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il sacromonte varese

Sacromonte (Varese)

sacro monte di Varese
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Sulla prima schiera di vette delle prealpi lombarde di Varese nei giorni di aria limpida a dir vero sempre più rari, sembrerebbe di essere proprio sulle vette del cielo.

sacromonte Varese
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Il panorama potrà però sembrarvi probabilmente meno lontano visto il continuo stazionamento delle nebbie lungo la linea della discesa a valle, dal lago di varese fino alla pianura padana.

interno santuario adorazione dei magi
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Luoghi incantati e ricchi di storia e di intrecci di popoli basati su guerre e commerci in tempo di pace, le alpi, sempre ostiche al passaggio e la pianura padana, nata per fare floridi commerci in italia del nord, fanno il contrasto paesaggistico nel quale si intagliano gli osservatori naturali offerti all’uomo, posizioni di vantaggio e di controllo su quanti attraversavano quei luoghi.

antica chiesa precedente al santuario
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Il sacro monte di Varese è proprio uno di questi luoghi ancestrali, oggi visitabile comodamente grazie ad una strada ben realizzata permette ai turisti di assaporare il passato della zona, offre una storia sacra che lega il cristianesimo italiano a quello europeo, tagliando in modo netto le differenze che i secoli hanno riavvicinato tra le leggi, le religioni, gli usi i popoli italiani al di quà delle alpi ed i popoli europei al di là.

sepolture medievali
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Proprio così infatti il sacro monte gode di una posizione storica di spicco tra i luoghi monumentali degni di essere investiti della certificazione unesco alla propria importanza.

antichi simboli nella zona della vechhia chiesa
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Ad 844 metri sul livello del mare si poggia l’antica chiesa del borgo restaurata ed oggi visitabile ricca di dipinti della tradizione cristiana del medioevo, comunemente chiamata cripta del santuario della madonna sovrastante, la leggenda vuole che il luogo fu sacro anche per il passaggio di sant’ambrogio di cui nella paleo chiesa viene affrescata la figura a testimonianza della devozione locale.

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svariati dipinti stupendi restaurati ed esposti,nei locali sottostanti al santuario moderno anch’esso emozionante e ricco di ex voto sempre più recenti segno della continua devozione.


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Il borgo è stupendo e sembra che il tempo si sia fermato lì, molti i riferimenti sacri che a seguito dell’avvento della chiesa riformista permettono di individuare lo sforzo nei secoli passati del clero di costituire dei punti di riferimento geografici precisi per il cristianesimo e gli stati cristiani lontani da quelli del nord europa.

I sacri monti di piemonte e lombardia sono molti  e corrono infatti lungo tutte le prealpi, sono dunque dei baluardi della fede dal 1600 dc in poi, per tutti i passanti nell’area, di notte si illuminano e rendono eterno il richiamo della croce cristiana della chiesa apostolica romana sulle terre italiane vicine ai confini quasi a ricordarlo nei continui confronti con i popoli d’oltralpe.

il mandillion e Santa Veronica ed il mandylion, mentre sulla destra Sant’Ambrogio
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Il cammino per giungere in cima è arricchito dalle cappelle della via crucis disseminate sulla montagna lungo il sentiero sacro, che rivivono ogni anno durante le feste e le processioni legate al culto della passione di cristo.

Furono inoltre predisposti lungo gli stessi monti sacri anche avanposti e trincee strategiche soprattutto durante le guerre alpine fino alla prima ed alla seconda guerra mondiale, infatti oltre ad essere luoghi sacri essi rappresentano luoghi importantissimi per la visibilità sul territorio sottostante.

La visita è d’uopo per chi si trovasse da quelle parti, ringraziamo Marco e Chiara per averci guidato fin lassù a vedere quelle meraviglie.

 

Feronia presso Terracina

FONS  FERONIA TERRACINA

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Chi ha mai sentito parlare del manufatto della stampa? beh se ce ne è uno fra quanti leggono dovrà ritenersi fortunato, perchè in pochi ne sanno qualcosa e quanto mi accingo a raccontarvi è la storia  che mi ha portato a riconoscere il luogo in cui sorgeva l’edificio ed i resti descritti da questa splendida stampa del tipo grand tour italico.

Tutto ebbe inizio dallo studio degli acquedotti antichi e dall’osservazione meticolosa dei luoghi in cui passano le strade più antiche della piana pontina tra Ceriara di Priverno, Sezze e Amaseno

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La Fons Feronia di Terracina si trova, secondo quanto descritto nella foto, a circa 3 miglia da Terracina, quindi circa 4,82 kilometri, individuata dalle misurazioni sembrerebbe proprio dalla antica fontana storica della cittadina dal toponimo piazza della fontana,

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proprio quella descritta nell’odissea, come narrava Pietro Matranga nel suo libro sulla “città di Lemo stabilita in  Terracina” così come “descritto da Omero“, dal suo discorso letto nell’adunanza della pontificia accademia romana di archeologia, nato dalle osservazioni e le raccolte di nozioni, sia sulla città dal punto di vista della letteratura antica, sia dalla diretta osservazione dei dipinti “già rinvenuti all’esquilino”( via graziosa).

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In tali dipinti sono rappresentati alcuni momenti dell’odissea in cui la figlia del re Antifate capo dei Lestrigoni (giganti carnivori), dopo essersi chinata  per raccogliere l’acqua nella sua idria dell’antica fonte  interloquiva con i compagni di Ulisse in avanguardia perchè intanto lui, l’eroe acheo, si era nascosto dal porto e aveva risalito il pisco montano scrutando gli avvenimenti.

il posto sull’appia antica

Ulisse vide intanto l’isola del Circeo, Eea, con un fumo oscuro avvolgersi alle paludi, scorgendo solo alcune misere capanne per il carbone (attività durata nelle paludi fino alla bonifica del regno sabaudo), per alcuni questo indurrebbe a pensare di una qualche attività vulcanica o geologica ormai sopita ma non del tutto cessata, a tale tesi va aggiunto che effettivamente i dati geologici sulla zona rispecchiano le tracce di attività vulcanica sia da nord, sia verso sud.

fons feronia
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riguardo la fons, di essa si legge già dal viaggio sull’appia di Orazio verso la puglia il racconto del cammino lungo l’antica arteria, divenuta impraticabile a causa del terreno e dell’acqua stagnante,  fino alla fons feronia di cui stiamo parlando, la stessa era tappa di percorrenza particolare tanto da dover essere percorsa con un mulo legato ad una barca che solo così sarebbe riuscita a spostarsi nel fango e nelle acque paludose.

muretto poligonale
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La stessa via appia che dal ponte poligonale rialzato (pontalto) infatti parte ancora oggi nel suo antico tracciato del comune terracinese, con il basolato della strada romana sotto ai piedi ed un cuore pieno della stupenda scoperta, ammetto che sarebbe stato stupendo tornare a vedere, al posto dello stradino asfaltato che corre accanto all’acquedotto di oggi, la vecchia strada, alzando lo sguardo fino alla città sul monte con i resti dei monumenti romani ben esposti a far mostra di se giorno e notte.

il canale
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Il monumento della cartolina presenta un apertura con un corridoio, diversi muri poligonali restrostanti alla fonte, e due picchi sulla montagna, grazie a questi punti di riferimento non è difficile raggiungere il punto che venne immortalato, ma nonostante si possano rinvenire le mura poligonali non sembra esserci l’entrata del corridoio di uscita dell’acquedotto della fonte.

particolari dellappia antica e casette dellacquedotto

Per raggiungere il punto di osservazione dell’artista della stampa si può percorrere la Via Pontalto che è sorretta da un basamento rialzato in blocchi monolitici e poligonali, poi proseguendo in direzione Terracina si raggiunge un poggio in cui la strada affianca la ferrovia, in quel punto dalla strada subito dietro l’edificio dell’odierno caseggiato con silos, ci si rende conto di camminare sul ciglio di un canale, quindi la strada è sorretta da un terrazzamento poligonale che scende al livello del calpestio e ulteriormente continua all’interno del terreno sotto il livello dell’acqua.

appia antica
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In quella precisa zona si trovava il tempio di Feronia, dea che merita posto tra le dee italiche e latine, poi romane, dedita alla terra, alla fertilità, vi sono esempi dei suoi templi a Fiano Romano, a Roma (torre argentina) ed altri sparsi in italia e apparentemente solo qui .

basamento tempio di feronia lucus feroniae fiano romano
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Di lei in letteratura classica si parla fosse dea dei sabini, e poi dei latini, ma nell’analizzarne la figura ho sempre ricercato prove dell’accostamento tra la divinità e il popolo degli spartani che vi giunsero in fuga dalla madre patria.

Tale suggestione mi sovviene l’idea di affermare che la porta in monoliti poligonali a a forma di tholos  potrebbe facilmente determinare la distanza dai tempi recenti, per intenderci i romani e portare l’indagine sulla costruzione dai resti di chiara ingegneria megalitica poligonale indietro nel tempo.

chiusa canale
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Feronia, di cui molto si è scritto e ancora se ne scriverà, si presta ad un orizzonte temporale che affonda le sue radici in un culto molto più antico, la sua presenza è legata a posti sacri come boschi o fonti, ma non va neanche sottovalutata la sua immagine notturna legata alla luna, tra le architetture usate per eseguire i sui santuari non ci devono sfuggire che essi sono tutti stati edificati nei pressi dell’acqua, se non come a Terracina addirittura, dove tra i resti ancora si scorge una fonte  superficiale a livello appena al di sotto del livello del canale, acqua che fuoriesce da muri di massi poligonali.

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l’argine megalitico al canale di acqua sgorgante, è capace di sostenere una strada, da millenni, e forse proprio al di sotto del canale esiste ancora il condotto idraulico sacro, con i suoi corridoi scavati nella montagna che oggi nascosti, un tempo, erano sedi di sacerdoti e oracoli.

lucus feroniae museo fiano romano

Va segnalato che nel caso di Fiano Romano nel luogo del santuario fiorì una colonia felix, ma oggi non è possibile più ammirare il paesaggio di 2000 anni fa in cui era posizionata, la colonia poggiava sulla riva “etrusca” del tevere, che un tempo scorreva dove oggi passa l’autostrada, e che anche a Fiano nei primi secoli avanti cristo v’era un approdo per traghetti e barche da e verso la sponda contraria, sede del villaggio antico di Capena.

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Nella zona di feronia a Terracina fu rinvenuta la testa di una statua sicuramente dedicata alla dea, protettrice dei liberti, inoltre v’era in loco anche un trono per la cerimonia della liberazione degli schiavi.

In conclusione ho rilevato dei punti di contatto tra le architetture sacre per Feronia che sembrano essere elementi fondamentali per la realizzazione dei monumenti in questione, essi sono costruiti e rintracciati su terreni particolari sempre molto fertili, ricchi di acqua, veri e propri punti di riferimento geografici per le comunità che li eressero.

Tornando alla Fons Feronia pontina, vi segnalo inoltre che proprio a pochi passi dalla fonte, che sgorga dalla montagna al di sotto del piano del calpestio odierno, passa incastonato nella montagna un altro interessantissimo manufatto ad alto livello ingegneristico romano, l’acquedotto San Lorenzo, lungo 24 km, che raccoglie le acque delle fonti dell’Amaseno e raggiunge la vecchia fontana alle falde della città.

Strana coincidenza non credete?

….due vie d’acqua che sgorgano dalla montagna, fossero collegate all’interno della roccia tramite cunicoli e acquedotti sarebbero un eccezionale scoperta.

Gli spartani dunque espatriati all’epoca di Licurgo eressero il tempio e consacrandolo a Feronia sciolsero il voto fatto di rimanere fedeli alle dure leggi di Sparta e di abitare la terra sulla quale avevano messo piede in Italia, poi alcuni di essi sarebbero andati a vivere presso i sabini, venendo esaltati per la capacità in guerra e la vita parca.

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(LICURGO. – Antichissimo legislatore spartano. Appunto per spiegare come egli potesse introdurre in Sparta le sue leggi si riteneva che fosse stato membro d’una delle famiglie reali e tutore di un re. Ma sulla famiglia e sul re la tradizione non era concorde. Erodoto, la fonte più antica, lo fa Agiade, figlio dell’eponimo Agide zio e tutore di Leobote (Labota). La tradizione più comune, che sembra però d’origine più tarda (una testimonianza attribuita a Simonide in proposito è alquanto sospetta) lo fa invece Euripontide e per lo più figlio di Eunomo e tutore di Carilao. Questo mutamento è dovuto forse al prevalere degli Euripontidi sugli Agiadi nel corso del sec. V e anche all’opportunità di dare al grande legislatore come padre Eunomo, l’eponimo del buon governo (εὐνομία). Come nella genealogia, così la tradizione è incertissima nella cronologia. Senofonte fa L. contemporaneo degli Eraclidi, cioè, come debbono intendersi le sue parole, lo riporta alla data tradizionale della migrazione dorica. Eforo e la vulgata lo fanno sesto da Procle, cioè lo riportano al sec. X o IX a. C. Aristotele lo ritiene contemporaneo della fondazione dei giuochi olimpici (776). Quanto alle sue vicende, può ripetersi con Plutarco: “intorno a Licurgo legislatore non può dirsi nulla affatto che non sia controverso“. da treccani)

Alcune altre connessioni soprattutto accertate per il lucus Feroniae riguardano la colleganza a Sorano, dio che per secoli fu adorato presso le cime del Soratte, divinità ctonia, legata alla figura degli antri caverne e dei lupi, messo in correlazione con Feronia.

Feronia è paragonata alle dee della luna ma su questo magari torneremo la prossima volta….

 

 

 

 

 

 

Veroli: il museo ed il cripto portico

Al centro della Ciociaria, dal balcone ernico di Veroli la vista migliore sulla valle del Sacco centrale, proprio al centro dell’antica Poleis ernica è situato il museo della città, aperto dal 2009 rappresenta un occasione turistica e culturale da valorizzare.

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Il centro di Veroli si sviluppa sulla nuda roccia, un po’ come Alatri, dalla cima del monte i terrazzamenti megalitici poligonali eretti da millenni rappresentano l’ingegneria estrema dei popoli italici, capaci di sottrarre metri alla montagna per redistribuirli al popolo nella forma primordiale posseduta dalle nostre antiche città, così dalla vetta della zona di San Leucio, le mura scendono fino all’avamposto centrale del Comune di Veroli, formando una pianta urbana del tutto lontana e contrapposta all’esempio Romano, quindi senza cardo e decumano, la città probabilmente ricalcava chissà quale geometria sacra, allineamenti astronomici e antichi riti continuano a caratterizzare il sito.

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Per gustare il sapore della culla delle origini del nostro territorio, niente sarebbe meglio che visitare il museo per ogni visitatore un luogo in cui rispondere ad ogni curiosità sulla città.

p.ruggeri museo veroli
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Il criptoportico datato II°sec. a.c. è eccezionale sottindende il reticolo di passaggi sacri del basamento della piazza centrale, la cattedrale eretta sull’antico tempio cittadino e chissà ancora quale altro segreto sembrano rivelarsi lungo il cammino ipogeo realizzato nel 2009, tutta la città è ricca di chiese e mille storie da raccontare ma per adesso ci limitiamo a fornirvi un video per esortarvi alla scoperta di un luogo a portata di curioso.

Buona Visione!

4 aprile 2017 parte la Mostra “Arte e Territorio” dell’ Istituto Comprensivo Frosinone 4 alla Villa Comunale

“piccoli predatori” a Frosinone 2017

 

Per la seconda volta, il secondo anno consecutivo, la collaborazione tra i volontari del gruppo sito megalithic.it per il progetto “piccoli predatori della ciociaria perduta” ed i docenti dell’istituto comprensivo Frosinone 4 della scuola secondaria di I° grado frusinate è giunta all’evento conclusivo, l’apertura al pubblico presso la Villa Comunale della mostra dei lavori svolti dagli alunni sul tema Arte e Territorio.

Nel corso dell’anno, in maniera del tutto gratuita, il gruppo ha intrapreso un percorso educativo riguardante i luoghi più importanti della storia della città capoluogo, due le visite svolte in presenza di archeologi, scrittori e ricercatori storici del sito megalithic.it ai luoghi individuati per descrivere la tradizione culturale artistico architettonica di Frosinone, il percorso intrapreso con i ragazzi alunni della scuola media campo coni, ha fatto da base per alcuni lavori artistici che ora saranno in mostra dal 4 al 7 aprile presso la villa comunale.

Un ottima occasione per tutti i partecipanti per parlare della città, della sua architettura urbana antica e dei luoghi che la contraddistinguono come città antica e libera, dalla zona delle terme romane all’anfiteatro, dalle vie che segnano il percorso delle mura antiche fino ai monumenti ed ai sacrari testimonianze della lotta per la libertà del popolo ciociaro.

la visita alla Fontana Bussi

Ringraziando tutti i partecipanti, tra i quali tutto il corpo docente e gli alunni dell’istituto comprensivo Fr4, il Preside e i nostri redattori, Massimiliano Mancini, Stefano Spaziani, Paolo Ruggeri, Ilaria Fontana, con la partecipazione di Antonella Ruspantini ed Ernesto Chiappini, Vi invitiamo alla mostra che sarà in esposizione da martedi 4   a Venerdi 7  aprile 2017

Gruppo Megalithic.it

Valvisciolo “la Galleria White” il museo pinacoteca dell’abbazia (Sermoneta, Lt)

chiostro Abbazia Valvisciolo (P.Ruggeri www.megalithic.it)

La  visita alla Pinacoteca/Museo dell’Abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (LT), è un esperienza unica da compiere.

Racchiusa all’interno del chiostro cistercense, unisce varie epoche al contesto fortemente simbolico dell’architettura abbaziale, la pinacoteca posta nel dispensarium è piena di capolavori..

Tra le acqueforti colpisce quella del Canaletto, ma ancor prima disegni del grande Leonardo da Vinci, colpiscono per le suggestioni che proprio e solo in quel posto susciterebbero.

 

Il percorso della visita nel museo trasporta in un viaggio nell’arte delle incisioni e le xilografie, la prima è del 1511 ad opera del Durer , lungo le pareti le cornici con i disegni e le incisioni conquistano il pubblico.

Piranesi prospettiva della scala della conserva dacqua

L’opera del Piranesi ci colpisce per il suo significato di riscoperta della conoscenza, così come l’autore cerca di riportare alla luce la maestosità ancestrale dell’opera romana dell’emissario del lago di Albano e Castel Gandolfo, così vi invitiamo alla visita della zona e dell’abbazia sulla quale torneremo a breve…

Di seguito l’intervista realizzata nel museo con Guglielmo Guidi donatore e realizzatore del progetto museale.

Buona Visione

Premio Nazionale Cronache del Mistero la voce ai protagonisti : Maria Chiara Moscoloni

Si è svolta a Ceccano la giornata del 2016 del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, a Condurre la Giornata Giancarlo Pavat, e tanti altri giornalisti e scrittori ricercatori di tutto il mondo si sono presentati al pubblico dal Teatro Antares, di seguito i video di alcuni degli ospiti.

libro “aibofobia”

al microfono la giovane scrittrice Maria Chiara Moscoloni che ha saputo fondere nel suo libro, dal titolo palindromo: “AIBOFOBIA”, la simbologia e la storia in un thriller unico.

Premio Nazionale Cronache del Mistero le interviste ai protagonisti: Ivan Ceci

Si è svolta a Ceccano la giornata del 2016 del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, a Condurre la Giornata Giancarlo Pavat, e tanti altri giornalisti e scrittori ricercatori di tutto il mondo si sono presentati al pubblico dal Teatro Antares, di seguito i video di alcuni degli ospiti.

Ivan Ceci intercettato sulla passerella del Premio ci svela i suoi programmi futuri, un libro nuovo sulla vita del console Perego e nuovi incontri di sensibilizzazione ai temi del contatto con gli extraterrestri, lo scrittore al microfono di megalithic.it

Premio Nazionale Cronache del Mistero le interviste ai protagonisti: Giancarlo Marovelli

Si è svolta a Ceccano la giornata del 2016 del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, a Condurre la Giornata Giancarlo Pavat, e tanti altri giornalisti e scrittori ricercatori di tutto il mondo si sono presentati al pubblico dal Teatro Antares, di seguito i video di alcuni degli ospiti.

Giancarlo Marovelli scrittore coautore del libro Fino all’ultimo labirinto, uno dei maggiori conoscitori dell’architettura esoterica della cattedrale di Lucca, presente al Premio, ci spiega i suoi prossimi impegni per la stesura del nuovo libro che tratterà dei simboli presenti nel territorio di Lucca.

il libro fino all’ultimo labirinto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel video l’intervista Buona Visione

Premio Nazionale Cronache del Mistero le interviste ai protagonisti: Adriano Forgione

Si è svolta a Ceccano la giornata del 2016 del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, a Condurre la Giornata Giancarlo Pavat, e tanti altri giornalisti e scrittori ricercatori di tutto il mondo si sono presentati al pubblico dal Teatro Antares, di seguito i video di alcuni degli ospiti.

Adriano Forgione editore, scrittore, ricercatore si occupa da molto tempo di ricercare e svelare gli enigmi della storia e della preistoria esperto di simbologie e religioni, ha contribuito alla ricerca svolta sui simboli apparsi nel Castello dei Conti De Ceccano.

la rivista di Adriano Forgione in edicola

Adriano ha collaborato con la redazione di Vojager (rai due) e Mistero (italia uno), è stato in diverse trasmissioni come ricercatore collaboratore e inviato, uno dei maggiori esperti della materia del mistero di tutta la nazione.

Di seguito il video dell’intervista, Buona Visione

Premio nazionale Cronache del Mistero le interviste ai protagonisti : Jeff Saward

Si è svolta a Ceccano la giornata del 2016 del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, a Condurre la Giornata Giancarlo Pavat, e tanti altri giornalisti e scrittori ricercatori di tutto il mondo si sono presentati al pubblico dal Teatro Antares, di seguito i video di alcuni degli ospiti.

libro di Jeff Saward

Abbiamo incontrato e parlato con Jeff Saward maggior esperto mondiale di labirinti, della sua visita italiana al labirinto di Alatri l’affresco del Cristo del labirinto del chiostro di S.Francesco, un luogo carico di atmosfera, un affresco unico al mondo in cui si intrecciano i simboli pagani con quelli cristiani.

 

 

 

Inoltre abbiamo parlato con Jeff del labirinto di es culleram di Ibiza che avevamo rinvenuto e fotografato accanto al santuario della dea Tanit.

labirinto in bassorilievo
es culleram
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buona visione!