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QUESTA LA MAPPA INTERATTIVA

con questo strumento sarA� possibile monitorare i luoghi di interesse culturali e turistici.

La mappa creata con le vostre segnalazioni registrerA� luoghi diA�interesseA�architettonico, archeologico, mobili e immobili, paesaggi, che appartengono alla tradizione orale e letteraria, dai classici ad oggi.

Attraverso il filtro della rete associativa ad ogni segnalazione verrA� automaticamente vagliata e registrata la segnalazione in merito a riferimenti storici, archeologici, e paesaggistici.

Tale strumento ha lo scopo di fornire supportoA�e riferimenti per ricerche e studi,A�oltre a rappresentare un rimedio open source alla guerra del degrado e la lotta alla salvaguardia del territorio.

nella mappa la descrizione ufficiale con i riferimenti rintracciati, il nome dell’autore, la foto del luogo, in modalitA� open source.

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I NOSTRI ARTICOLI

La cittA� di Cosa/Ansedonia, le torri megalitiche quadrate e la tagliata.

La singolare storia della cittA� di Cosa si intreccia su diverse vicende, di essa si legge che ebbe nome “cusi” nelle antichitA�, da una parola della lingua degli etruschi, della quale parleremo in altri articoli, apparteneva al territorio di Vulci, sulla costa a sud del tombolo di feniglia nella zona che oggi prende il nome di Ansedonia.

 

La cittA� antica di Cosa A? posta su una collina rigogliosa dalla quale si staglia un panorama a nord che comprende tutta la laguna di Orbetello, il triplo tombolo e l’argentario, una postazione di controllo unica…e importantissima.

particolare opera poligonale acropoli di Cosa p.ruggeri wwwmegalithic.it

 

Il controllo dell antico porto di Orbetello, era importantissimo la posizione dominante un vantaggio inestimabile, possiamo immaginare chissA� quanti secoli e quanta storia con le sue bellissime mura a far da cornice, imponenti eA� ben rifinite, in un perimetro per niente scontato.

pianta di Cosa
i piccoli quadrati lungo il perimetro sono le torri

Il perimetro in opera poligonale, un lavoro eccezionale,A� conta 17 torri in opera poligonale di profilo quadrato, ed una sola torre di tipo rotondo, costruita con piccole pietre, sicuramente successiva alla produzione della cinta in pietre megalitiche poligonali.

porta firorentina alla sinistra la torre quadrata in opera poligonale Cosa/Ansedonia

La quantitA� di torri rimaste in piedi, costituisce una particolaritA� dell’area archeologica unico esempio di tale genere di architettura per quantitA� e stato di conservazione.

talayot santa margalida mallorca

Tra i pochi esempi che sovvengono citiamo tra gli altri i Talayot quadrati rinvenuti a Mallorca, esempi di costruzione poligonale ristretta in quadrati che non superano i 20 metri per lato, basi per torri, erette lungo i punti geografici di avvistamento, cosA� come forse nella realtA� lo stesso popolo chiamato “delle torri”, sembrerebbero coincidere per molti aspetti, primo tra tutti la costruzione di queste torri uniche nel loro genere.

Un’altra particolaritA� delle mura riguarda la successione degli ancoli e degli stipiti che sono diversi da moltissime altre simili cittA�, come ad esempio quelle laziali, infatti seguendo a piedi le mura si nota che in molti punti lungo il perimetro le pareti mutano direzione creando angoli ottusi di una precisione incredibile, leggeri scostamenti che non A? facile rinvenire.

Nella zona di Aquino si trova un ulteriore esempio di torre di fortificazione quadrata segno che esisteva questo archetipo probabilmente strategico difensivo, utilizzato sia nel mediterraneo nelle baleari ad esempio, sia in Italia come nel caso di Aquinum e Cosa.

Aquinum Torre megalitica di pianta quadrataA� A� A� P.Ruggeri www.megalithic.it

 

La torre quadrata, nel caso della cittA� di Cosa, risulta costruita in aderenza al corpo del circuito difensivo, mentre nel caso del Talayot di Santa Catalina come ad Aquinum gli edifici sarebbero invece distaccati da altri corpi costruttivi, segno che l’edificio fosse presidio da tempi immemori giA� per i romani, la somiglianza all’opera squadrata romana A? forte ma basta curarsi di controllare gli angoli dei massi pesanti per scoprire incastri a L, tipici delle costruzioni poligonali, naturalmente l’opera A? in posa senza alcuna malta o legame di qualsiasi genere da migliaia di anni.A�

Stando alla datazione di riferimento potrebbero combaciare le stime del VIA� secolo avanti cristo per entrambi i casi, le misure (6,5 mt per lato per Aquino, mentre 11 mt circa per il talaiot di Santa Margalida ), questo parallelo corre su diverse altre caratteristiche simili in quanto a tipologie di edifici arcaici tipici nelle zone etrusche,A� centro italiche preromane, costiere lungo tutto il mediterraneo in Francia e Spagna, in Sardegna, ed alle isole Baleari.

Torniamo a parlare di Cosa, la cittA� dalle torri quadrate megalitiche, proprio sotto la collina, dove il mare sbatte sulla roccia, scorre un taglio nella roccia, un canale idraulico che attraversa per obliquo lo scoglio che si sporge in mare, ed una sorta di antica cava,A� oggi A? possibile vedere l’imbocco del canale idraulico da un ponticello che lo attraversa in alto a circa 20 metri del livello del mare, il punto di interesse culturale archeologico A? davvero impressionante.

Ci troviamo alla cosiddetta Tagliata di Ansedonia, come potrete vedere dal video, e dalle info video esiste un taglio quasi cubico nella collina rocciosa, un pezzo di roccia dell’area sembrerebbe stata apportata, una specie di cava a prima vista, e in basso sul lato sinistro del cubo un canale stretto con volta a semicerchio grezzamente intagliato, in cui defluisce l’acqua del canale che dal vicino lago si getta in mare.

Come giA� spiegato negli articoli precedenti il Pincherle ha ipotizzato che il canale della tagliata fosse stato realizzato in tempi antichi, molto prima dei romani ed anche prima degli etruschi, per dare impulso alla genesi del tombolo della feniglia.

Canale di drenaggio del porto antico, secondo la ricostruzione accreditata, si apprezza dalle immagini la visione del meraviglioso sito.

Il luogo della collina di Ansedonia A? un patrimonio del mondo, centro di interesse culturale da secoli, in esso scorre la storia delle antica civiltA� mediterranee, intagliata sulle coste, nella roccia e nelle sue mura, praticamente di fattura identica a quelle di Orbetello, la loro storia A? ben lungi dall’essere spiegata, pare infatti incredibile che mentre quelle di cosa fossero fatte dai romani, quelle di Orbetello sarebbero con certezza etrusche!!

Vi invitiamo alla visita dell’area archeologica e al porto antico, per assistere alla bellezza della quella cultura preromana troppo spesso accantonata dai canali retorici del racconto archeologico italiano.

 

 

 

 

 

 

 

Talaiotici: villaggio di Son Fornes Mallorca (Spain)

Il villaggio di Son Fornes,A� uno dei piA? interessanti da visitare nella splendida isola di Mallorca, gli scavi dell’agosto 2017 e l’intervista al gruppo di archeologi che abbiamo incontrato, intenti nel valorizzare il sito.

All’interno dell’area archeologica, la naveta sacra e due Talaiot di forma a cono tronco, abitato anche durante la lunga permanenza dei romani A? uno dei siti di maggior interesse dell’isola.

Di seguito il video reportage della nostra passeggiata archeologica, il luogo con recinti di grandi massi di tipo megalitico, sembra assomigliare molto all’architettura delle cittA� preromane del lazio e del centro italia, la somiglianza con le mura poligonali A? chiarissima.

Un dubbio continua a crescere nel visitatore, che tipo di civiltA� ha creato questi edifici?, come nel caso dei nuraghe sardi, il filo della cultura mediterranea, Tirrenica sembra sia stato intrecciato alle civiltA� cretesi, minoiche e orientali, ma oltre alle congetture, resta un architettura sacra, dedita agli elementi, che ancora non si riesce ad etichettare con certezza di specialitA�.

Di seguito il video della passeggiata archeologica che vi consigliamo tra un bagno ed un buon pasto mallorchino, buona visione

https://www.youtube.com/watch?v=HCeGrfFiD9g

La formazione del triplo tombolo della laguna di Orbetello

distanza approssimativa tra Cosa e Orbetello

…come giA� spiegato la laguna di Orbetello resta al centro dello stupore dei visitatori e dei tanti curiosi, infatti la sua particolare forma desta diverse perplessitA� agli attenti ricercatori della sua storia e della sua geomorfologia.

Abbiamo parlato della questione della mancanza di certezze nella datazione delle mura di Orbetello, ricordiamo che la Soprintendenza competente per territorio non ritiene le mura poligonali opera romana, mentre (insieme ad una moltitudine di ricercatori) illustra l’ipotesi costruttiva preromana che individua gli Etruschi come artefici.

Tale assunto archeologico riguardante l’appartenenza delle mura alla capacitA� costruttiva degli etruschi pone una “certezza accademica” che contrasta con la generale descrizione delle mura poligonali nelle cittA� con mura ciclopiche disseminate nel centro italia e con tutti gli altri esempi di opera in mura poligonali studiate.

Un caso che pone diversi dubbi come ad esempio il contrasto con l’equivalente determinazione accademica della stessa soprintendenza che vede attribuire ai romani la cittA� di Cosa che dista soli 7 km da Orbetello e che possiedono mura di cinta poligonali completamente uguali, in questo caso appare ridicolo pensare che le due cittA� non fossero coeve, magari frutto di un unico disegno strategico ingegneristico.

Il caso del triplo tomboloA�

Secondo gli studi e le ricerche di diversi autori, la geomorfologia della laguna fu il frutto di un opera artificiale risultato di ingegno umano capace di deviare le acque ed innalzare le terre dal mare.

Il tombolo di Orbetello nel sistema della laguna attuale corrisponde al primo lembo di terra che dalla penisola raggiungeva l’isola dell’argentario, la formazione naturale primigenia dell’odierno sistema delle acque.

rappresentazione di massima della formazione del tombolo

Come si nota dallo schema, tutte le teorie e gli studi sui tomboli dimostrano come il lembo di terra che si propaga in mare per raggiungere l’isola difronte alla costa, nel suo percorso di formazione tenda ad essere diretto al centro dell’isola proprio di fronte alla costa, tale percorso A? il frutto delle correnti che incontrano l’ostacolo che si erge difronte alla costiera esistente.

Nel caso specifico di Orbetello il tombolo che collega la cittA� alla terra ferma smise di crescere prima di giungere all’isola dell’argentario, mentre crebbero ai suoi lati in modo simmetrico tra loro i tomboli artificiali di levante e di ponente.

Il Pincherle, nel suo libro “il porto invisibile di orbetello” ipotizza che il tombolo della Feniglia, quello a sud di Orbetello, che parte da Ansedonia, l’antica cittA� di Cosa, sarebbe stato creato appositamente scavando un canale nella roccia che dal lago di burano (ubicato ancora piA? a sud) capace di fare deviare le correnti e i sedimenti dal porto di Cosa appositamente per innalzare la barriera di sabbia e proteggere Orbetello.

Le tesi del Pincherle sulla formazione dei tomboli appaiono resistere anche alle attente analisi geomorfologiche compiute un po’ in tutto il mondo, come nel caso del geografo francese Edoard Grosseaume,A�il quale, come ricorda Carla Gallo Barbisio dell’UniversitA� di Torino nel volume trasformazioni e narrazioni, studiA? attentamente la morfologia dei luoghi della laguna e approdA? alla teoria che non esistesse in tutto il mondo un sistema di triplo tombolo come il suddetto.

Nel volume le “triple tombolo de Orbetello” lo studioso francese descrive la particolare forma della laguna, frutto di correnti venti e sedimenti “particolari”, spiega che la simmetria tra i tomboli curvi di ponente e di levante esclude la possibilitA� che fosse stata la natura da sola a realizzare un tale fenomeno geomorfologico, se ne desume che da una situazione ben precisa di partenza, sono poi intervenute le mani di sapienti ingegneri a dare la forma definitiva del luogo,A� rendendo ancor piA? verosimile la ricostruzione del Pincherle.

Le opere di ingegneria idraulica di questo tipo, atte a far defluire acqua e sedimenti per realizzare porti o garantire irrigazioneA� sono presenti in molte zone italiane dove anche attraverso trafori nelle montagne interi corsi d’acqua finivano per rendere rigogliose le pianure altrimenti incolte.

Arci, entrata acquedotto
p.ruggeri www.megalithic.it

 

 

La conoscenza dei fondali delle correnti e dei venti furono la chiave ingegneristica che permise ad esempio ad Alessandro Magno di raggiungere fortezze isolane impossibili da attaccare, come nel caso di Tiro dove sfrutto proprio un tombolo in formazione per stendere un ponte e raggiungere la fortezza.

http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/genio-alessandro-magno/genio-alessandro-magno/genio-alessandro-magno.html?refresh_ce

Tra le opere citate dal Magli invece spicca l’ingegneria dell’emissario di Albano, di cui giA� i romani finirono per giovarsi,A� casi ancora dibattuti in quanto per la dottrina sarebbero romani ma lasciano dubbi ai quali si sceglie di non rispondere.

https://digitalis-dsp.uc.pt/bg6/UCBG-4A-17-1-13/UCBG-4A-17-1-13_item1/P36.html

Questi canali artificiali furono opere incredibili, in italia esse furono attribuite a popoli preromani come i volsci o gli etruschi, ma somigliano in maniera impressionante ad opere che si trovano nella mesopotamia, opere sulle quali ancora scriveremo molto.

Torneremo a parlare di questi luoghi insistendo sulla necessitA� di approfondire gli studi per darne una giusta collocazione, a tutti voi buona lettura

 

ORBETELLO mura poligonali etrusche …..?

orbetello

C’A? qualcosa di magico che mi ha fatto pensare da subito ad alcune somiglianze tra i nomi delle cittA� e dei toponimi in generale, restando a vivere nel lazio ogni volta che esco e vado in giro finisco con farmi delle domande…

Ricordo chiaramente la prima volta che mi trovai ad Orbetello, anni fa, mai avrei pensato che proprio li ci fossero nascosti una serie di indizi che mi avrebbero guidato nell’approfondimento che vi sto proponendo in questo piccolo articolo, sempre con la speranza di approfondire e soprattutto non dimenticare.

Giunto in serata, presso il parcheggio che confina con lo specchio di acqua della laguna di Orbetello, proprio sul punto in cui parte la strada che conduce al monte Argentario, esclamai un grido al mondo di felicitA�, appena mi trovai difronte alle mura poligonali megalitiche che affiorano dall’acqua della laguna quasi a delimitare gli antichi limiti-argini della cittadina toscana.

il cartello della soprintendenza ad Orbetello, le mura tratteggiate nella mappa

Ma poi subito incominciando la ricerca su questi temi mi trovai sempre piA? confuso…., innanzitutto proprio di fronte alle mura della laguna c’A? un cartello della soprintendenza che avverte che ci si trova difronte a mura poligonali etrusche!!!

Non vi dico nemmenoA� del turbine di pensieri che mi sovvenivano in quanto come in un film accelerato rivedevo le similitudini con le altre mura giA� studiate.

Quello che vi dirA?, riguarda la catalogazione del complesso sistema di mura poligonali della cittadina, esse rimasero intatte per secoli e secoli, poi in epoche piA? recenti risistemate, gli spagnoli le rafforzarono per renderle piA? resistenti e congrue con i sistemi di difesa del xvA� sec., sostanzialmente, l’isola recintata da mura poligonali rimase intatta fino ai tempi recenti come si puA? ammirare dal link di seguito:

http://slideplayer.it/slide/11204575/

Secondo quanto dice la maggior parte degli scritti e dei cartelli della soprintendenza le mura poligonali che corrono ben al di sotto del livello dell’acqua, sarebbero etrusche, del VA� sec. A.C., ma ha supporto di tale tesi non sono esposti reperti o spiegazioni chiarificatrici, rimane un enigma il perchA? delle costruzioni ciclopiche e soprattutto il quando?

esistono sicuramente tante convergenze di antichi scrittori che riportavano testimonianze tramandate nei dintorni, da allora lunghissimi dibattiti che sicuramente finiscono col tediare chiunque, possiamo quindi concludere che non vi sarebbero certezze sulla domanda: chi fu a costruire le mura?

porta di Cosa, detta porta fiorentina. p.ruggeri www.megalithic.it

I pelasgi? diversi autori dell’era moderna ed anche alcuni archeologi attestano che le mura non sono troppo diverse da quelle della antica cittA� di Cosa, vicinissima ad Orbetello che perA? si vuole squisitamente romana, colonia fondata nel 273 a.c., come territorio strappato agli etruschi posta sul promontorio in posizione strategica.

le rovine del tempio di Minerva sulla destra, l’argentario sulla sinistra ed il tombolo di Orbetello al centro. p.ruggeri megalithic.it

A mio avviso, sono da prediligere le tesi meno considerate che riguardano le opere di Cosa e Orbetello in opera poligonale e che descrivono le opere come un tutt’uno antichissimo, quindi un sistema di controllo tra la zona a monte e la zona del porto con canalizzazioni capaci di deviare le maree, canali di deflusso delle acque e altre mirabili opere di cui ancora non conosciamo con chiarezza scopo ed origini.

Dunque per intenderci, le mura che ai miei occhi sono identiche, in realtA�, sarebbero frutto di tre civiltA� completamente differenti tra loro, stesse mura per etruschi, romani, e pelasgi?

Immaginate se cominciassi a parlare dei nostri centri volsci: romani anch’essi?…, per ora lascerA? correre….., ma continuerA? dalle premesse, le mura di Orbetello sono datate VA� sec. a.c., ma sono uguali a quelle di Cosa, datate IIIA� sec. a.c., avrebbero circa due secoli di differenza e apparterrebbero a due popoli completamente diversi ancora piA? simili a quelle di santa marinella anch’essa collocata sul mare.

santa marinella P.R. — anche queste datate 263 a.c. romane–
mura di CosaA�

Non c’A? che dire, nel senso che ci sarebbero diverse similitudini tra le opere murarie che non sembrerebbero in alcun modo confermare quanto affermato dalle fonti ufficiali ossia che le mura fossero state erette a circa due secoli di distanza e da due popoli completamente differenti.

A prima vista le due cinte di muraA� sono identiche, in primis per la tipologia costruttiva, sono massi abbastanza imponenti che per peso si attestano intorno alla tonnellata nella media, fino ad arrivare a massi piA? pesanti dell’ordine delle 6 tonn. spesso utilizzati per essere messi in precompressione, in alto nel muro, sopra a massi piA? piccoli fungendo da assestanti.

I megaliti, sono ben visibili anche agli angoli del perimetro e sulle porte, la muraglia si alza dal piano del calpestio ma continua interrandosi per alcuni metri, in entrambe i casi sia per Orbetello sia per Cosa.

di seguito alcune foto che dimostrano le similitudini

mura di Orbetello google
Orbetello google

oltre a queste semplici considerazioni, lo studio dei luoghi regala altre stupende opere che contraddistinguono lo stesso territorio, ma rimanderemo ad appositi articoli che sono in fase di realizzazione.

la tagliata (Ansedonia)

La zona di Orbetello affascina in quanto anche la stessa laguna ed i suoi tomboli simmetrici restano spunto di ulteriori indagini, Il Pincherle fu uno studioso che ipotizzA?A� le antichissime discendenze della zona, affrontando diversi temi geomorfologici e archeologici che ad oggi non hanno avuto il giusto riguardo a mio avviso.

Le mura poligonali restano per molti opera dei romani, forse perchA? troppo spesso si A? scelto di non guardare oltre i testi antichi, o forse perchA? troppo complesso ricostruire un percorso lungo i millenni a ritroso. Ma le soprintendenze farebbero meglio a confrontarsi prima di affiggere cartelli a pochi metri di distanza in cui lo stesso manufatto in opera poligonale viene prima attribuito agli etruschi e poi ai romani, saltando per i secoli come fossero giocattoli per bambini.

Il rispetto per la nostra storia non puA? ridursi a scrivere cartelli per turisti privi di vaglio scientifico…

Nei prossimi articoli parleremo della tagliata etrusca, della formazione del tombolo di Orbetello, sempre con riguardo alle costruzioni dei popoli preromani e altre considerazioni ci guideranno alla riscoperta delle nostre mura poligonali megalitiche.

Continua…….

 

Il villaggio Talaiotico di “Ses Paisses” ad ArtA� (Maiorca-Spain)

Ses Paisses come appariva negli anni 60, dal libro “CiviltA� Mediterranee” G.Lilliu H.Schubart

Nell’ambito delle civiltA� piA? affini alla “nostra” del centro italia, si intende quelle che usavano recintare le proprie cittA� di mura poligonali ( comprendendo anche quelle dette in “opus incertum”), viene collocata anche la civiltA� Talaiotica delle isole Baleari spagnole.

Secondo alcuni tra i piA? importanti studiosi dell’archeologia Sarda (G.Lilliu) infatti i cosiddetti “popoli del mare” erano identificabili in quelle popolazioni che abitavano il mediterraneo, chiamati anche popoli delle torri,A� in arabo “Talaya” ( a ben vedere se fosse anche dal grecoA�I?I�I?I?I?I�, da cui anche Tirreni) di tale civiltA�, si parla dunque esclusivamente per i ritrovamenti compiuti dagli archeologi sulle isole delle Baleari, Mallorca e Minorca.

Centinaia di torri rinvenute in entrambe le isole maggiori in anni di scavi, costruite con massi, privi di alcuna malta o legante, vennero erette lungo le coste e poi anche disseminate lungo i punti di avvistamento interni delle isole, insediamenti che divennero punti di riferimento, a volte crescevano nella popolazione fino a divenire veri centri di aggregazione per l’esigua civiltA� rurale, fin dal 8A�sec. a.c. conosciuta e temuta sui campi di battaglia europei.

google

Gli honderos mallorchini, usavano le fionde e riuscivano a lanciare anche grandi sassi, erano mercenari utilissimi in battaglia, gli abitanti dei “poblados talaioticos”, piccoli villaggi che crescevano intorno alla torre principale.

Esistono diverse tipologie di questi villaggi, sorprende l’uso delle pietre per la somiglianza che hanno nell’architettura megalitica piA? recente del mediterraneo, Lilliu archeologo Sardo conoscitore profondo del fenomeno delle civiltA� delle torri nel mediterraneo, fu il fautore di una campagna di scavi che rese il sito alla sua antica forma, e ne scrisse in diversi libri.

tratto dal libro “civiltA� mediterranee” g.lilliu -schubartA�

Secondo lo studio di Lilliu, i talaiot erano usati come luoghi di culto in primis, poi da tombe e anche in altri modi che non conosciamo, nel descrivere il tipo del culto religioso per secoli adoperato in loco, va preso in considerazione che la forma della torre serviva ad innalzare il sacerdote nel momento rituale verso un divino celeste e urano nel medesimo momento, trovandosi di fronte a queste torri anche oggi sembra quasi di immaginare il sacerdote con le mani al cielo, una volta raggiunto il bordo della sommitA� della torre, invocare gli dei.

Altri aspetti della medesima genia furono le navetas e le taulas, le ultime circoscritte a minorca, mentre le prime , sono presenti su mallorcaA� e minorca.

navetas de Can Gaia port colom mallorca
p.ruggeri megalithic.it
p.ruggeri ww.megalithic.it

Come giA� spiegato la presenza di torri erette in opera poligonale senza legante, con basi megalitica, ci accomuna in maniera indussolubile a questi popoli isolani del mediterraneo, alcuni particolari architettonici sono davvero difficili da incontrare, ad oggi, si citanoA� esempio la torre sulla porta dell’antica Norba, o la curva dell’avamposto poligonale vicino porta stupa di Ferentino.

In effetti esistono diversi talayot costruiti anche di base quadrata, e di questi parliamo proprio per la maggiore affinitA� con le costruzioni poligonali e megalitiche che nella nostra terra in scala maggiore sembrerebbero identiche.

 

Tali maestrie nel caso dei taliot e dei nuraghe sono chiaramente identificate dall’archeologia in legame tra loro, e mi sovviene di aver letto che secondo lilliu in qualche modo tali costruzioni furono chiaro esempio e marchio di popolazioni antiche della zona anatolica.

Il Villaggio di Ses Paisses si trova a due passi da un rio che garantisce l’acqua agli abitanti, visitarlo riporta il turista ad una vita antica dura e frugale, ma ricca di suggestione noturalistica, il portale realizzato con un trilithion megalitico ci narra la maestria nell’incastonare le pietre tra di loro, per garantire la sicurezza e la visibilitA� della postazione sul resto del territorio.

buona visione

 

 

 

 

OSCI,TOSCI, VOLCI E VOLSCI…. per alcuni furono la stessa popolazione

Proprio cosA�…, sembra incredibile ma a ben vedere i popoli che, durante le prime fasi di crescita della grande “era romana”, esistevano nei territori del futuro impero, erano, a detta degli antichi scrittori dell’urbe, la progenie di quelle antiche civiltA� dalle quali i romani presero la maggior parte delle conoscenze scientifiche e culturali, legate tra loro da lingua e dialetti usanze e tradizioni pre romane.

tavole di Pyrgi (santa marinella-rm) rinvenute in scrittura etrusca e fenicia, simbolo della capacitA� di interrelazione tra i popoli tirrenici e punici

Popoli italici, che si trovarono per centinaia di anni a lottare contro i romani, in continua ascesa,A� erano cittadini, ricchi e nobili, sacerdoti, famiglie e clan, da generazioni abitavano antiche I�I?I�I�I?I�, popolazioni abituate a dettareA� proprie leggi in autonomia all’interno delle mura delle proprie cittA�.

Da qualche tempo ho riscontrato negli scritti, di alcuni autori poco conosciuti, la tesi che tali popolazioni, legate dalla caratteristica di essere di cultura preromana nel centro italia, furono molto spesso accomunate dal mito della loro creazione .

Secondo l’analisi compiuta nell’opera di G. Battista Gennaro Grossi,

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-gennaro-grossi_(Dizionario-Biografico)/

di cui andremo a parlare, l’elencazione dei fatti si fa molto semplice, egli scrive che nel divenire storico,A� basato sull’antologia degli scritti antichi, nel lazio, da che si possa narrare nella storia, tutto ebbe inizio all’epoca in cui vennero i greci (omero-odissea), lungo il viaggio sulla penisola trovarono popolazioni autoctone, i cosA� detti “aborigeni” (detti dai latini), oppure “autoctoni” (dai greci), secondo l’approfondimento dell’opera, erano abitatori della zona centrale peninsulare italiana, arrivati dal nord, scesero solo dopo che il mare si ritirA? e i vulcani si estinsero.

italia ere geologiche

 

Tale ricostruzione viene sposata in linea di massima dalla storiografia e si basa sulla geomorfologia del lazio, attestato che, dopo l’era della glaciazione il mare occupasse buona parte delle pianure laziali, fatta eccezione per i rilievi montuosi degli appennini, e dalla zona vulcanica in particolare a sud dell’odierna Roma.

Secondo la tradizione di Omero, Ulisse, passA? per mare, passando dallo jonio, su fino al tirreno, dalle sue cronache un tempo cantate in ogni cittA�, prendiamo spunto per trovare gli unici abitatori incontrati, Ciclopi in sicilia, Eolo nelle Eolie, i Lestrigoni in Lamo (Terracina e piana di Fondi), Circe presso l’isola di Eaa, i Cimmeri presso Cuma e pochi altri cenni in zona italica degni di nota.

viaggio di ulisse -google

 

Non vengono citati altri porti, segno che all’epoca non vi fossero approdi degni di nota, esclusi quelli riportati sopra, che secondo Omero avevano tutti origini mitologiche, come se rappresentassero popolazioni autoctone ed eterne, nel caso dei Lestrigoni e Ciclopi, essi sono descritti come pastori e antropofagi, quasi a delimitarne la fascia di civiltA� di appartenenza nella scala di confronto con la cultura greca, giA� divenuta di alto livello civile.

Logicamente si deduce che Omero non tratta degli aborigeni come popoli venuti da oriente, ne da altre zone lontane, in quanto altrimenti, l’autore avrebbe certamente attestato questa nozione nei suoi racconti.

Nella spiegazione l’autore usa l’espressione aborigeni/autoctoni riferendosi a molti autori come Plinio oA� Aurelio Vittore, si passa per il primo alla descrizione degli Umbri e nel secondo nei popoli scampati al diluvio per essersi rifugiati in grotte sui monti, carattere comunque comune anche agli umbri.

“L’alba dell’umanitA�”, del pittore Franco De Franchis, l’uomo a phi di Sezze, Lt. (mesolitico)

Per Strabone gli stessi popoli di origine arcana e remota sono i Sabini, che anche secondo Diodoro Siculo, vantavano origini da un re iperboreo, che si sarebbe pregato fin dalle origini, presso le zone delle sorgenti del Danubio.

Quindi dai sabini sarebbero nate le colonie picentine e dei Sanniti, cosA� come quelle popolazioni chiamate aborigene del lazio costiero,A� spiegava Dionigi di Alicarnasso, questi, discendenti della sabinia, sarebbero scesi nei territori occupati dai Siculi (loro fratelli) per impossessarsi del territorio che va tra il Tevere ed il Liri.

CosA� anche nell’eneide di Virgilio, suddividendoli come raggruppati sotto i diversi re, sia per gli Italici,A� i Sabini.

Gli aborigeni, nel loro primo stadio di civilizzazione, venivano concepiti come antichi sciiti, goti e germani, privi di leggi, dislocati presso terreni dove tutto era di tutti, Giustino, li descrive in quei tempi in cui non v’erano leggi, ne agricoltura organizzata, erano dunque i re/capi ad affrontare ogni responso per tutte le dispute, risultando leggendari per le loro virtA? di reggere la convivenza in armonia tra le genti.

La religione degli aborigeni laziali, secondo Dionigi, era rivolta verso il Pico, uccello spedito da Giove, a rendere oracoli posto su di un tronco ligneo sacro, vengono citati anche diversi oracoli, in terre dalle caratteristiche geomorfologiche eccezionali, come laghi vulcanici e solfatare a nord di roma.

Poi venne l’era di Saturno, fu per tutti il tempo in cui gli aborigeni discesero dai monti e affinarono le leggi e l’agricoltura.

tempio di Saturno Roma VA� sec.a.c.

Saturno cacciato dall’olimpo raggiunse il lazio e fondA? le cittA�A� della pentapoli laziale (Atina;Anagni;Alatri;Arpino;Aquino), il Dio saggio era talmente venerato dai latini che il suo culto si tradusse anche in Roma, dove trovA? uno dei suoi altari principali, cosA� come riporta Virgilio nell’eneide.

Per quanto riguarda le civiltA�, in epoca proto storica, presenti sul territorio del centro italia, in primis, l’autore specifica che furono gli etruschi i primi abitatori d’Italia, venuti a civilizzare le coste tirrene, abitualmente chiamati “tosci” (tusci-etrusci-) dai romani,A� sono identificati nei classiciA� come i primi conquistatori del Lazio, essi stabiliti in primo luogo presso le zone costiere a nord del Tevere, avrebbero poi risalito i fiumi e raggiunto i monti degli appennini, via via scomponendosi attraverso la fondazione di nuove colonie tosche, fino alle coste della campania, dove poi infine, furono chiamati Osci, con Capua come capitale.

presenza etrusca in italia

Successivamente queste colonie stabilite, si sarebbero distaccate fra loro, dotandosi delle mura poligonali di cinta e forti torri (I?I�I?I�I?I�- torri- da cui tirreniA�-in greco), divennero di fatto cittA� stato a se e nonostante avessero, in principio, adottato i riti “tosci”, avrebbero poi fondato i loro riti “osci” o “volsci” .

Suggestiva la ricostruzione, anche se, pone il dubbio sull’eventuale datazione dell’arrivo dei tosci , per alcuni autori sarebbe avvenuta 17 lustri lunari (un lustro circa 5 anni ) prima della guerra di Troia avvenuta approssimativamente nel dodicesimo secolo avanti Cristo.

L’etimologia e la linguistica uniscono i vocaboli dalla medesima radice lessicale,A� nel testo si segue un percorso storico dialettale, di base il vocabolo “tosch” veniva utilizzato per indicare gli etruschi,A� gli abitanti del luogo,A� prima del’arrivo dei coloni greci, secondo il Grossi,A� dalla medesima radice, ne segue la trasformazione successiva del medesimo vocabolo originale: “tosci” in “osci” e poi dalla “osch” al vocabolo finale “volsch”.

Un libro carico di riferimenti al territorio laziale, getta una luce antologica sui riferimenti degli antichi testi definiti classici sul nostro territorio,A� pieno di suggestioni dell’ottocento, oltre a disegnare una sorta di mappa storica,A� A? capace di destare la curiositA� del lettore fin dal suo inizio.

Le mie considerazioni a fine lettura sono state molte, in quanto, per la prima volta, leggendo, ero stato messo di fronte ad una ricostruzione storica basata su studi del diciannovesimo secolo, quindi prive delle scoperte dell’ultima era.

Nonostante il passaggio dei tempi condivido il fine dello scrittore, esplicitare la domanda che gli rivolge l’amico epistolare lettore dell’opera: chi furono gli antichi aborigeni citati dai classici abitanti dei nostri luoghi d’origine?

Torneremo su questi argomenti sviluppando approfondimenti specifici su alcuni dei restanti temi trattati dall’autore, attraverso nuovi articoli legati al nostro territorio.

Approfittando della vostra attenzione nella riscoperta di tematiche antiche affrontate poco ancora oggi, con il solito spirito di approfondimento, vi lascio con il solito : “continua…”

copertina libro G.B.G.Grossi

 

 

#AnatoMonday Ep. 16

Buon giorno, Predatori! Bentornati sull’ angolo di Megalithic.it dedicato a Nefart. In questo episodio di #AnatoMonday vi darA? qualche dritta su come disegnare uno dei principali muscoli della schina: il Latissimus Dorsi.

Buona settimana!

Fonti:
Michael Hampton a�� Figure Drawing
Uldis Zarnis and Sandis Kondrats a�� Anatomy for Sculptors

il video n.2 sui #Talaiot di Mallorca

Come vi avevamo anticipato continua la rassegna info e video sulla civiltA� talaiotica maiorchina, eccovi il video nA�2 sui talaiot Maiorchini, l’esempio in questione si trova nel territorio di Santa Catalina, A? privo di cartelli esplicativi ed A? ancora in fase di studio dal nostro team (naturalmente ci riserviamo in seguito di aggiornare la mappa e le info a riguardo).

Alcune peculiaritA� del manufatto sono davvero degne di nota nello studio complessivo delle strutture talaiotiche compiuto su tutta l’isola di Maiorca.

La pianta dell’edificio A? di tipo squadrata, questo fa pensare alle differenze con i “poblados talaiotici” i quali vengono classificati di tipo tondo e con pianta circocentrica con una o due torri tronche al centro.

La tessitura dell’opera megalitica, ricorda una maniera di tipo squadrata, ma allo stesso tempo in prossimitA� degli angoli sono presenti massi incastrati in maniera poligonale ed alcuni tagli per inserto ed incastro.

Molte le domande su questo stile di tessitura che, per alcuni punti si avvicina alla squadratura nostrana di epoca romana e se ne distanzia poi, per altri, soprattutto per il numero delle pietre piA? piccole utilizzate complessivamente per l’edificio .

Nel video A? possibile appurare che anche in questo caso la base di costruzione dell’edificio A? rocciosa, quasi a far pensare che ogni talaiot fosse posizionato su un terreno roccioso, poi lavorato e spianato a seconda delle esigenze del progetto realizzativo della costruzione.

Situato sulla via di passaggio piA? agevole nella valle, la via A? pianeggiante A�con leggeri dislivelli e corre parallelamente alla costa ed a due passi dal mare in linea d’aria, A�proprio sotto la Sierra de Tramontana, si presenta chiaramente come avamposto di controllo e difesa.

La tessitura poligonale emerge in alcuni punti, ad esempio quelli in cui i massi piA? grandi vengono tagliati ad angolo retto e restano uniti senza malta o zeppe, con le facce perfettamente levigate anche nei punti di incastro ritagliati ad hoc.

Buona visione!

 

Un commento su “La mappa interattiva (RE.G.B.I.C.T.)”

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