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Notizie random per predatori :D

OSCI,TOSCI, VOLCI E VOLSCI…. per alcuni furono la stessa popolazione

Proprio così…, sembra incredibile ma a ben vedere i popoli che, durante le prime fasi di crescita della grande “era romana”, esistevano nei territori del futuro impero, erano, a detta degli antichi scrittori dell’urbe, la progenie di quelle antiche civiltà dalle quali i romani presero la maggior parte delle conoscenze scientifiche e culturali, legate tra loro da lingua e dialetti usanze e tradizioni pre romane.

tavole di Pyrgi (santa marinella-rm) rinvenute in scrittura etrusca e fenicia, simbolo della capacità di interrelazione tra i popoli tirrenici e punici

Popoli italici, che si trovarono per centinaia di anni a lottare contro i romani, in continua ascesa,  erano cittadini, ricchi e nobili, sacerdoti, famiglie e clan, da generazioni abitavano antiche πολεις, popolazioni abituate a dettare  proprie leggi in autonomia all’interno delle mura delle proprie città.

Da qualche tempo ho riscontrato negli scritti, di alcuni autori poco conosciuti, la tesi che tali popolazioni, legate dalla caratteristica di essere di cultura preromana nel centro italia, furono molto spesso accomunate dal mito della loro creazione .

Secondo l’analisi compiuta nell’opera di G. Battista Gennaro Grossi,

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-gennaro-grossi_(Dizionario-Biografico)/

di cui andremo a parlare, l’elencazione dei fatti si fa molto semplice, egli scrive che nel divenire storico,  basato sull’antologia degli scritti antichi, nel lazio, da che si possa narrare nella storia, tutto ebbe inizio all’epoca in cui vennero i greci (omero-odissea), lungo il viaggio sulla penisola trovarono popolazioni autoctone, i così detti “aborigeni” (detti dai latini), oppure “autoctoni” (dai greci), secondo l’approfondimento dell’opera, erano abitatori della zona centrale peninsulare italiana, arrivati dal nord, scesero solo dopo che il mare si ritirò e i vulcani si estinsero.

italia ere geologiche

 

Tale ricostruzione viene sposata in linea di massima dalla storiografia e si basa sulla geomorfologia del lazio, attestato che, dopo l’era della glaciazione il mare occupasse buona parte delle pianure laziali, fatta eccezione per i rilievi montuosi degli appennini, e dalla zona vulcanica in particolare a sud dell’odierna Roma.

Secondo la tradizione di Omero, Ulisse, passò per mare, passando dallo jonio, su fino al tirreno, dalle sue cronache un tempo cantate in ogni città, prendiamo spunto per trovare gli unici abitatori incontrati, Ciclopi in sicilia, Eolo nelle Eolie, i Lestrigoni in Lamo (Terracina e piana di Fondi), Circe presso l’isola di Eaa, i Cimmeri presso Cuma e pochi altri cenni in zona italica degni di nota.

viaggio di ulisse -google

 

Non vengono citati altri porti, segno che all’epoca non vi fossero approdi degni di nota, esclusi quelli riportati sopra, che secondo Omero avevano tutti origini mitologiche, come se rappresentassero popolazioni autoctone ed eterne, nel caso dei Lestrigoni e Ciclopi, essi sono descritti come pastori e antropofagi, quasi a delimitarne la fascia di civiltà di appartenenza nella scala di confronto con la cultura greca, già divenuta di alto livello civile.

Logicamente si deduce che Omero non tratta degli aborigeni come popoli venuti da oriente, ne da altre zone lontane, in quanto altrimenti, l’autore avrebbe certamente attestato questa nozione nei suoi racconti.

Nella spiegazione l’autore usa l’espressione aborigeni/autoctoni riferendosi a molti autori come Plinio o  Aurelio Vittore, si passa per il primo alla descrizione degli Umbri e nel secondo nei popoli scampati al diluvio per essersi rifugiati in grotte sui monti, carattere comunque comune anche agli umbri.

“L’alba dell’umanità”, del pittore Franco De Franchis, l’uomo a phi di Sezze, Lt. (mesolitico)

Per Strabone gli stessi popoli di origine arcana e remota sono i Sabini, che anche secondo Diodoro Siculo, vantavano origini da un re iperboreo, che si sarebbe pregato fin dalle origini, presso le zone delle sorgenti del Danubio.

Quindi dai sabini sarebbero nate le colonie picentine e dei Sanniti, così come quelle popolazioni chiamate aborigene del lazio costiero,  spiegava Dionigi di Alicarnasso, questi, discendenti della sabinia, sarebbero scesi nei territori occupati dai Siculi (loro fratelli) per impossessarsi del territorio che va tra il Tevere ed il Liri.

Così anche nell’eneide di Virgilio, suddividendoli come raggruppati sotto i diversi re, sia per gli Italici,  i Sabini.

Gli aborigeni, nel loro primo stadio di civilizzazione, venivano concepiti come antichi sciiti, goti e germani, privi di leggi, dislocati presso terreni dove tutto era di tutti, Giustino, li descrive in quei tempi in cui non v’erano leggi, ne agricoltura organizzata, erano dunque i re/capi ad affrontare ogni responso per tutte le dispute, risultando leggendari per le loro virtù di reggere la convivenza in armonia tra le genti.

La religione degli aborigeni laziali, secondo Dionigi, era rivolta verso il Pico, uccello spedito da Giove, a rendere oracoli posto su di un tronco ligneo sacro, vengono citati anche diversi oracoli, in terre dalle caratteristiche geomorfologiche eccezionali, come laghi vulcanici e solfatare a nord di roma.

Poi venne l’era di Saturno, fu per tutti il tempo in cui gli aborigeni discesero dai monti e affinarono le leggi e l’agricoltura.

tempio di Saturno Roma V° sec.a.c.

Saturno cacciato dall’olimpo raggiunse il lazio e fondò le città  della pentapoli laziale (Atina;Anagni;Alatri;Arpino;Aquino), il Dio saggio era talmente venerato dai latini che il suo culto si tradusse anche in Roma, dove trovò uno dei suoi altari principali, così come riporta Virgilio nell’eneide.

Per quanto riguarda le civiltà, in epoca proto storica, presenti sul territorio del centro italia, in primis, l’autore specifica che furono gli etruschi i primi abitatori d’Italia, venuti a civilizzare le coste tirrene, abitualmente chiamati “tosci” (tusci-etrusci-) dai romani,  sono identificati nei classici  come i primi conquistatori del Lazio, essi stabiliti in primo luogo presso le zone costiere a nord del Tevere, avrebbero poi risalito i fiumi e raggiunto i monti degli appennini, via via scomponendosi attraverso la fondazione di nuove colonie tosche, fino alle coste della campania, dove poi infine, furono chiamati Osci, con Capua come capitale.

presenza etrusca in italia

Successivamente queste colonie stabilite, si sarebbero distaccate fra loro, dotandosi delle mura poligonali di cinta e forti torri (θυρςος- torri- da cui tirreni -in greco), divennero di fatto città stato a se e nonostante avessero, in principio, adottato i riti “tosci”, avrebbero poi fondato i loro riti “osci” o “volsci” .

Suggestiva la ricostruzione, anche se, pone il dubbio sull’eventuale datazione dell’arrivo dei tosci , per alcuni autori sarebbe avvenuta 17 lustri lunari (un lustro circa 5 anni ) prima della guerra di Troia avvenuta approssimativamente nel dodicesimo secolo avanti Cristo.

L’etimologia e la linguistica uniscono i vocaboli dalla medesima radice lessicale,  nel testo si segue un percorso storico dialettale, di base il vocabolo “tosch” veniva utilizzato per indicare gli etruschi,  gli abitanti del luogo,  prima del’arrivo dei coloni greci, secondo il Grossi,  dalla medesima radice, ne segue la trasformazione successiva del medesimo vocabolo originale: “tosci” in “osci” e poi dalla “osch” al vocabolo finale “volsch”.

Un libro carico di riferimenti al territorio laziale, getta una luce antologica sui riferimenti degli antichi testi definiti classici sul nostro territorio,  pieno di suggestioni dell’ottocento, oltre a disegnare una sorta di mappa storica,  è capace di destare la curiosità del lettore fin dal suo inizio.

Le mie considerazioni a fine lettura sono state molte, in quanto, per la prima volta, leggendo, ero stato messo di fronte ad una ricostruzione storica basata su studi del diciannovesimo secolo, quindi prive delle scoperte dell’ultima era.

Nonostante il passaggio dei tempi condivido il fine dello scrittore, esplicitare la domanda che gli rivolge l’amico epistolare lettore dell’opera: chi furono gli antichi aborigeni citati dai classici abitanti dei nostri luoghi d’origine?

Torneremo su questi argomenti sviluppando approfondimenti specifici su alcuni dei restanti temi trattati dall’autore, attraverso nuovi articoli legati al nostro territorio.

Approfittando della vostra attenzione nella riscoperta di tematiche antiche affrontate poco ancora oggi, con il solito spirito di approfondimento, vi lascio con il solito : “continua…”

copertina libro G.B.G.Grossi

 

 

il video n.2 sui #Talaiot di Mallorca

Come vi avevamo anticipato continua la rassegna info e video sulla civiltà talaiotica maiorchina, eccovi il video n°2 sui talaiot Maiorchini, l’esempio in questione si trova nel territorio di Santa Catalina, è privo di cartelli esplicativi ed è ancora in fase di studio dal nostro team (naturalmente ci riserviamo in seguito di aggiornare la mappa e le info a riguardo).

Alcune peculiarità del manufatto sono davvero degne di nota nello studio complessivo delle strutture talaiotiche compiuto su tutta l’isola di Maiorca.

La pianta dell’edificio è di tipo squadrata, questo fa pensare alle differenze con i “poblados talaiotici” i quali vengono classificati di tipo tondo e con pianta circocentrica con una o due torri tronche al centro.

La tessitura dell’opera megalitica, ricorda una maniera di tipo squadrata, ma allo stesso tempo in prossimità degli angoli sono presenti massi incastrati in maniera poligonale ed alcuni tagli per inserto ed incastro.

Molte le domande su questo stile di tessitura che, per alcuni punti si avvicina alla squadratura nostrana di epoca romana e se ne distanzia poi, per altri, soprattutto per il numero delle pietre più piccole utilizzate complessivamente per l’edificio .

Nel video è possibile appurare che anche in questo caso la base di costruzione dell’edificio è rocciosa, quasi a far pensare che ogni talaiot fosse posizionato su un terreno roccioso, poi lavorato e spianato a seconda delle esigenze del progetto realizzativo della costruzione.

Situato sulla via di passaggio più agevole nella valle, la via è pianeggiante  con leggeri dislivelli e corre parallelamente alla costa ed a due passi dal mare in linea d’aria,  proprio sotto la Sierra de Tramontana, si presenta chiaramente come avamposto di controllo e difesa.

La tessitura poligonale emerge in alcuni punti, ad esempio quelli in cui i massi più grandi vengono tagliati ad angolo retto e restano uniti senza malta o zeppe, con le facce perfettamente levigate anche nei punti di incastro ritagliati ad hoc.

Buona visione!

 

il video n1 sui Talaiot di Mallorca

Ciao ragazzi inizia la pubblicazione del ciclo dei video girati questa estate per descrivere Mallorca, le sue culture millenarie, i resti dei talaiot e delle navetas, uniche vere testimonianze archeologiche non romane di una isola per molti versi rimasta intatta.

Tantissime le somiglianze con i massi poligonali megalitici messi in opera anche nelle nostre città laziali.

Giudicate voi stessi buona visione!

 

Tra le vie del Centro storico di Frosinone, tra storia e leggenda

Salite. Discese. Scale. Un portone dietro l’altro. Pietra viva nei muri. Odore di legna. Nomi associati a grandi eroi. A grandi esempi. A grande battaglie. Questo insegna la toponomastica del capoluogo nel centro storico, tutta imperniata sulle vicende che narrano del percorso dei cittadini italiani verso un regno unito e libero, libero e indipendente.

Si parte con Via del plebiscito, che corrisponde all’antico percorso della via Latina, che attraversa il centro della rocca frusinate fino a via 20 settembre,che rappresenta la data fondamentale per l’unità di italia. Via 20 settembre, che rappresenta il giorno della breccia di Porta Pia a Roma, proprio quando i bersaglieri facevano definitivamente sfumare il potere temporale del papato sui territori romani. Da via 20 settembre si arriva alle vie dedicate ai martiri della libertà frusinate, quale via Nicola Ricciotti e via Angeloni.

Chi sono stati Ricciotti e Angeloni?  Gli stessi eroi ai quali è dedicato il sacrario monumentale in piazza della libertà proprio sotto al palazzo della prefettura, il nostro orgoglio, nel nostro sangue frusinate scorre anche il loro. Eroi. Dalle vie dedicate ai martiri si arriva a via Garibaldi e all’omonima piazza,dove sono evidenti altri segni di storia vissuta dalla cittadinanza per la lotta alla libertà. Infine arriviamo alla meno conosciuta via del Carbonaro che rispecchia l’appartenenza del tessuto sociale degli artigiani e della borghesia nascente alle logge segrete, come la massoneria e ancor di più la carboneria del giovane Giuseppe Mazzini.

Questa via chiusa al traffico veicolare è anche la testimonianza dell’antico assetto urbanistico di Frosinone: essa corre lungo il perimetro dell’antica Rocca frusinate, esattamente ricalcando il circolo delle mura della città alta. Le testimonianze storiche (Annales, tito livio) rappresentano infatti a Frosinone l’edificazione da parte dei romani di tre cinta murarie, le stesse che successivamente divennero basi dei palazzi del centro (Guicciardini, storia d’italia). L’antica via del carbonaro passa dunque tra le botteghe degli artigiani di Frosinone e viene utilizzata essendo stretta e in alcuni casi angusta proprio per mandare i dispacci tra i membri della loggia segreta da bottega a bottega in segreto.

Al turista curioso passare lungo il vicolo restituirà la sensazione di una città unita e a misura di uomo, con i palazzi che si affacciano e gli antri delle antiche botteghe posti a stretta distanza tra loro, quasi a rappresentare che i cittadini erano le vedette nascoste di tutto quanto accadeva di giorno e notte,la vita delle logge segrete a Frosinone conobbe un grande sviluppo rendendo il capoluogo un posto in cui si coltivava la disobbedienza al potere temporale della chiesa. Oggi sul tracciato odierno ci osservano dai balconi antichi mascheroni, quasi a rappresentare l’eterna presenza delle famiglie frusinati che costituirono la prima avanguardia civile ai poteri imposti dal antico principio del potere derivato dalla divinità.

Ilaria Fontana, Paolo Ruggeri

Feronia presso Terracina

FONS  FERONIA TERRACINA

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Chi ha mai sentito parlare del manufatto della stampa? beh se ce ne è uno fra quanti leggono dovrà ritenersi fortunato, perchè in pochi ne sanno qualcosa e quanto mi accingo a raccontarvi è la storia  che mi ha portato a riconoscere il luogo in cui sorgeva l’edificio ed i resti descritti da questa splendida stampa del tipo grand tour italico.

Tutto ebbe inizio dallo studio degli acquedotti antichi e dall’osservazione meticolosa dei luoghi in cui passano le strade più antiche della piana pontina tra Ceriara di Priverno, Sezze e Amaseno

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La Fons Feronia di Terracina si trova, secondo quanto descritto nella foto, a circa 3 miglia da Terracina, quindi circa 4,82 kilometri, individuata dalle misurazioni sembrerebbe proprio dalla antica fontana storica della cittadina dal toponimo piazza della fontana,

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proprio quella descritta nell’odissea, come narrava Pietro Matranga nel suo libro sulla “città di Lemo stabilita in  Terracina” così come “descritto da Omero“, dal suo discorso letto nell’adunanza della pontificia accademia romana di archeologia, nato dalle osservazioni e le raccolte di nozioni, sia sulla città dal punto di vista della letteratura antica, sia dalla diretta osservazione dei dipinti “già rinvenuti all’esquilino”( via graziosa).

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In tali dipinti sono rappresentati alcuni momenti dell’odissea in cui la figlia del re Antifate capo dei Lestrigoni (giganti carnivori), dopo essersi chinata  per raccogliere l’acqua nella sua idria dell’antica fonte  interloquiva con i compagni di Ulisse in avanguardia perchè intanto lui, l’eroe acheo, si era nascosto dal porto e aveva risalito il pisco montano scrutando gli avvenimenti.

il posto sull’appia antica

Ulisse vide intanto l’isola del Circeo, Eea, con un fumo oscuro avvolgersi alle paludi, scorgendo solo alcune misere capanne per il carbone (attività durata nelle paludi fino alla bonifica del regno sabaudo), per alcuni questo indurrebbe a pensare di una qualche attività vulcanica o geologica ormai sopita ma non del tutto cessata, a tale tesi va aggiunto che effettivamente i dati geologici sulla zona rispecchiano le tracce di attività vulcanica sia da nord, sia verso sud.

fons feronia
p. ruggeri
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riguardo la fons, di essa si legge già dal viaggio sull’appia di Orazio verso la puglia il racconto del cammino lungo l’antica arteria, divenuta impraticabile a causa del terreno e dell’acqua stagnante,  fino alla fons feronia di cui stiamo parlando, la stessa era tappa di percorrenza particolare tanto da dover essere percorsa con un mulo legato ad una barca che solo così sarebbe riuscita a spostarsi nel fango e nelle acque paludose.

muretto poligonale
p.ruggeri
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La stessa via appia che dal ponte poligonale rialzato (pontalto) infatti parte ancora oggi nel suo antico tracciato del comune terracinese, con il basolato della strada romana sotto ai piedi ed un cuore pieno della stupenda scoperta, ammetto che sarebbe stato stupendo tornare a vedere, al posto dello stradino asfaltato che corre accanto all’acquedotto di oggi, la vecchia strada, alzando lo sguardo fino alla città sul monte con i resti dei monumenti romani ben esposti a far mostra di se giorno e notte.

il canale
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Il monumento della cartolina presenta un apertura con un corridoio, diversi muri poligonali restrostanti alla fonte, e due picchi sulla montagna, grazie a questi punti di riferimento non è difficile raggiungere il punto che venne immortalato, ma nonostante si possano rinvenire le mura poligonali non sembra esserci l’entrata del corridoio di uscita dell’acquedotto della fonte.

particolari dellappia antica e casette dellacquedotto

Per raggiungere il punto di osservazione dell’artista della stampa si può percorrere la Via Pontalto che è sorretta da un basamento rialzato in blocchi monolitici e poligonali, poi proseguendo in direzione Terracina si raggiunge un poggio in cui la strada affianca la ferrovia, in quel punto dalla strada subito dietro l’edificio dell’odierno caseggiato con silos, ci si rende conto di camminare sul ciglio di un canale, quindi la strada è sorretta da un terrazzamento poligonale che scende al livello del calpestio e ulteriormente continua all’interno del terreno sotto il livello dell’acqua.

appia antica
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In quella precisa zona si trovava il tempio di Feronia, dea che merita posto tra le dee italiche e latine, poi romane, dedita alla terra, alla fertilità, vi sono esempi dei suoi templi a Fiano Romano, a Roma (torre argentina) ed altri sparsi in italia e apparentemente solo qui .

basamento tempio di feronia lucus feroniae fiano romano
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Di lei in letteratura classica si parla fosse dea dei sabini, e poi dei latini, ma nell’analizzarne la figura ho sempre ricercato prove dell’accostamento tra la divinità e il popolo degli spartani che vi giunsero in fuga dalla madre patria.

Tale suggestione mi sovviene l’idea di affermare che la porta in monoliti poligonali a a forma di tholos  potrebbe facilmente determinare la distanza dai tempi recenti, per intenderci i romani e portare l’indagine sulla costruzione dai resti di chiara ingegneria megalitica poligonale indietro nel tempo.

chiusa canale
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Feronia, di cui molto si è scritto e ancora se ne scriverà, si presta ad un orizzonte temporale che affonda le sue radici in un culto molto più antico, la sua presenza è legata a posti sacri come boschi o fonti, ma non va neanche sottovalutata la sua immagine notturna legata alla luna, tra le architetture usate per eseguire i sui santuari non ci devono sfuggire che essi sono tutti stati edificati nei pressi dell’acqua, se non come a Terracina addirittura, dove tra i resti ancora si scorge una fonte  superficiale a livello appena al di sotto del livello del canale, acqua che fuoriesce da muri di massi poligonali.

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l’argine megalitico al canale di acqua sgorgante, è capace di sostenere una strada, da millenni, e forse proprio al di sotto del canale esiste ancora il condotto idraulico sacro, con i suoi corridoi scavati nella montagna che oggi nascosti, un tempo, erano sedi di sacerdoti e oracoli.

lucus feroniae museo fiano romano

Va segnalato che nel caso di Fiano Romano nel luogo del santuario fiorì una colonia felix, ma oggi non è possibile più ammirare il paesaggio di 2000 anni fa in cui era posizionata, la colonia poggiava sulla riva “etrusca” del tevere, che un tempo scorreva dove oggi passa l’autostrada, e che anche a Fiano nei primi secoli avanti cristo v’era un approdo per traghetti e barche da e verso la sponda contraria, sede del villaggio antico di Capena.

feronia google search

Nella zona di feronia a Terracina fu rinvenuta la testa di una statua sicuramente dedicata alla dea, protettrice dei liberti, inoltre v’era in loco anche un trono per la cerimonia della liberazione degli schiavi.

In conclusione ho rilevato dei punti di contatto tra le architetture sacre per Feronia che sembrano essere elementi fondamentali per la realizzazione dei monumenti in questione, essi sono costruiti e rintracciati su terreni particolari sempre molto fertili, ricchi di acqua, veri e propri punti di riferimento geografici per le comunità che li eressero.

Tornando alla Fons Feronia pontina, vi segnalo inoltre che proprio a pochi passi dalla fonte, che sgorga dalla montagna al di sotto del piano del calpestio odierno, passa incastonato nella montagna un altro interessantissimo manufatto ad alto livello ingegneristico romano, l’acquedotto San Lorenzo, lungo 24 km, che raccoglie le acque delle fonti dell’Amaseno e raggiunge la vecchia fontana alle falde della città.

Strana coincidenza non credete?

….due vie d’acqua che sgorgano dalla montagna, fossero collegate all’interno della roccia tramite cunicoli e acquedotti sarebbero un eccezionale scoperta.

Gli spartani dunque espatriati all’epoca di Licurgo eressero il tempio e consacrandolo a Feronia sciolsero il voto fatto di rimanere fedeli alle dure leggi di Sparta e di abitare la terra sulla quale avevano messo piede in Italia, poi alcuni di essi sarebbero andati a vivere presso i sabini, venendo esaltati per la capacità in guerra e la vita parca.

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(LICURGO. – Antichissimo legislatore spartano. Appunto per spiegare come egli potesse introdurre in Sparta le sue leggi si riteneva che fosse stato membro d’una delle famiglie reali e tutore di un re. Ma sulla famiglia e sul re la tradizione non era concorde. Erodoto, la fonte più antica, lo fa Agiade, figlio dell’eponimo Agide zio e tutore di Leobote (Labota). La tradizione più comune, che sembra però d’origine più tarda (una testimonianza attribuita a Simonide in proposito è alquanto sospetta) lo fa invece Euripontide e per lo più figlio di Eunomo e tutore di Carilao. Questo mutamento è dovuto forse al prevalere degli Euripontidi sugli Agiadi nel corso del sec. V e anche all’opportunità di dare al grande legislatore come padre Eunomo, l’eponimo del buon governo (εὐνομία). Come nella genealogia, così la tradizione è incertissima nella cronologia. Senofonte fa L. contemporaneo degli Eraclidi, cioè, come debbono intendersi le sue parole, lo riporta alla data tradizionale della migrazione dorica. Eforo e la vulgata lo fanno sesto da Procle, cioè lo riportano al sec. X o IX a. C. Aristotele lo ritiene contemporaneo della fondazione dei giuochi olimpici (776). Quanto alle sue vicende, può ripetersi con Plutarco: “intorno a Licurgo legislatore non può dirsi nulla affatto che non sia controverso“. da treccani)

Alcune altre connessioni soprattutto accertate per il lucus Feroniae riguardano la colleganza a Sorano, dio che per secoli fu adorato presso le cime del Soratte, divinità ctonia, legata alla figura degli antri caverne e dei lupi, messo in correlazione con Feronia.

Feronia è paragonata alle dee della luna ma su questo magari torneremo la prossima volta….

 

 

 

 

 

 

Veroli: il museo ed il cripto portico

Al centro della Ciociaria, dal balcone ernico di Veroli la vista migliore sulla valle del Sacco centrale, proprio al centro dell’antica Poleis ernica è situato il museo della città, aperto dal 2009 rappresenta un occasione turistica e culturale da valorizzare.

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Il centro di Veroli si sviluppa sulla nuda roccia, un po’ come Alatri, dalla cima del monte i terrazzamenti megalitici poligonali eretti da millenni rappresentano l’ingegneria estrema dei popoli italici, capaci di sottrarre metri alla montagna per redistribuirli al popolo nella forma primordiale posseduta dalle nostre antiche città, così dalla vetta della zona di San Leucio, le mura scendono fino all’avamposto centrale del Comune di Veroli, formando una pianta urbana del tutto lontana e contrapposta all’esempio Romano, quindi senza cardo e decumano, la città probabilmente ricalcava chissà quale geometria sacra, allineamenti astronomici e antichi riti continuano a caratterizzare il sito.

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Per gustare il sapore della culla delle origini del nostro territorio, niente sarebbe meglio che visitare il museo per ogni visitatore un luogo in cui rispondere ad ogni curiosità sulla città.

p.ruggeri museo veroli
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Il criptoportico datato II°sec. a.c. è eccezionale sottindende il reticolo di passaggi sacri del basamento della piazza centrale, la cattedrale eretta sull’antico tempio cittadino e chissà ancora quale altro segreto sembrano rivelarsi lungo il cammino ipogeo realizzato nel 2009, tutta la città è ricca di chiese e mille storie da raccontare ma per adesso ci limitiamo a fornirvi un video per esortarvi alla scoperta di un luogo a portata di curioso.

Buona Visione!

Intervista all Ing. Marco Bulloni, scrittore, ricercatore e autore del libro:”Ho trovato la vera Atlantide”

dalla conferenza del 9 dic. 2016

All interno dell’aula magna, del Liceo Scientifico di Ceccano, l’Ing. M. Bulloni relaziona sulle sue ipotesi e scoperte incentrate sull’isola Solovetsky, situata al centro del Mar Bianco, nel perimetro Russo della suddivisione geopolitica attuale, la zona del circolo polare del nord del globo terrestre.

Nel relazionare del suo libro “ho scoperto Atlantide”, lo scrittore, ci guida nella riscoperta dei luoghi meno conosciuti della storia narrata nei libri di scuola.

Atlantide, città perduta, civiltà di grande ingegno, sarebbe stata un tempo, un isola dell’arcipelago a sud del Mar Bianco russo, per la serie di eventi geologici intercorsi, nelle varie ere geologiche sul territorio sopra menzionato.

I ritrovamenti

Nelle immagini da condividere si mostrano una serie di costruzioni megalitiche e poligonali, che sarebbero incastonate nel terreno a base degli edifici eretti che ancora oggi sono stati rilevati in loco, per la precisione edifici religiosi.

Nel testo l’autore, ottimo relatore, parla del ritrovamento del circuito murario dell’ipotetica acropoli dell’isola, costeggiata da due lati da arsenali marittimi (esattamente come l’Atlantide descritta dal testo di Platone) ottimi per la raggiungibilità del sito, interamente eretti su mura di dimensioni poligonali e megalitiche, anche se nessun testo archeologico ancora aveva mai affrontato questo argomento.

Dall’alto si può vedere la struttura sull’isola, ormai patrimonio dell’UNESCO, con i punti in cui restano le mura di un monastero che restituisce tutto il fascino di diverse interpretazioni simbologiche, sia per la sua pianta che per le sue fondamenta chiaramente retrodatabili a prima dei romani per semplificare…

google isole solovetsky

 

 

Insomma, secondo l’Ing. Bulloni, prima del monastero attuale, probabilmente nel periodo che risale al 1300 a.c., in luogo degli odierni edifici esisteva una acropoli con un palazzo, un luogo in cui si riunivano i 10 Re atlantidei, di platonica cronaca, e le osservazioni compiute dall’autore sono completamente condivisibili in quanto esistono molti quesiti da porre all’intero insieme degli accademici.

Tutti i riferimenti al testo di Platone che trovano pieno riscontro sull’isola, compiuti dall’autore a prova dell’indagine storica svolta, Atlantide dunque al circolo polare artico, poi l’architettura degna di civiltà della mesopotamia, a ritroso prima i greci poi gli egizi ed infine l’indoeuropa, fino all’età del ferro e poco prima.

L’analisi geologica e geografica compiuta, con lo studio delle immagini satellitari, a conferma delle ipotesi che l’isola fosse costruita con il graduale emergere della terra dal mare, non fa una grinza, i canali con terra di riporto a cerchi concentrici esistono sul serio, così da compiere il ritratto di un isola che esce dall’acqua del mar bianco e che a seguito di qualche tsunami, rilevabile anche  dagli occhi dei pochi testimoni, poi sembra essere stata inghiottita dalle acque.

la corrispondenza dei culti e degli edifici sacri

Il filone della trama sulle civiltà preromane risalenti al periodo del 1300 a.c. che l’autore indica come periodo di riferimento per la prima opera di innalzamento di architetture megalitiche di difesa e approvvigionamento di acqua continua sull’isola, sembra passare le epoche ma per approfondire cosa meglio che leggere il libro?

di seguito alcuni punti della conferenza e l’intervista all’autore ospite del premio Cronache del mistero 2016 in corso a Ceccano (Fr) in cui l’autore spiega anche quali differenze dal testo di platone potrebbero essere comunque spiegate ricorrendo alla correzione di alcune date citate da platone perchè tramandategli dalla tradizione e dai testi perduti egiziani.

 

 

 

 

museo di Ibiza Puig des molins necropoli fenicia-punica

museo puig des molins libri di archeologia a disposizione
museo puig des molins libri di archeologia a disposizione

Ai piedi del promontorio su cui si poggia la bellissima rocca  di Ibiza, propio alle pendici della stradina che ci porta verso la fortificazione spagnola del porto, esiste un piccolo museo che testimonia il passaggio delle popolazioni più antiche che navigavano lungo le rotte che incrociavano dall’Africa le coste del porto ibizenco e poi raggiungevano le sponde spagnole.

 

oggetti preziosi e miniature rinvenute nell tombe ipogee p.ruggeri www.megalithic.it
oggetti preziosi e miniature rinvenute nell tombe ipogee
p.ruggeri
www.megalithic.it

L’ingresso è a pagamento solo la prima volta che ci si va nel periodo di un intero anno, il museo ha un percorso consigliato ed è davvero interessante , nonostante i tanti reperti esposti, ciò che desta maggior curiosità è la serie di tombe ipogee scavate nella dura roccia calcarea e il groviglio di grotte a contatto l’una con l’altra che formano un cimitero ancora non del tutto riscoperto, risalente al 9 sec a.c.;

steli funerarie
steli funerarie

E’ il caso di ricordare che prima dei romani l’isola era abitata e le popolazioni professavano il culto della dea Tanit, di cui ci siamo già occupati in questi articoli sulle tradizioni e la storia di ibiza.

Altrettanto eccezionale la sensazione di discesa nel mondo dei defunti che avvolge il curioso visitatore, negli ambienti sepolcrali, tutto è stato riportato al momento della prima scoperta, gli ambienti infatti sono frutto del lavoro degli addetti del museo ma sono identici all’originale.

Nel video vi portiamo all’interno della zona visitabile degli scavi accanto al museo,  seguiteci!!!

con la curiosità dei #predatoridellaciociariaperduta,, buona visione!

Es Vedra l isola delle sirene, del gigante,delle luci strane ,del magnetismo,etc…

es vedra al tramonto puesta del
es vedra al tramonto puesta del sol www.megalithic.it p.ruggeri

 

Es Vedrà Ibiza, un luogo descritto in tantissimi modi, soprattutto storici e misteriosi, esistono diverse leggende riguardanti l’isola e l’isolotto di Es Vedra che partono da tempi immemorabili e giungono fino a noi.

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La tradizione vuole che l’isola fosse abitata da un gigante benvoluto dagli abitanti che rimaneva nascosto e veniva chiamato per aiutare i cittadini a trovare imbarcazioni scomparse e marinai e pescatori dispersi in mare, per chiamarlo ed imbonirlo i cittadini offrivano polpi appena pescati perchè il gigante ne era ghiotto.

Omero diceva che esisteva un isola nel mediterraneo dove le sirene cantavano ammaliando i marinai di passaggio, e qualcuno ha ritenuto che fosse questo isolotto la dimora delle stesse….

Poi un monaco (nel 1855, il carmelitano Francisco Palau beatificato nel 1988 da Papa Giovanni Paolo II) prese dimora proprio nelle cavità naturali della zona e scrisse di aver avuto più di qualche momento di estasi grazie al naturale  richiamo dei luoghi alla metafisica, addirittura si dice gli sia apparso Gesù,,,

 

f.m.palau google search
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mirador es vedra www.megalithic.it p.ruggeri
mirador es vedra
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stessa storia narrata dopo un secolo dagli hippy che venerano il posto credendo alle apparizioni del buddha.

Infine esiste la leggenda della vecchia strega che occupa una grotta dell’isoletta che rimane schiva all’occhio dei turisti ma fornisce aiuto a quanti arrivati all’entrata lasciano un presente.

www.megalithic.it p.ruggeri
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A due passi in alto sulla scogliera antistante all’isola esiste il mirador dal quale partono i sentieri per la torre del pirata in alto che svetta sul mare,

torre del pirata www.megalithic.it p.ruggeri
torre del pirata
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e da questa si giunge ad atlantis, la cala della pietraia, così chiamata perchè sicuramente era una cava, oggi atlantis è stupenda e rappresenta per gli hippy la parte di atlantide rimasta emersa, una cava scavata proprio dove sbatte l’onda eccezionale che sembra davvero magica, leggermente inclinata suggerisce chissà quale passato evento naturale di tipo apocalittico, piena di graffiti e bassorilievi talmente diversi da far vacillare ogni curioso sulla datazione di quanto si vede.

atlantis es vedra google search
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eccovi in perfetto stile da predatori della ciociaria il nostro video 2016, buona visione!

Isola di Ibiza, Santuario della Dea Tanit, Es Culleran

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i cartelli sul percorso lasciati dagli hippy

Cari amici predatori, siamo andati a scovare alcune delle più interessanti testimonianze della storia delle isole Pitiuse, così chiamate da Plinio il vecchio antico viaggiatore e storiografo latino, per la caratteristica chioma dei pini mediterranei che avvolge le isole Baleari oggi chiamate Ibiza e Formentera.

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le preghiere di pietra www.megalithic.it p.ruggeri

Principalmente va inquadrata la storia antichissima delle genti che popolarono le isole minori delle baleari, infatti diversi resti testimoniano il passaggio dell’uomo in queste terre emerse già dall’eta preistorica, le rotte di collegamento marittimo tra il continente africano e quello europeo portarono l’uomo a percorrere il tragitto passando per le isole che si affacciano a pochi chilometri al largo di Valencia, nella splendida cornice del mar mediterraneo.

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un labirinto recente

Il passaggio della storia e gli incroci delle vicende dell’europa e del nord africa contraddistinguono la nascita della cultura autoctona fino alla conquista degli spagnoli di queste ambite rocce innalzate sul mare.

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ilsito dies culleram www.megalithic.it p.ruggeri

La Dea Tanit è la principale divinità punica che ebbe sull’isola di Ibiza molto seguito, tanto da lasciare testimonianze ancora ad oggi nel tessuto delle tradizioni del posto.

Uno degli esempi più toccanti per trasmettere la sensazione di antichissimi riti pagani  ai turisti è rappresentato dal santuario di cui stiamo scrivendo, visitabile e raggiungibile grazie ad un sentiero realizzato per scendere e risalire in piena sicurezza dai luoghi archeologici, poco conosciuto e non riportato sulle mappe turistiche ma degno di una visita accurata, si trova sul lato dell’isola che è rivolta verso la bellissima cala marittima di Sant Vincent

il dio che dorme su es culleram p.ruggeri www.megalitihic.it
il dio che dorme su es culleram
p.ruggeri
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E’ curioso che proprio sulla sommità dei monti nei quali è nato il santuario di Es Culleram, esiste un profilo ben distinguibile antropomorfo, quasi a significare che sotto al dio che dorme esiste l’entrata (carsica) nel mondo nascosto dal quale attingere conoscenze e vita (acqua).

labirinto in bassorilievo es culleram p.ruggeri www.megalithic.it
labirinto in bassorilievo
es culleram
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proprio all’entrata delle cavità del santuario esiste un megalite sul quale è stato tratteggiato un antico labirinto a modo di bassorilievo, e non appare così remota la possibilità che abbia qualche significato riguardante anche la presenza di acqua e cavità un nesso mitico che era degno di nota nei tempi in cui l’acqua era strettamente connessa alla vita e alla sopravvivenza e le cavità offrivano sicuro rifugio a quanti le conoscevano.

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statua votiva

tornando alla dea Tanit va ricordato che durante le guerre puniche gli scrittori latini riferirono che i seguaci della dea erano ritualmente impegnati a sacrificare individui per chiedere benevolenza, riti che però non sono mai stati accertati, e che apparterrebbero allo strascico propagandistico che i romani utilizzarono per screditare i loro acerrimi nemici, proprio ad ibiza infatti i cartaginesi arruolarono alcuni guerrieri divenuti famosi come i fiondatori delle baleari che durante le guerre puniche contro i romani divennero temutissimi.

 

I Cartaginesi ne erano custodi nel mediterraneo ma prima di loro furono i fenici, una dea che viene identificata con un simbolo tra i più conosciuti che nasconde all’interno concezioni geometriche essenziali per l’uomo moderno.

Fantastico il sentiero per giungere alle grotte, disseminato di preghiere di pietra probabilmente tipiche degli hippy che presiedono l’area ancora oggi.

sul luogo abbiamo avuto modo di rinvenire un interessante labirinto su pietra tratteggiato a mo di bassorilievo, oltre a quello allestito dagli hippy.

maps
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Insomma ancora dovremo tornare sul tesoro ricevuto da questa stupenda isola come per quanto riguarda il simbolo, tornerò a tempo dovuto intanto gustatevi il video descrittivo del luogo in spirito predatori tour….

buona visione 😀