea esprime una forza unica, una cittA� Londra metropoli come la immaginate ancora autobus rossi e strade a misure d’uomo al centro.

212
p.ruggeri www.megalithic.it

I taxi storici e tante altre icone vecchie e nuove in un breve resoconto: prendendo il Tamigi come riferimento abbiamo toccato il cuore della cittA� purtroppo senza riuscire a raggiungere Temple church, sulla linea del tempio dove si trovava in esposizione la magna carta di inghilterra. Una parata militare cittadina per rinnovare l’impegno al sindaco che si ripete dal 1535 “Lord Mayor’s” A�ci ha ostruito il passaggio fino a quando raggiungendoli, i cancelli erano chiusi.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

Ma non ci siamo fatti sfuggire nemmeno per un attimo l’obelisco di Cleopatra…il Big Ban e tante altre immagini che raccontano la Londra di oggi…il pin primis abbiamo scorto alcune pale eoliche sulla principale per la city, poi dritti al cuore della cittA� incrociando per la Tower of london, A�un contrasto forte tra palazzi eccezionali e vedute mozzafiato sul tamigi.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it (Tower of London)

Palazzi di vetro sulle sponde del fiume suggestivi e pieni di colore e riflessi.

206
p.ruggeri www.megalithic.it (West Minster)

Siamo giunti presso l’abazia di westminister e abbiamo intravisto le tipiche architetture londinesi.

Dopo aver toccato con lo sguardo i tetti e le guglie dei maestosi palazzi e delle abazie, rimane davvero palpabile nell’impronta architettonica delle strutture di un periodo storico in cui si resero parenti le cittA� di Parigi e Londra, forse per le chiese e i palazzi di governo, ma sopratutto perche il medio evo sembra ancora riecheggiare in entrambe le cittA� cosa che le avvicina fra loro e le distanzia da noi italiani.

248
p.ruggeri www.megalithic.it

Lo stile romanico si intreccia con il gotico e le facciate sono incredibilmente elaborate, gli scalpellini di ogni epoca non hanno mai saputo fare meglio….come nel quartiere temple chiamato cosA� perchA? sede del tempio di Salomone di Londra.

20151114_191533[1]
p.ruggeri www.megalithic.it

 

512
p.ruggeri www.megalithic.it (la sfinge alla base dell’obelisco… nella sera del dopo attentato a parigi)

Proprio a due passi il giorno dopo ho visitato l’obelisco di Cleopatra ..

Sempre sul Tamigi che fa una curva nel tracciato cittadino e A� viene continuamente attraversata da piccoli bus acquatici.

Una piacevole sorpresa l’occasione della foto con le sfingi a fare da profilo allo sfondo sulla cittA� uno sguardo di un altro tempo, cosA� come a dimostrare la somiglianza delle capitali dell’occidente alle capitali dell’egitto, ma questo A? un argomento che vi consiglio di approfondire sul libro Talisman di Graham Hancok,

p.ruggeri www.megalithic.it ago di cleopatra londra
p.ruggeri www.megalithic.it ago di cleopatra londra

infatti in una stupefacente ricostruzione storica basata sulla architettura ancora visibile faccia da collante per tutte le capitali europee che sono attraversate da fiumi e che sono disegnate secondo un preciso disegno di base urbanistico che ricalca il passaggio, attraversamento del dio sole sul nilo, ossia la via lattea, il disegno dei riti egiziani e ben descritto nel libro dove potrete approfondire ulteriormente.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

resta poi da narrare brevemente la storia dell’ago che accomuna anche a maggior riprova di quanto appena detto la cittA� inglese alla capitale di Washington (cliccando a questo indirizzo: A�https://it.wikipedia.org/wiki/Ago_di_Cleopatra).

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

Scende intanto la magica notte su questa splendida cittA� e le luci si rispecchiano sul fiume,

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

abbiamo dato un occhiata al london tower seguendo il magico intreccio tra la londra dello schekspeer theater e finalmente abbiamo raggiunto la cattedrale di St. Paul.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

esempio della somiglianza con il palazzo della casa bianca A? nella cupola eccezionale esempio che verrA� completamente ripreso dagli architetti del successivo periodo in cui si creava l’idea degli stati uniti d’america.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

Ancora una volta la linea della storia ci fa sentire accomunati da stili e ragioni geometriche che dimostrano le conoscenze costruttive dell’uomo.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it

Comunque il viaggio vale sempre la pena, ed oggi si puA? fare con poco tempo Londra A? bellissima e come Parigi e Washington , di seguito alcuni scatti per voi.

Palestrina – museo archeologico nazionale

Una citta incredibile, sospesa tra le sue diverse epoche, ricca di storia e di preistoria.Palestrina_1671.gif barberini

Dalla sua parte bassa chi arriva non puA? non notare i primi santuari che giA� sulla via che la collega conla ss155 perA�Fiuggi o con la casilina, proprio sul ciglio della strada viene accolto dal culto che avvolge l’abitato millenario, proprio sulla pianura la villa di adriano, e poi salendo verso la collina,”arcioni” di tufo che sembrano fare da ingresso,A�alla sommitA� riportandoci in dietro nel tempo tra botteghe ed unaA�vista eccellente sulla storia del luogo che si sta visitando.

034Immaginando di risalire la via dei pellegrini della dea fortuna attraversiamo la via che ci fa raggiungere il Palazzo Barberini MuseoA�nazionale di Palestrina.

subito ad accoglierci la splendida ape simbolo della famiglia

042rimane impresso sulla chiesa (Santa Rosalia) connessa al complesso edificata proprio dalla famiglia tutt’ora proprietaria in parte dell’edificio piA? recente.

una volta sul luogo ci si accorge dell’incantevole vista del panorama con le 040sue particolaritA�, infatti si tratta di un luogo abbastanza raroA�in quanto dall’alto della collina ci si accorge che il mare si staglia sull’orizzonte regalando il profilo di una fascia tirrenica di svariati kilometri, a prima vista da Sabaudia ad Anzio, Roma si trova sulla destra (dando le spalle al palazzo), la 129Valle del Sacco si allunga sulla sinistra, piA? in la vi dirA? della vista mozzafiato dell’acropoli di Prenestae l’attuale S.Pietro.

la struttura che calpestiamo A? la ricostruzione dell’antico tempio della fortuna risalente alla roma repubblicana, 104136una stradina, una porta, la chiesa, il palazzo, e l’ampia terrazzatura e l’orizzonteA�che gli architetti ricostruironoA�con 100052geometrie elleniche A�l’ascensione al tempio.

 

058059la ricostruzione e la differenza tra i resti romani e d il palazzo appare rintracciabile al visitatore dall’interno 172121dell’edificio che ci accingiamo a visitare.

Palazzo Barberini si presenta con una hall degna dei 068075palazzi papali romani, incastonato nel vecchio androne dell’edificato romano infatti buona parte delle 061078strutture benchA� ricostruite poggiano tuttora sulla vecchia base romana ….

All’interno si 055049possono trovare molti spunti per approfondimento di curiosi, esistono oggetti che narrano piA? di quanto a prima 051097vista possa risaltare. tornando al palazzo esso mi ha dato l’impressione che chi avesse voluto 064costruire tale opera fina dall’inizio non puA? non averla orientata.

Mi ha colpito la singolaritA� geografica ed orografica, quasi fosse una strana coincidenza l’allineamento delle mura poligonali chiaramente scorgibili nella zona 065dell’antica Acropoli di San pietro subito sopra il tempio collegato con l’unica strada che da millenni collega la collina che domina un perimetro avente un raggio unico di visione, vista che servirebbe davvero a controllare il mare cosa da non sottovalutare.

082081L’insediamento si perde nei tempi esistono oggetti e reperti eccezionali che sono stati trovati nella zona a valle in cui esistevano intere necropoli, secondo gli archeologi manufatti che vengono da tutto il mondo nonostante l’antichitA� dei pezzi e la poca conoscenza del mondo secondo la storia 062della georafia che ci hanno tramandato da secoli, in particolare segnaliamo la camera adibita del museo agli oggetti femminili e ai preziosi.

 

085088

 

083

 

 

Norba (Norma) ed alcuni altri esempi di mura poligonali curve

Norba, antica città, stupenda ed immortale,

152
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba acropoli minore)
336
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba Porta maggiore)

dei suoi resti, citati da diversi studiosi e archeologi ufficiali con datazione pari al IV° sec., VI° sec.dc., non parleremo, soprattutto per il fatto che le ricostruzioni si basano su quanto scrivevano antichi storiografi romani, allontanando ogni dubbio ulteriore per il solo ritrovamento archeologico di antiche monete romane (???)… proprio a due passi dalle sue antiche mura megalitiche e le sue acropoli orientate ai solstizi…

ci soffermeremo infatti  sulle sue mura , poligonali, eccezionali, che si innestano sulla roccia e proseguono alte verso il cielo lungo la linea che si collega alla terra verso sud- sud est, visto che per lo più? Norba è posata sulla sommità dell’ultimo promontorio dei monti lepini ed è a strapiombo sulla pianura pontina ed il mar tirreno.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba )

Queste, sono identiche per molti versi a quelle di Alatri, così come insegna G.Magli, nel suo libro “antiche civiltà megalitiche del lazio”, alla mente resta impressa la maestosa entrata di porta maggiore con la sua torre, mentre lo sguardo si infila carico di curiosità poco prima verso la sinistra, li dove si scorge la posterula voluta dai costruttori, come la gemella della Porta dei Falli di Alatri.

Davvero avere la cognizione, di persona, delle somiglianze tra le mura delle due città è incredibile, lascia perplessi e incuriositi, non fosse altro anche per l’allineamento al solstizio di entrambe le acropoli.

p.ruggeri
p.ruggeri www.megalithic.it (Ferentino)

Norba e la sua torre della porta maggiore Aè forse l’unicum che rende differente l’entrata dell’acropoli rispetto tutte le altre, le strutture colpiscono dritte nella testa a suggerire qualcosa di già visto e di rarissimo allo stesso tempo.

Le mura poligonali sono sempre disegnate con angoli e linee rette ed è raro trovare delle curve lungo il percorso cittadino, anche se a ben vedere, anche a Ferentino alla sinistra della via consolare se ne trova un altra, una curva megalitica poligonale , sempre rara ed è la massima espressione dell’architettura oscura dei popoli costruttori poligonali.

p.ruggeri ww.megalithic.it
p.ruggeri ww.megalithic.it (Norba torre porta maggiore)
043
p.ruggeri www.megalithic.it (Norba posterula acropoli minore)

Norba secondo quanto archeologicamente attestato era dotata di una acropoli minore e di una acropoli maggiore, appena entrati ci rendiamo conto che l’antico centro è ancora stupendo, sospeso nell’aria con uno sguardo sul mare ed uno sui monti, appena superata la porta maggiore tutto sembra tornare indietro nel tempo, una volta dentro, sotto lo sguardo del curioso, si dipana la prima strada riaffiorante che conduce alla acropoli maggiore,

mentre, per lo più, i rinvenimenti archeologici attualmente valorizzati sono verso la sinistra del visitatore verso l’acropoli minore proprio alla sommità della posterula che chiameremo porta minore.

126
p.ruggeri www.megalithic.it (norba cisterna in opera polig.)

Tra i rinvenimenti che balzano agli occhi, andando verso la collina dell’acropoli maggiore ci si imbatte in un ritrovamento che somiglia ad una vasca, una cisterna, un quadrato di mura poligonali che ho trovato interessante da fotografare: il quadrato di massi poligonali sfiora i 3 metri dal calpestio, 3 metri che ci separano da migliaia di anni.

sapinuva
sapinuwa turchia foto tratta da google

La cosa è abbastanza curiosa e mi ha fatto pensare molto perchè raramente si trova una cisterna in opera poligonale, rettangolare con massi senza calce e solo ora, passati alcuni giorni di ricerca mi sono imbattuto in qualcosa di simile e di identica funzione, la cosa strana è che l’altra struttura si trova nell’attuale Turchia ed è datata precedentemente perchè attribuita senza dubbio agli Hittiti di Sapinuva, città vicina alla famosa capitale Hattusa, che secondo gli studi di don Giuseppe Capone (ed Ornello Tofani più recentemente) avrebbe Alatri come gemella italica. Quindi come vedete le caratteristiche somiglianti dei siti laziali a quelli turchi-hittiti sono impressionanti, tale riscontro andrebbe a cozzare contro la tesi della datazione attuale delle due città laziali rispetto a le loro gemelle turche-ittite con una differenza di più di mille anni in meno tra le prime e le seconde.

Allo stesso modo lo spunto di ricerca che ci guida è la straordinarietà della costruzione di mura megalitiche poligonali con linee curve, perchè di tali esempi effettivamente se ne trovano davvero pochi oltre a quelli appena citati ve ne sono altri che sono sicuramente degni di nota tra questi spicca la zona sita nel continente americo-latino.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it norba particolare cisterna

Infatti in Perù sulle alture di Sillustani si stagliano delle strutture coniche molto simili alle torri megalitiche o strutture curve delle cinta murarie.

(Mi rendo conto che per poter aprire una ricerca su queste particolarità avrei dovuto possedere quella documentazione minima su tante altre torri megalitiche del mondo da aprire una biblioteca apposita, ma già solo da una prima occhiata non si resiste a trovare connessioni tra questi edifici particolarmente difficili da erigere.)

https://www.google.it/search?q=sillustani&espv=2&biw=1366&bih=667&source=lnms&tbm=isch&sa=X&sqi=2&ved=0CAYQ_AUoAWoVChMI3LynmdC6yAIVx7sUCh14hgWi#imgrc=E53RGUWyxIxCuM%3A
(chulpa di sillustani sul lago titicaca )https://www.google.it/search?q=sillustani&espv=2&biw=1366&bih=667&source=lnms&tbm=isch&sa=X&sqi=2&ved=0CAYQ_AUoAWoVChMI3LynmdC6yAIVx7sUCh14hgWi#imgrc=E53RGUWyxIxCuM%3A

Va da subito inteso che mentre nel caso di Ferentino e Norba l’opera poligonale è fittamente composta di massi poligonali e aventi una facciata curva, nel caso dei peruviani Chulpa, i massi sembrerebbero tendere più alla regolarità del tipo di pietra perfettamente leviga e tendente a facciate quadrangolare rettangolare, sempre con almeno un lato curvo, ma la somiglianza eccezionale.sillustani inside

Altro discorso per la questione che riguarda l’intento architettonico di base degli autori infatti mentre nel caso delle città laziali le parti curve o le porte con torri erano si, staccate dai muri, ma facenti parte di un unico recinto murario, quelle peruviane sono singole nel paesaggio e non ci sono segni di recinti ed altro degno di nota, gli archeologi teorizzano la funzione funeraria in Perù , al contrario quelle laziali sono connesse alla vitalità di antiche poleis.

L’interno di queste strutture:

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri www.megalithic.it norba retro porta maggiore

Norba: la sezione della struttura torriforme dell’entrata si offre chiaramente a causa dell’abbandono della città, l’insieme della muraglia difensiva  di dimensioni enormi i massi esterni più levigati sono megalitici e nascondono dietro di loro altri massi di eguale dimensione, poi il muro al suo interno  fatto, via via, di massi più piccoli di riempimento privi di alcun legante o malta;

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri
www.megalithic.it

per intenderci la profondità del muro è ad occhio almeno di 6 metri di media , calcolando l’aumento dello spessore causato dai lati del recinto, quando si incontrano formando angoli retti o curve, si arriva a immaginare che in prossimità delle porte di accesso l’opera muraria avrebbe avuto la spessore pari a quello di una piramide della valle dei faraoni egiziani.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri
www.megalithic.it

Passare dentro la posterula detta porta minore di Alatri, meglio conosciuta come porta dei falli, restituisce infatti l’impressione di entrare nella spessa roccia, rendendo il percorso carico di atmosfera, come la porta minore di Norba, o sotto la porta di Arpino o magari la porta pentagonale di Ferentino, il traversamento rappresenta il massimo punto di arrivo del progettista del recinto, perchè il progetto lungo il disegno, realizzato con i megaliti, raggiunge la sua perfezione e resistenza proprio negli accessi urbani.

Restando in tema di torri e torrioni con entrate, eccoci a Ferentino, città che possiede una particolarità in più rispetto ad altre cittadine, in quanto, si rinviene la sua serie di curve davvero incredibili.

La sua particolarità dimostra la capacità di avanzare un corpo del recinto quasi a formare una torre agli angoli delle mura.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri
www.megalithic.it
014
p.ruggeri www.megalithic.it

Nello specifico resta un altro riscontro da fare, la somiglianza tra Ferentino e Norba per la presenza di una porta proprio poco prima della curva e naturalmente lo spessore, eccezione architettonica sul quale a Ferentino, prima i romani, poi le genti autoctone hanno eretto palazzi e abitazioni.

Correndo lungo il lato del muro che parte dalla sinistra della discesa di Via consolare si raggiunge l’altra singolarità la curva del recinto in prossimità di porta sanguinaria, un altra curva ben fatta che segna quasi un angolo retto del recinto, quindi un altro punto in cui la struttura si addensa, i massi si incastonano fra loro per un profondità che sa di incredibile,… in questo caso va ricordato che dietro i massi non sempre da semplici curiosi si ha la possibilità di vedere e che pochi sono i disegni dei progettisti da esaminare, ma a quanto sembra esistono dei nuovi metodi di ricerca con scanner in sperimentazione proprio nella più famosa valle egizia delle tre grandi piramidi.

p.ruggeri www.megalithic.it
p.ruggeri
www.megalithic.it

Insomma passare la mano su queste strutture nei punti in cui la densità dei massi incastrati è eccezionale deve darci la stessa idea che darebbe accarezzare una piramide dal vivo!

Il giro tra le idee ed i luoghi delle origini del nostro Lazio, a due passi da casa, deve guidarci verso lo studio delle geometrie e delle soluzioni dei nostri antichi avi, i loro sistemi non erano certo basati su colate di cemento ma opere di ingegneria che oggi definiamo estrema, la loro sostenibilità e lo studio dei materiali sono frutto di impegno e chiara tecnica elevata ma dimenticata nei millenni, per conoscere a fondo la costruzione delle mura poligonali megalitiche l’indagine non può non farsi più larga possibile , ancora lontanissima dalla nostra,…. quanto dovremo ancora imparare dipende solo da ognuno di noi.

mappa sito archeologico norba

[show_slider name=”all-in”]

Droni: l’evoluzione della ricognizione aerea nell’indagine archeologica

La��archeologia, oggi, si avvale di diversi strumenti tecnologicamente avanzati. Tra questi il DRONE o a�?APRa�? (Aeromobile a Pilotaggio Remoto), un velivolo privo di pilota, comandato a distanza, che sta rivoluzionando la��indagine archeologica. Utilizzato generalmente per le operazioni di ricognizione e sorveglianza militare, oggi il suo impiego interessa molteplici ambiti applicativi, quali: agricoltura, salvaguardia dell’ambiente, operazioni di forze dell’ordine e protezione civile, beni culturali, cinema e altro ancora.

Esempio di drone. (immagine presa da atsenterprise.com)
Esempio di drone.
(immagine presa da atsenterprise.com)

Nel campo da��interesse storico e archeologico, il drone, puA? essere adoperato secondo diverse modalitA�, in base alle esigenze e finalitA� di studio.

A? stato impiegato per mappare remoti siti funerari della cultura Moche, in PerA?, per ricostruire immagini tridimensionali delle rovine Gallo-Romane sepolte sotto le autostrade svizzere, per monitorare alcune aree archeologiche, in Giordania, oggetto di ripetute attivitA� di spoliazione e, ancora, per individuare un quasi inaccessibile sito di arte rupestre nel sud-ovest americano; ma questi sono solamente alcuni esempi.

Il drone A? uno strumento che interessa maggiormente la ricognizione aerea, fase fondamentale del lavoro sul campo della��archeologo, che permette di ottenere una quantitA� di informazioni utili, sul sito archeologico da��interesse, con la��impiego di tecniche di prospezioneA�non invasive. Mentre in precedenza, la ricognizione aerea, era prevalentemente utilizzata per scoprire ed individuare i siti archeologici, successivamente scavati, oggi A? una pratica di grande importanza per documentarli, interpretarli e per controllarne i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni e il drone sta avendo in queste pratiche un posto da��eccellenza.

Ma torniamo indietro nel tempo, quasi agli albori del secolo scorso. Era il 1899 quando la��illustre archeologo Giacomo Boni, affiancato dal comandate della Brigata Specialisti del Genio Militare Maurizio Mario Moris, intuA� per primo la��utilitA� della fotografia aerea per la documentazione archeologica. Le prime foto vennero scattate, in occasione degli scavi del Foro Romano, da un pallone aerostatico.

Roma, Comizio, area centrale del Foro. Foto scattata da pallone aerostatico dalla Brigata Specialisti del Genio Militare (1899). (immagine presa da academia.edu/2063157)
Roma, Comizio, area centrale del Foro. Foto scattata da pallone aerostatico dalla Brigata Specialisti del Genio Militare (1899).
(Immagine presa da academia.edu/2063157)
Basilica di Massenzio, Roma. La sezione aerostatica del Genio Militare impegnata nella fase di decollo del pallone. Inizi del Novecento. (immagine presa da academia.edu/2063157)
Roma, Basilica di Massenzio. La sezione aerostatica del Genio Militare impegnata nella fase di decollo del pallone. Inizi del Novecento.
(Immagine presa da academia.edu/2063157)

Una��altra importante applicazione archeologica della tecnica fotografica aerea, sempre tramite pallone aerostatico, risale al 1911, quando vennero eseguite dalla��archeologo Dante Vaglieri le fotografie della cittA� di Ostia Antica.

Ostia antica (Vaglieri)
Ostia Antica, 1911. (Immagine presa da archeogr.unisi.it)

Negli stessi anni furono fotografate Pompei e il sito di Stonehenge in Inghilterra. Nel 1913 Sir Henry Wellcome eseguA� per mezzo di un aquilone fotografie zenitali (verticali) degli scavi da lui condotti in Sudan. E ancora, nel 1915 gli aviatori francesi fotografarono la cittA� di Troia, su suggerimento dello storico francese JA�rA?me Carcopino.

Gli archeologi si resero conto che la ricognizione aerea e di conseguenza la fotografia aerea avrebbe costituito, da lA� in avanti, una delle maggiori conquiste della��archeologia del XX secolo. Disporre di fotografie che permettevano di vedere dalla��alto il sito, oggetto di studio, nella sua totalitA� sarebbe stato certamente un elemento importante, da integrare alla ricognizione di superficie, utile nella scelta, nella definizione e nello studio della��area.

In Europa, le prime ricerche sistematiche furono ad opera del pioniere O.G.S. Crawford, che in collaborazione con il maggiore G.W.G. Allen della��aviazione militare inglese, diede il via, in Inghilterra, dal 1922 in avanti, ad un laborioso lavoro di ricognizione aerea, grazie al quale scoprA� un gran numero di insediamenti preistorici e protostorici. Raccolse, inoltre, importanti dati per ricostruire il quadro topografico della colonizzazione romana del suo paese.

In Siria, a partire dal 1925, un precursore come Padre Antoine Poidebard cominciA? a definire la situazione topografica degli insediamenti romani di Palmira, Chalcis, della��alto DjA�zirek e individuA? i porti di Tiro e Sidone. Pose inoltre le basi scientifiche della fotointerpretazione archeologica. Un lavoro parallelo venne svolto in Iran, qualche anno dopo, dalla��aviatore tedesco Erich Schmidt. Analogamente nel 1927 aeroplani militari fotografarono strutture su pali di quercia della fine della��EtA� del Bronzo, nelle acque del lago di NeuchA?tel, in Svizzera.

In America, la��archeologo Alfred Kidder volA?, nel 1929, insieme al pioniere della��aviazione Charles Lindberg, sopra le regioni centrali e orientali dello YuacatA?n, in Messico, scoprendo diversi nuovi siti.

In Italia A? nel 1938 che si possono avere le prime pratiche di fotointerpretazione. La��archeologo Giuseppe Lugli eseguA� una serie di ricerche di topografia antica, servendosi delle fotografie aeree scattate appositamente, delle cittA� di Anzio, del territorio di Ardea, Lavinio e Lanuvio, del tracciato della via Appia tra Gravina di Puglia e Taranto e della cittA� e del territorio di Crotone.

Durante il periodo bellico A? la��Italia il paese che offre i risultati piA? interessanti: il professore di etruscologia, Antonio Minto, pubblicA? uno studio sulla topografia di Populonia che costituA� uno dei primi esempi della��uso di materiale aerofotografico per la redazione di carte archeologiche. Il tenente John S. P. Bradford, usando aerofoto, riprese da lui stesso durante la guerra, identificA? numerosi abitati preistorici in Puglia, scoprA� ed individuA? un gran numero di tombe dei centri di Cerveteri e Tarquinia, mentre la��archeologo Ferdinando Castagnoli terminA? studi basilari sui resti della centuriazione, ricostruendo le divisioni agrarie di Luni, Lucca, Cosa, Cales, Alba Fucens, Nocera, Pompei, Nola, Alife, Aquino, Spello e i piani urbani dei principali centri antichi a pianta regolare; individuA?, inoltre, la Pyrgi etrusca. Egli, collaborA? con Giulio Schmiedt (responsabile della sezione di fotointerpretazione della��Istituto Geofisico Militare) alla realizzazione di schemi ricostruttivi della planimetria di molti centri greci della��Italia meridionale e della Sicilia. I due collaborarono anche al fondamentale studio su Norba, importante esempio metodologico di fotogrammetria finalizzata alla��uso archeologico.

Conseguenti sviluppi di queste pratiche si ebbero a partire dal termine della Seconda Guerra Mondiale, data laA�crescente disponibilitA� di materiale aerofotografico e grazie alle intuizioni e alle capacitA� di studiosi che portarono la��utilizzo della fotografia aerea, nella��indagine archeologica, ad un livello sempre piA? avanzato. Oramai, la��interesse era focalizzato, oltre che sulla��aspetto fotointerpretativo del documento fotografico, anche sulle modalitA� e tecniche della ripresa aerea e sulle rappresentazioni cartografiche del territorio, sia come cartografia di base (supporto indispensabile per la conoscenza e per la tutela)A�sia come fotogrammetria analizzata alla��uso archeologico.

Le fotografie aeree vennero successivamente raccolte in biblioteche specializzate, sia a livello regionale, sia in piA? grandi collezioni a livello nazionale. Ne A? un esempio la National Library of Air Photographs in Inghilterra che dispone di 0,75 milioni di stampe oblique specialistiche e di piA? di 3 milioni di fotografie di ricognizioni verticali che documentano un periodo che va dal 1940 al 1979. In Italia A? presente, dal 1958, l’Aerofototeca Nazionale, la struttura di raccolta e di studio del materiale aerofotografico relativo al territorio italiano,A�che ha acquisito nel corso degli anni un patrimonio di oltre 2 milioni di immagini, raccolto in diverse collezioni che vanno dalla fine della��Ottocento fino agli anni a��90 del Novecento.

Aquiloni, palloni aerostatici, velivoli con pilota, hanno dato il loro ampio contributo alla fotografia aerea archeologica. Adesso, sembra essere arrivato il tempo dei droni, strumenti che si stanno dimostrando, negli ultimi tempi, particolarmente utili per la ricognizione territoriale legata al rilievo, allo studio e alla tutela delle aree archeologiche.

“Negli ultimi 5-7 anni sono state sviluppate una serie di tecnologie che rendono i droni molto interessanti”, ha detto Austin Chad Hill, un archeologo ed esperto di questi velivoli alla University of Connecticut, che sta contribuendo alla ricerca della��archeologa Morag Kersel in Giordania, “si possono equipaggiare con magnetometri, barometri, GPS e tutti i tipi di telecamera. Possono fornire un’incredibile quantitA� di dati”. La��archeologo ha affermato che neanche la normale fotografia aerea A? altrettanto utile, poichA� il drone in volo riesce a catturare molti piA? dettagli portando, cosA�, notevoli vantaggi.

Austin Chad Hill alle prese con un drone. (Immagine presa da anthropology.uconn.edu)
Austin Chad Hill alle prese con un drone.
(Immagine presa da anthropology.uconn.edu)

Il costante crescendo del suo utilizzo, inoltre, sta incalzando lo sviluppo di software applicativi per la fotogrammetriaA�a livelli sempre piA? elevati per quanto riguarda risoluzione, precisione planimetrica e altimetrica.

Controllato da terra, questo velivolo, puA? registrare immagini ad alta risoluzione, sia in movimento sia stazionarie, trasmesse in tempo reale ad un visore o memorizzate. Una volta acquisite, le immagini vengono rettificate, interpretate e integrate con altri dati archeologici, per creare elaborazioni in 2D e 3D. A�Potendo scattare immagini geolocalizzate (Gps integrato) A? possibile avere una mappatura, della��area di studio, con una precisione centimetrica e modelli di rilievo tridimensionale, di cui si puA? disporre per una navigazione virtuale del sito archeologico, che offrono informazioni sulla distribuzione spaziale delle strutture e dei reperti della��area.

La funzione primaria di questo strumento A? di rendere realizzabili fotografie aeree a bassa quota, permettendo la��accesso aA�punti di vista non raggiungibili in altro modo e di realizzare in modo agevole fotografie zenitali, superando di gran lunga le possibilitA� offerte dalla��utilizzo dei metodi convenzionali, per quanto concerne prestazioni, costi e versatilitA� da��impiego.

La��archeologa Rita Paris, in collaborazione con la societA� ArcheoStudio, ha spiegato che A? stato possibile eseguire con il drone un rilievo sulle alte arcate della��acquedotto dei Quintili di Roma, per facilitarne i successivi lavori di restauro. a�?Senza di esso – ha affermato la Paris – non avremmo potuto eseguire un rilievo della sommitA� dell’acquedotto, se non montando dei ponteggi”, questo a conferma del fatto che l’utilizzo del drone riduce notevolmente sia i tempi che i costi di questo tipo di operazioni.

La crescita di questo strumento A? stata rapida, oltre che dal punto di vista tecnologico, dal punto di vista imprenditoriale. Negli ultimi due anni, si sono svolte iniziative, eventi e conferenze, in cui manager di aziende specializzate, sono intervenuti per presentare vari modelli di drone rivolti a tutti gli ambiti in cui, questo strumento, trova applicazione. Ed A? nella capitale italiana che si A? svolta, lo scorso anno, la prima edizione del a�?Roma Drone Expo&Showa�?, un vero e proprio luogo da��incontro e promozione, il primo grande evento in Italia dedicato agli Aeromobili a Pilotaggio Remoto, che ha visto questa��anno la seconda edizione.

roma drone
Roma Drone Expo&Show 2014 – Roma. stadio Berra. (Immagine presa da romadrone.it)

 

Da una parte alla��altra del pianeta, pare che gli archeologi si rivolgano alla moderna tecnologia del drone anche per difendere e monitorare siti in pericolo.

Luis Jaime Castillo, vice ministro della cultura del PerA? e docente di Archeologia presso la Pontificia UniversitA� Cattolica di Lima, dirige da anni le ricerche incentrate sulla civiltA� Moche (o Mochica) che fiorA�, nelle valli della zona settentrionale del PerA?, fra il 200 a.C. e il 1000 d.C. circa. Il dottor Castillo, negli ultimi anni, si A? avvalso della��impiego di droni per mappare, monitorare e salvaguardare gli antichi tesori del suo paese.

In molte zone del PerA?, la crescita costante della popolazione ha indotto le imprese di costruzioni, a edificare anche dove non si dovrebbe. Per far spazio a nuove abitazioni una di queste, ad esempio, A? stata capace di demolire una��antica piramide nei pressi di Lima. Per fronteggiare il problema, Castillo e il suo team, hanno attrezzato i droni con telecamere termiche, per individuare gli insediamenti sepolti sotto terra. Hanno creato le mappe del territorio per stabilire i confini di questi insediamenti entro cui proteggerli, iscrivendoli in pubblici registri, per prevenire la��evolversi di questa disastrosa situazione.

La loro, A? una corsa contro il tempo per proteggere il patrimonio archeologico del paese, che rischia di essere distrutto o sovrastato da costruzioni illegali.

Il PerA? ha circa 100.000 siti da��importanza archeologica, di questi, solo 2.500 circa sono stati mappati e solo 200 circa sono ufficialmente iscritti nei pubblici registri, questo a causa delle poche finanze e risorse umane disponibili. Ca��A?, indubbiamente, ancora molto da fare, ma sicuramente i droni stanno aiutando ad accelerare i lavori da��indagine, necessari, per preservare il patrimonio archeologico. Il dottor Castillo ha posto la��esempio di un gruppo di ricerca che ha trascorso due mesi, ad un costo di migliaia di dollari, per mappare l’area da��interesse utilizzando metodi convenzionali. Con un drone A? possibile ricoprire una superficie, simile, in meno di dieci minuti e caricate le fotografie negli appositi programmi per computer, si puA? avere una mappa il giorno seguente: “Con questa tecnologia, sono stato in grado di fare in pochi giorni quello che prima mi richiedeva anni”.

Nella Giordania meridionale, nel sito archeologico di Fifa, che ospita oltre 10.000 sepolture della��EtA� del Bronzo, ricche di vasellame, perle di corniola e bracciali di conchiglie, i droni servono a frenare il saccheggio dei siti storici da parte dei tombaroli, che continuano ad alimentare il mercato dei traffici di reperti antichi.

Morag Kersel, archeologa della DePaul University di Chicago, sarA� impegnata nei prossimi cinque anni a controllare questo genere di attivitA� lungo il Mar Morto, in Giordania.A�Attraverso le immagini dei droni sarA� possibile capire dove sono avvenuti i saccheggi, con quale frequenza e di conseguenza capire cosa A? andato perduto prima di poter iniziare a proteggere ciA? che resta.

L'archeologa Morag Kersel con il drone utilizzato per il monitoraggio dei siti archeologici in Giordania. (immagine presa da asorblog.org)
L’archeologa Morag Kersel con il drone utilizzato per il monitoraggio dei siti archeologici in Giordania.
(immagine presa da asorblog.org)

 

Torniamo in Italia e godiamoci le immagini presentate,A�a scopo promozionale, dalla Regione Lazio alla��Expo di Milano. Le riprese, fatte per mezzo di droni, ci mostrano molti dei tesori delle province del Lazio, una carrellata di luoghi incantevoli che lasciano senza fiato.

 

 

BIBLIOGRAFIA & FONTI

a�?Archeologia. Teoria a�� Metodi a�� Pratichea�? di Colin Renfrew e Paul Bahn, Zanichelli

a�?Manuale di fotografia aerea: uso archeologicoa�? di Fabio Piccarreta, L’Erma di Bretschneider

http://www.academia.edu/2063157/Fotografia_aerea_per_l_archeologia

http://www.atsenterprise.com/index.html

http://www.nationalgeographic.it/multimedia/2014/04/15/video/droni_l_archeologia_ha_uno_strumento_in_pi_per_combattere_il_saccheggio-2102000/1/

http://asorblog.org/2014/01/22/landscapes-of-the-dead/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/06/29/news/droni_mania-117132428/

http://www.nytimes.com/2014/08/14/arts/design/drones-are-used-to-patrol-endangered-archaeological-sites.html

http://www.iccd.beniculturali.it/index.php?it/98/aerofototeca-nazionale

http://www.romadrone.it/

http://www.academia.edu/1572209/Attivit%C3%A0_di_rilievo_fotogrammetrico_stereoscopico_nell_area_dell_anaktoron_di_Torre_di_Satriano_-_abstract_from_M.Osanna_V.Capozzoli_Lo_spazio_del_potere_II